Due modi di guardare la vita

VENTIQUATTRESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Colchico autunnaleAl centro di questa domenica c’è la misericordia, quella che Mosé chiede e ottiene da Dio verso il popolo peccatore, quella che san Paolo confessa di aver ricevuto come grazia del Signore, quella che Gesù predica come qualità essenziale di Dio. Avere misericordia non equivale esattamente ad aver pietà nel senso comune con cui noi usiamo questa espressione. La misericordia è un modo di guardare, non è un modo di sentire. La misericordia rappresenta una logica di comprensione della realtà, non è un semplice atteggiamento che scatta talvolta di fronte a situazioni particolarmente pietose. Il padre della terza parabola raccontata da Gesù non è misericordioso perché vede tornare il figlio: egli è misericordioso sempre, quando il figlio va via di casa, quando il figlio è lontano e sembra fregarsene di suo padre e, quindi, anche quando, mentre era ancora lontano, lo vede tornare. La misericordia contraddistingue il padre nel profondo e non è un attacco momentaneo ed epidermico di pietà. La misericordia è l’atteggiamento con cui il padre spera e attende il figlio prima ancora che l’atteggiamento con cui gli esce incontro e lo accoglie in casa. Dobbiamo comprendere questo se vogliamo davvero capire l’insegnamento di questa bellissima pagina evangelica.

Avere misericordia è, dunque, un modo di guardare alla vita, agli avvenimenti e alle persone. Come dice la parola stessa, è un modo di guardare con il cuore, che non ha paura di scorgere la miseria. Oggi si tende a nasconderla, a negarla, a scusarla prima ancora di riconoscerla e nulla è più lontano dalla misericordia di questo atteggiamento superbo che occulta la propria miseria e non vuole guardare quella degli altri. C’è una parola che è perfettamente antitetica alla misericordia e che rappresenta un altro modo di guardare la vita: è il divertimento. Come dice la parola stessa, in tal caso l’intento è quello di divertere, cioè di tirar via lo sguardo dalla miseria per fare altro che non ci faccia pensare alla realtà, che ci faccia appunto divertire. La cifra del nostro mondo è proprio il divertimento, e perciò il nostro mondo non è affatto misericordioso, anche se è immerso in mille iniziative di filantropia e di beneficienza. La logica della misericordia e la logica del divertimento sono tra loro contrapposte: la misericordia guarda la miseria con il cuore, il divertimento cerca di guardare altrove. Ciò che cerca di raggiungere la macchina del divertimento è un’allegria spensierata, un piacere protratto nelle sue mille forme. Ciò che la misericordia genera è la gioia, gioia di ritrovare quanto si è perduto, che caratterizza nel profondo l’essenza stessa di Dio e, quindi, dell’uomo, che è ad immagine e somiglianza di Dio.

Questi due modi guardare la realtà – la misericordia e il divertimento – ci offrono la chiave di lettura delle due parabole della pecora smarrita-e-ritrovata e della moneta perduta-e-ritrovata. La domanda posta da Gesù non ha una risposta così scontata: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?». La ricetta del mondo è nella logica del divertimento: chiamare gli amici e far festa subito, cercando così di dimenticare l’unica pecorella smarrita. In fondo, se si era perduta, era colpa sua, e poi lui aveva lavorato già tutto il giorno sotto il sole, e aveva diritto a non pensare più alle sue pecore almeno la sera. Infine, perché rischiare a lasciare novantanove pecore per inseguirne una? Insomma, la logica della misericordia ci appare non poco irrazionale. Lo stesso vale per la donna: le restano pur sempre nove monete su dieci, perché mettere in atto tutte quelle ricerche per trovare la moneta perduta, e perduta per giunta in casa? Prima o poi, sarebbe saltata fuori da qualche buco, meglio non pensarci! Ecco: non pensare, rimuovere, dimenticare, questi sono i verbi tipici della logica del divertimento, che è la logica del mondo. Gesù, invece, ci invita a pensare, a ricordare: egli è come quel pastore che va in cerca dell’unica pecorella smarrita, è come quella donna che spazza la casa per trovare una sola moneta perduta. Siamo invitati, quindi, non ad essere vagamente ed istintivamente misericordiosi, ma ad entrare nella logica della misericordia, se vogliamo sperimentare la gioia vera.

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