La Chiesa cammina con la semplicità di papa Francesco…

Le parole che Papa Francesco ha pronunciato ieri pomeriggio durante la Messa presieduta con i cardinali nella cappella Sistina sono un piccolo capolavoro di predicazione cristiana. Da sole costituiscono di già un piccolo programma di pontificato segnato da tre verbi: camminare, edificare, confessare.
Stupisce la semplicità a cui forse non siamo abituati. Un Papa che predica ai cardinali, stando all’ambone e parlando a braccio, assomiglia ad un parroco. Eppure non si può non notare la forza teologica – anzi cristologica – che soggiace ad un discorso solo apparentemente semplice. Se qualcuno s’immaginava un Papa disancorato dalla dottrina e quasi in contrapposizione al suo predecessore, si sbaglia. Dopo un Papa teologo ci è stato donato un Papa parroco, ma è la medesima teologia della Chiesa quella che li unisce e quella che ci edifica, nella confessione dell’unico Cristo Crocifisso. Davvero la Chiesa cammina…

Ecco il testo dell’omelia così come è stata trascritta e diffusa dalla Sala Stampa Vaticana.   

«In queste tre Letture vedo che c’è qualcosa di comune: è il movimento. Nella Prima Lettura il movimento nel cammino; nella Seconda Lettura, il movimento nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare, confessare.

Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,5). Questa è la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo: Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile. Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa.

Edificare. Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare.

Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.

Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro.

Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore.

Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti.

Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così sia».

Le tre letture della messa “pro Ecclesia”, che papa Francesco ha commentato, erano tratte dal libro di Isaia (2, 2-5), dalla prima lettera di Pietro; (2, 4-9) e dal Vangelo secondo Matteo (16, 13-19).

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