I terrazzi ce li abbiamo, ma la Parola?

Vedi il video con la meditazione di don Agostino cliccando qui

Ancora neve sul sentiero che sale al Rifugio Torre di Pisa sul Latemar (Foto AC)


Quante immagini in questa pagina evangelica. Evidentemente Gesù sapeva che chi lo ascoltava era più attento se egli richiamava davanti ai loro occhi qualcosa che essi conoscevano. E che magari li interessava e li stupiva.

Per esempio: che Dio è uno che si occupa di due passeri? Che Dio è uno che conta i capelli che ci sono in testa ad ogni uomo? «Certamente – pensavano questi ascoltatori di Gesù – di un Dio simile ci si può fidare!». È la fiducia il vero antidoto contro la paura. Se tu ti fidi di questo Dio amante di ogni piccolo particolare del creato, la tua paura non ha più la forza di rallentare la tua gioia di vivere. Da questa immagine Gesù prende lo spunto per aggiungere un altro invito molto importante: vuole che i suoi discepoli – quelli che si fidano di lui e sanno di valere più di due passeri – diventino annunciatori della sua parola sulle terrazze.

Ecco un’altra immagine che può parlare ancora ai nostri tempi, quando è possibile avere – grazie ai mezzi di comunicazione digitale – terrazze che riescono a parlare al mondo intero, comunque a tante persone. Ma attenti, perché c’è una cosa molto importante che Gesù non dimentica di dire, e che invece noi teniamo spesso sullo sfondo. Noi immaginiamo già di essere sulla terrazza e di avere il mondo intero davanti a noi E possiamo anche sperare che ci ascolti. Ma poi noi che cosa diciamo? Gesù è molto chiaro: «Quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze». Non basta avere una terrazza, bisogna avere qualcosa da annunciare che sia passato dal tuo orecchio e abbia dimorato nel tuo cuore prima di arrivare alla tua bocca, solo così le tue parole suoneranno credibili.

Il messaggio cristiano, prima di salire in terrazza, deve scendere in profondità. Affinché poi dalle terrazze non arrivino voci scomposte, opinioni urlate, o, peggio ancora, silenzi imbarazzati. Naturalmente Gesù con questa immagine vuole anche sollecitare il nostro coraggio di cristiani, che dalle terrazze non dobbiamo tenere tra parentesi il coefficiente dirompente del Vangelo. Accade così, invece, e finiamo con il dire parole che accarezzano, perché ci fidiamo di più dei nostri calcoli sociologici che dell’energia della Parola di Dio.

2 thoughts on “I terrazzi ce li abbiamo, ma la Parola?

  1. Scrive don Agostino: “Ecco un’altra immagine che può parlare ancora ai nostri tempi, quando è possibile avere – grazie ai mezzi di comunicazione digitale – terrazze che riescono a parlare al mondo intero, comunque a tante persone.” Perché dalle terrazze digitali giungono tante voci scomposte e fake news e sempre più raramente giunge “il coefficiente dirompente del Vangelo”? tino

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    • Una risposta alla tua domanda si può trovare leggendo attentamente i numeri da 90 a 130 delle enciclica Magnifica Humanitas. Leone XIV insiste su un aspetto della intelligenza artificiale che è quello di essere coltivata più che costruita. Già, e chi la coltiva? Gli uomini e le donne del nostro tempo devono essere attenti a questo aspetto per non trasformare l’intelligenza artificiale in una terrazza da cui i potenti del mondo propinano i loro messaggi. Il coefficiente dirompente del Vangelo non si coltiva e non cresce automaticamente. Bisogna metterci il seme.

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