La notte di Nicodemo

Vedi il video con la meditazione di don Agostino cliccando qui.

Il libro è disponibile:

agostino.clerici@gmail.com

Questo Nicodemo è uno che non corre. Intuisce qualcosa di Gesù  e le intuizioni sono più salde delle conoscenze, e proprio per questo devono umilmente attraversare la notte. Ritroveremo quest’uomo prudente, membro del sinedrio, nel momento della sepoltura del corpo di Gesù.

Adesso va di notte a cercare Gesù. Dialoga con Gesù, e le sue parole sul «nascere di nuovo» lo avranno sicuramente lasciato perplesso, ma avranno pure portato legna per attizzare il fuoco della sua intuizione. Dialogano sul mistero di Dio. Mistero – ovvero troppa luce per i nostri occhi – che Nicodemo intuiva avere a che fare con quest’uomo. Ma Gesù svelava e rivelava. Questi due verbi vanno usati insieme: velare è togliere un velo, rivelare è rimetterne subito un altro.

Come insieme devono stare il Padre e il Figlio, che sono una cosa sola: c’è un «tanto amare» gli uomini da dare loro il Figlio, solo per amore, unica direttrice di Dio. Intuisce Nicodemo come noi, quando vediamo due persone che si vogliono bene e hanno raggiunto una perfetta intesa tra di loro, che sembrano una cosa sola. In realtà rimangono due persone distinte, ma è l’amore a farle diventare una sola realtà. In Dio – così come ce lo ha mostrato Gesù – accade qualcosa di simile: è uno solo, nel senso che da fuori abbiamo la sensazione di avere a che fare con una persona unica, ma ci svela che questa unità nasconde una relazione tra il Padre, il Figlio e l’Amore che li unisce.

Quindi, smettiamola di dire che il mistero della Santissima Trinità viene a complicare la nostra visione di Dio. Anzi, la svela pur rivelandola. E spiega anche il mistero profondo della nostra umanità. Pensiamo al peso della solitudine che affligge la nostra vita quando usciamo dalla direttrice dell’amore. Ci fa paura una esistenza che non contempli la possibilità di amare qualcuno e di essere amato da qualcuno. Ci fa paura, perché va contro la nostra natura e contro la natura di Colui che ci ha amati e creati.

Davvero la Trinità è cosa che ci riguarda da vicino, è addirittura la nostra origine, tanto che – come ha scritto il poeta libanese  Kahlil Gibran – «Quando amate non dovreste dire: “Dio è nel mio cuore”, ma piuttosto: “Io sono nel cuore di Dio”».

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