Corsivo. Hu… “patacche” anche i cognomi cinesi?

Tiene il signor Rossi. Arretrano i Brambilla e i Fumagalli. Hu, che rabbia! Già. Hu. Non è un’imprecazione o un’interiezione. No, è un cognome. Ma si può chiamarsi così? Non è un po’ troppo corto, un po’ troppo banale? A Milano sono ben 3.694 a chiamarsi così, e sono cinesi, sembra tutti provenienti da una provincia del Paese asiatico, e trasferitisi nel capoluogo lombardo nel corso degli anni oppure nati proprio all’ombra della Madonnina. I dati dell’anagrafe, che il sindaco Pisapia ha fatto diffondere con un tempismo perfetto proprio in questi giorni, sembrano segnare un arretramento della milanesità a vantaggio della presenza straniera (cinese in modo particolare, visto che sono censiti ben tre cognomi cinesi nella top ten, e sono dodici nei primi cento). Venticinque anni fa nei primi trenta cognomi di Milano non ce n’era nemmeno uno straniero.

Tutti si stanno stracciando le vesti in queste ore, un po’ scandalizzati per il proliferare di Hu, Chen, Zhou che popolano la metropoli lombarda. Il dato ha statisticamente un suo significato, certo, ma prendiamolo per quello che vale, senza caricarlo di troppi significati politici o culturali. Indica certamente che la nostra società è aperta a gente che proviene dal mondo, e ciò è positivo. Non credo che al Cairo o a Riad possano “vantarsi” di un simile traguardo, perché lì imperversa una grande ed ottusa chiusura alla gente che proviene dal mondo (soprattutto se si tratta di cristiani).

Il dato dell’anagrafe meneghina significa, poi, una cosa che non ho sentito dire a nessuno di quanti si sono stracciati le vesti per questo successo dei cognomi cinesi a Milano (a parte una gustosa nota del collega giornalista Michele… Brambilla): gli Hu sono evidentemente famiglie che mettono al mondo figli, mentre forse i Brambilla e i Fumagalli si sono stancati e i Rossi magari si stancheranno presto anche loro. La denatalità è una sciagura, ma questo pensiero, purtroppo, non circola né nei salotti né in televisione e forse nemmeno più nelle parrocchie… La famiglia numerosa è vista come una disgrazia, perché si legge tutto con gli occhiali dell’economia. Magari sono gli stessi occhiali che usano anche i cinesi sbarcati a Milano, ma hanno lenti diverse, che vedono nel numero dei figli una risorsa (anche soltanto economica) e non una sciagura.

Ci sia permessa un’ultima constatazione, che è pure una consolazione, se volete, ed anche un auspicio. Nell’elenco dei cognomi di Milano, Hu sarà anche al secondo posto, ma non è che tutti si chiamano Hu perché da quelle parti manca un po’ di quella fantasia e di quella creatività, che, invece, all’ombra della Madonnina, sono qualità e non semplicemente… quantità? Da noi made in China, in fondo, è un sinonimo di patacca. Non è che sarà così anche con i cognomi?

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One thought on “Corsivo. Hu… “patacche” anche i cognomi cinesi?

  1. Parlo come padre di famiglia (non cinese…). La famiglia numerosa è un obiettivo impossibile! almeno per chi paga le tasse e vuol dare un’istruzione e un’educazione ai propri figli, anziche’ sfruttarli come “risorsa” a lavorare in una cantina… Per mantenere uno o due figli devono lavorare entrambi i genitori, la matematica non e’ un opinione! con tre o piu i figli, dove troviamo le risorse, e il tempo per seguirli?

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