Eucaristia e disabile: dinamica del dono…

Torno sull’argomento dell’Eucaristia negata al bambino disabile con poche parole che s’aggiungono alle precisazioni e ai commenti pubblicati in coda al precedente post del 12 aprile. A Porto Garibaldi la sera del Giovedì Santo non si è celebrata una «prova propedeutica» all’Eucaristia (come pare aver inteso un lettore). No. Era proprio la Prima Comunione incastonata dentro la solenne liturgia della Santa Messa in Coena Domini. Per quel bambino – ma solo per lui – c’è stata una sorta di prova propedeutica: una carezza, una mimica della comunione… Per ora, assicurano il parroco ed il vescovo, in attesa che si perfezioni il cammino di preparazione (normalmente biennale) e che egli comprenda la differenza tra il pane e l’Ostia e non sputi la particola consacrata come sembra aver fatto con una particola non consacrata. Ma – mi domando – che cosa potrà comprendere tra due mesi o tra due anni, se la sua disabilità psichica è un dato di fatto di non ritorno?

Il problema non è sapere se e come Gesù possa far dono di sé anche agli indegni. Il problema è come la Chiesa possa entrare – ella per prima – nella dinamica eucaristica, che le è stata affidata da Gesù stesso, evitando, da una parte, l’aridità di un indistinto diritto al “tutto a tutti senza nessuna fatica” (che è tipico di una mentalità molto diffusa, solo apparentemente ispirata al dono e alla carità), e, dall’altra, senza finire inghiottita dalle sabbie mobili del giuridismo e del formalismo che riducono il dono ad un elaborato di preparazione intellettiva o ad una certificazione di purità morale.

Forse – lo dico con l’umiltà di chi questa cosa l’ha capita, magari proprio stando vicino a persone come Regina (di cui invito a leggere la testimonianza tra i commenti del post) – per evitare che il pane venga sputato, basta che quel pane – così simile ad ogni altro alimento, ma in realtà il Pane di vita, che è Gesù – venga offerto non da un prete ma dalla mamma stessa, in qualità di suprema mediatrice del dono. Il Dono si svela nel donatore umano e rivela così il Donatore divino! In fondo quel bambino, che non capisce la differenza tra il pane e l’Ostia – e non la capirà mai se ci si ostina a ridurla ad una questione intellettiva – si fida del nutrimento che gli viene messo in bocca dalla sua mamma. Se è la sua mamma a dargli quel pane, anche Dio arriva attraverso quelle mani e l’Eucaristia è così più umana, più divina, più vera… Per lui, ma anche per la Chiesa. Anche per noi.

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One thought on “Eucaristia e disabile: dinamica del dono…

  1. avevo sentito la notizia ma non avevo approfondito la questione; mi sembrava un problema senza soluzione……visto così come lo hai spiegato tu, la distanza tra la inabilità umana e il divino viene annullata. è Cristo che si è fatto pane e vino, corpo e sangue… è questo gesto che ha annullato la distanza…….che noi siano gli uomini a ricrearla.

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