Quarta Domenica del tempo ordinario. «Che vuoi da me, Gesù Nazareno?»

Ciò che colpisce di Gesù è la sua autorità. «Erano stupiti del suo insegnamento», di quell’«insegnamento nuovo, dato con autorità». Stupore e timore sono le reazioni comuni tra la gente che incontra Gesù a Cafarnao: stupore soprattutto per le cose che diceva e per il modo in cui le diceva, timore forse per quel gesto potente di liberazione dal demonio. A maggior ragione si comprende l’ostilità espressa dallo spirito impuro che si è impossessato di quel povero uomo che Gesù guarisce: «Sei venuto a rovinarci?». Il diavolo parla quasi sempre al plurale, come a lasciar intendere la complessità del male e la sua capacità di assumere mille forme, non sempre così evidenti ed identificabili. È certo che Gesù è proprio venuto a rovinare il male, a renderlo inoffensivo togliendolo dai suoi camuffamenti e aiutando l’uomo a non lasciarsene possedere. Questo episodio, allora, ci segnala qual è l’atteggiamento indicatore della presenza del male dentro di noi: è l’avvertire Gesù e il suo Vangelo come qualcuno e qualcosa venuti a rovinarci la vita. Se avvertiamo così la Parola di Dio che viene a giudicare la nostra vita – come un ostacolo alla nostra piena libertà, come un peso che non ci fa volare come vorremmo, come un incomodo compagno di viaggio che controlla e spia il nostro cammino – allora significa che abbiamo anche noi bisogno di Gesù che ci purifichi e ci liberi da questa visione distorta che abbiamo di lui.

Ora, questa idea di Gesù è abbastanza diffusa. Se dovessimo riassumere come egli è considerato dalla gente del nostro tempo, non potremmo certo negare che è avvertito come una figura comunque positiva, ma lo è solo se resta al suo posto, nella nicchia che il mondo gli ha riservato in quella monumentale facciata su cui stanno tutte le statue degli uomini famosi e saggi che l’umanità ha conosciuto. Gesù ha la nomea di essere un buono, insegnante di amore, guaritore generoso, predicatore di massa, nemico del potere costituito, fustigatore dei ricchi che sta dalla parte dei poveri. L’importante è che resti al suo posto, al posto in cui l’abbiamo messo noi. Se si azzarda, però, a dire la sua sul mio modo di pensare, sul mio modo di comportarmi, se insomma pretende di mettere il becco nella mia vita, allora il giudizio su di lui cambia e, improvvisamente, dalla stima che si aveva di lui si passa ad una emarginazione indispettita che potrebbe prendere a prestito proprio le parole dello spirito impuro: «Che vuoi da me, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci?». Paradossalmente, questo atteggiamento ostile è anche quello che riconosce Gesù come «il santo di Dio», cioè vede in lui ciò che egli è veramente, non un semplice buon uomo ispirato da aneliti umanitari per il bene comune e la pace mondiale, ma uno che ha la pretesa di entrare dentro la mia vita personale nella veste di Dio e non alla pari. È quando vuole avere a che fare con me che Gesù diventa indigesto! Ed è proprio a questo punto che egli manifesta in modo chiaro la sua autorità, insieme umana e divina.

Ciascuno si domandi qual è il suo rapporto con Gesù, il Cristo, il santo di Dio. Può darsi che questa sensazione di fastidio non ci sia del tutto aliena. Talvolta può capitare anche a noi di preferire di tenerci attaccate all’anima le nostre impurità comode, piuttosto che lasciarci mettere a nudo dal vangelo esigente di Gesù. Ebbene, non dobbiamo temere di lasciarci purificare nell’incontro con Lui, anche se questa operazione comporta talvolta qualche strazio interiore. Gesù non vuole affatto diminuire la mia libertà creaturale, anzi desidera metterla nelle condizioni migliori per agire. Il cristiano non è affatto un uomo dimezzato, recluso dentro una gabbia di regole, ma è un uomo come gli altri a cui è stata data in più la consapevolezza di un itinerario di salvezza. È un viandante trasformato in pellegrino. Sta sulla strada insieme a tutti gli altri, ma grazie al vangelo gli è stata donata una meta verso cui dirigere i suoi passi ed una mappa su cui è tracciato un itinerario sicuro per raggiungerla. Certo, si potrebbe deriderlo dicendo che non è libero di andare dove vuole e che vi sono strade che egli non può imboccare e posti in cui non deve sostare. Ma la realtà è un’altra: egli si muove, fidandosi di una guida sicura. Diceva una canzone: «Cammina l’uomo quando sa bene dove andare».

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