Corsivo. Il terremoto, evento dello spirito…

Ieri mattina ho sentito anch’io il terremoto. Senza deciderlo veramente, sono scattato in piedi e sono uscito nel giardino. Ho scoperto che qualcun altro aveva fatto la mia identica mossa. Ho poi appreso le notizie circa l’epicentro, l’intensità, la profondità, il tipo di scossa tellurica e il successivo allarme scattato nelle scuole e negli ospedali. Il terremoto è un evento davvero unico, forse il più imprevedibile. Perciò fa scattare come una molla, in una sorta di riflesso condizionato. Talvolta è talmente forte e disastroso che il tempo di uscire di casa non c’è, nemmeno se si è fatto il corso e si conoscono a memoria tutte le mosse di fuga. Il terremoto è, fra tutte le variabili della vita, quella che fa crollare una sicurezza ancestrale, legata appunto alla terra e alla sua proverbiale solidità. Lo si dice anche: «Tieni i piedi per terra!»; come a suggerire: stai sicuro, poni basi solide alla tua vita, ai tuoi progetti, alle tue idee. Se anche la fatidica «terra», simbolo di sicurezza e solidità, trema, allora che cosa c’è di certo nella vita?

Il terremoto, dunque, è un evento spirituale, oltre che tellurico, perché toglie il fondamento della terra ad un uomo troppo sicuro di sé, lo riporta ad una originaria instabilità, lo instrada verso la ricerca pensosa di una identità e di un destino. Se, dunque, questo terremoto, che ci ha lasciati vivi e che possiamo raccontare nuovamente seduti nella poltrona di casa, non fa scattare una domanda, la terra ha tremato invano…

Non so se di queste cose si parla nelle scuole, in quelle aule da cui i ragazzi sono stati ieri mattina catapultati fuori per un insperato lungo intervallo. Magari – e giustamente – si è parlato oggi di sismologia o di procedure per l’abbandono dei locali in caso di terremoto, ma forse nessun insegnante osa fare il passaggio dal «materiale» allo «spirituale» e porre la domanda profonda che quella piccola scossa ha come cercato di far rientrare in noi.

Forse si ha paura che la risposta possa essere religiosa, e si nasconde la domanda. No, quella domanda è solo sostanzialmente e profondamente umana. Dove sta la mia certezza? Credo non esista una scala Richter che misura la forza con cui questa domanda sconquassa il cuore dell’uomo. Non esiste, perché, passata la lieve scossa, si ritorna a vivere come se la terra fosse solida e immobile. Si continua a far finta che non abbia tremato veramente, che si sia trattato di un episodio isolato. Che la prossima volta tremerà altrove, e che qui passeranno magari cent’anni prima che torni a tremare, ed io oramai non ci sarò più… Ci si illude che la vita scorra in una zona non sismica. Non è così.

No. Quella domanda deve diventare problema. Deve essere gettata davanti al cuore e alla testa dei nostri ragazzi. E dobbiamo farcela noi per primi. Quella domanda che nasce da una «terra» che trema è fondamentale, ed ha una sua risposta… in «cielo».

Ora, questo «cielo» non sono le nuvole in cui si trova la testa dei visionari, in contrapposizione alla terra in cui sono ben piantati i piedi dei concreti e disincantati uomini del terzo millennio. No, questo «cielo» in risposta ad una «terra» che trema ha la fragilità della carne, eppure risponde a quella domanda perché chi lo abbraccia trova il coraggio di cercare in un Altro la solidità che non trova in sé.

La vera scossa non è sotto, ma sopra. Anzi, dentro.

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2 thoughts on “Corsivo. Il terremoto, evento dello spirito…

  1. Avviso i lettori che in questo post c’era un piccolo errore che rendeva forse difficile comprendere la penultima frase. Era caduto un soggetto che invece è necessario sia esplicito nel testo. Il testo ora presente è corretto.
    Buona lettura.
    don Agostino

  2. E’ tutto vero, a volte la terra trema, perdi il contatto con la realta’ di ogni giorno, fai fatica a riprendere il controllo, perdi una persona cara, è l’eterno dilemma che ci fa umani, per fortuna che l’ Invisibile e sempre presente Dio è con noi per sostenerci.
    Ciao e buona giornata,
    Caterina

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