Corsivo. La Befana tra fase 1 e fase 2…

Siamo ancora alle prese con i conti. La pausa natalizia è agli sgoccioli. Ora non si parla altro che di fase 2. Ma la fase 1 l’abbiamo già digerita con il panettone? Oppure non l’abbiamo ancora assaggiata? Ci hanno detto – in ogni modo e da ogni pulpito – che era inevitabile, che non si poteva farne a meno, altrimenti l’Italia sarebbe finita nel baratro, e l’euro non sarebbe riuscito a festeggiare i dieci anni di vita. Non riusciamo mai a capire sino in fondo quanto ci sia di vero in questo spauracchio, che ha portato in sella il governo Monti e ha riunito sotto la stessa bandiera i due schieramenti contrapposti, facendo seppellire momentaneamente l’ascia di guerra. Sappiamo solo che la fase 1 non sarà innocua per le nostre tasche, mentre la fase 2 – proprio quella che i governi precedenti, nonostante i proclami, non sono mai riusciti a realizzare – è ancora tutta da definire. In attesa che i contorni e la sostanza della nuova fase si definiscano, ci permettiamo di fare due brevi annotazioni.

Una prima riguarda l’annosa questione dei tagli agli stipendi dei parlamentari. C’è grande confusione. Una commissione ha lavorato per capire che cosa succede negli altri Paesi europei, ai fini di offrire qualche dato certo per una equiparazione. Il solito fumo negli occhi: i criteri di valutazione sono differenti, c’è di più per un verso ma di meno per un altro verso, non si può agire subito, bisogna riflettere. No, un momento, i presidenti delle Camere prenderanno in mano la situazione e decideranno i tagli. Temo – e sono in compagnia di qualche milione di italiani – che non succederà nulla, anche perché a dover decidere sui tagli sono… i tagliandi, che faranno grande fatica a… tagliarsi. È sempre stato così, e l’unanimità in Parlamento è sempre stata raggiunta solo sul mantenimento dei privilegi dei parlamentari. Naturalmente sarò felicissimo di annunciare che sono stato smentito.

Una seconda annotazione riguarda un atto prenatalizio del Governo Monti, in data 23 dicembre 2011. Il cosiddetto “decreto Milleproroghe” ha previsto il rinnovo della convenzione tra il Ministero dello Sviluppo Economico e il Centro di Produzione S.p.A., autorizzando per il 2012 la spesa di 7 milioni di euro, che si aggiungono ai 3 già stanziati dal precedente Governo Berlusconi. Sette più tre fanno dieci, che, aggiunti ai quattro già previsti dalla legge sull’editoria, fanno la bellezza di 14 milioni di euro, circa 28 miliardi delle vecchie lire, che vanno a… Radio Radicale. La convenzione data al 1998 e doveva essere provvisoria e motivata dalla trasmissione in diretta delle sedute parlamentari, in attesa che la Rai vi provvedesse direttamente. Ora, Gr Parlamento le trasmette di già e sono visibili anche attraverso i canali satellitari, ma i soldi a Radio Radicale, invece di sparire, aumentano. Ma chi sono io? Babbo Natale? Evidentemente le minacce di Pannella in data 22 dicembre 2011 hanno sortito effetto positivo. I soldi che non ci sono più per i giornali, per Radio Radicale ci sono, eccome…

Parte il premier Monti alla volta di Parigi, preceduto da una intervista su Le Figaro in cui difende l’Italia e rassicura l’Europa. Parte in un viaggio che lo porterà anche in Germania, dalla cancelliera Merkel. Epifania: mai data fu più infausta per un simile viaggio. Ce lo immaginiamo già Sarkozy – lui, francese, malato di superiorità sui cugini d’oltralpe – che lascia la sua abitazione parigina per andare incontro a Super-Mario e che si scusa con la moglie Carla e la giovanissima figlia Giulia, dicendo: «Mi dispiace, ma non posso stare a casa oggi, devo andare all’aeroporto, arriva… la Befana!».

 

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