1° gennaio. Iniziamo con la benedizione…

Alcuni anni fa, quando fu pubblicato per la prima volta dalla Chiesa italiana un volume intitolato Benedizionale, ricordo di aver letto sui giornali articoli che manifestavano una certa meraviglia perché – si diceva – ora non solo i preti possono benedire, ma anche un papà e una mamma possono benedire i propri figli. Quella meraviglia non era del tutto immotivata, e nascondeva una nozione del gesto di benedire – come riservato alla categoria “professionale” dei sacerdoti – che ha una sua verità, ma che lascia in ombra la valenza universale di questo gesto. E, in effetti, mi risulta che siano pochi i genitori che si avventurino in una esplicita benedizione dei propri figli!

Ne parliamo oggi, primo giorno dell’anno segnato da un effluvio di parole augurali, perché la prima lettura ci offre un bellissimo testo di benedizione, affidato a dire il vero proprio ad Aronne e ai suoi figli, ovvero alla classe sacerdotale: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia, Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace». Con queste parole i sacerdoti davano la benedizione al popolo al termine delle grandi feste liturgiche. Non si tratta di un generico augurio di massa, ma di una formula rivolta ad un “tu”. Benedire significa augurare che diventi personale il rapporto che l’uomo instaura con Dio, per cui si domanda a Dio che faccia risplendere il suo volto sul volto di ogni singolo uomo. Nessuno può vedere il volto di Dio, in un faccia a faccia come avviene tra di noi qui in terra, ma è possibile che Dio renda visibile il suo volto sul volto di colui che mi sta vicino, lo faccia risplendere in lui per me. La benedizione consiste in questo intrecciarsi di sguardi in cui si riverbera il volto di Dio. La benedizione, dunque, è cosa che gli amici capiscono bene, perché cercandosi essi sono sicuri di trovare Dio; è gesto che gli sposi dovrebbero conoscere e compiere spesso, perché esprime la sostanza del loro amore, che è segnaletico rispetto a quello che Dio ha per l’umanità; ed è, appunto, un segno di croce che un padre o una madre possono e debbono fare spesso sui loro figli, perché così riconoscono che essi sono di Dio e che ogni loro bene ha origine in Lui. Benedire è davvero l’unico modo che abbiamo per riconoscere istintivamente che la vita dipende da un Altro: dipende certo da Dio, ma poi concretamente dipende ogni volta e sempre da qualcuno, da un uomo o da una donna, che ci sta vicino. Benedire significa riconoscere questo legame che ci unisce a Dio e, insieme, riconoscere che esso passa da un volto ben preciso, da una parola detta da un uomo. Qui si spiega il ruolo del sacerdote e qui sta la verità di quella tradizione che vuole affidato il gesto della benedizione ad un prete, uomo di Dio: egli è l’uomo che media Dio, che lo rende presente con una parola e con un gesto, con una autorità che viene dall’alto. Si chiede ad un prete di darci la benedizione perché si vuole essere sicuri che Dio in persona venga ad intrecciare con noi un rapporto fecondo di protezione e di benevolenza.  

Si comprende, allora, come il messaggio cristiano si sia impadronito di questo magnifico testo di benedizione che troviamo nel libro dei Numeri, caricandolo in Gesù Cristo di un significato ancora più profondo. Il Natale ci raggiunge proprio per dirci che il volto impenetrabile di Dio si è nascosto nel volto di un bambino, il bambino Gesù. E questo Gesù ci ha poi rivelato con la sua stessa vicenda umana il volto misericordioso del Padre, mostrandoci che Dio non è come ce lo saremmo immaginato – lontano e potente – ma potente perché piccolo e vicino. E Gesù ci ha infine avvertito che egli sino alla fine dei tempi continua a nascondersi in ogni uomo, soprattutto se bisognoso e povero, e che lì possiamo trovare, quindi, la nostra benedizione. Ben vengano, allora, queste parole nella pienezza del giorno di Natale e all’inizio dell’anno, quando la Chiesa vuole proprio festeggiare Maria, la Madre di Dio. Non semplicemente la madre di Gesù, ma la madre di Dio, che in Gesù ha assunto la nostra carne e ha come disciolto la sua divinità. Nell’anno che iniziamo – come al solito con tanti propositi di bene – il legame con Dio diventi sempre più personale e profondo, così che la sua benedizione possa concederci la pace.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...