31 dicembre. Perché ringraziare stasera?

Tutti gli anni, la sera del 31 dicembre, ci prendiamo un po’ di tempo per ringraziare. Lo facciamo nell’Eucaristia, che è sempre rendimento di grazie. Stasera è ancora più evidente grazie al canto di un inno antichissimo che ha proprio lo scopo di indirizzare la nostra lode al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. L’inno del Te Deum inizia con una lode trinitaria, ma termina nel modo in cui terminano le nostre preghiere, con alcune domande. Sì, perché anche per imparare lo stile del ringraziare abbiamo bisogno di essere aiutati e benedetti, altrimenti finiamo per vivere nella distrazione e nell’ingratitudine a cui ci abitua il mondo. Chiederemo, dunque, al Signore di soccorrerci, di guidarci, di proteggerci, di custodirci senza peccato, di farci sentire sempre la sua misericordia così da non essere confusi in eterno. Tutti gli anni, venendo qui, abbiamo ciascuno il suo elenco di cose che non sono andate bene. C’è magari una sofferenza particolare, un dolore, un lutto, una delusione, che fanno quasi propendere per un ringraziamento dimezzato o condizionato, se non per una aperta lamentela o una larvata protesta o almeno per un diplomatico silenzio. La crisi economica, con le sue mille preoccupazioni per il presente e per il futuro, aumenta questo disagio. Perché ringraziare stasera? Vorrei che ce la facessimo questa domanda, senza tenerla tra i denti. E vorrei offrire io umilmente alcune risposte. Sono le mie risposte, ma chissà che non si riesca a condividerle, proprio qui sull’altare, insieme al pane e al vino.

Ringraziamo innanzitutto per il dono della fede. Talvolta non ci accorgiamo più della sua immensa ricchezza. La fede non è un orpello marginale, non è un’abitudine a cui ci sentiamo come costretti, ma è un modo di guardare la vita, pieno della stessa fatica di tutti gli uomini, eppure segnato da una certezza che non ci forgiamo noi, ma che ci viene dall’alto e che abita nel profondo. La fede è proprio questo legame gratuito che viene a crearsi tra ciò che ci sfugge e non riusciamo a manipolare – perché è fuori di noi, è sopra di noi – e ciò che ci costituisce e non riusciamo a distruggere – perché è dentro di noi, è più profondo di noi stessi – , è il legame tra l’immensamente grande e l’immensamente piccolo che convivono nella nostra carne. Mi  capita di trovare questa fede dentro di me, come un’inspiegabile orma di serenità che resiste a ogni delusione, a ogni offesa, a ogni peccato. Mi capita di trovarla nelle persone in cui mi aspetterei di non trovarla più. Mi capita di vederla all’opera anche in chi magari mi dice che la fede non ce l’ha o che l’ha persa o che non riesce a trovarla. Dobbiamo ringraziare per questa fede, perché ci rende immensamente ricchi.

Ringraziamo, poi, per il dono dell’amore, soprattutto in quella particolare forma che è l’amicizia. Nessuno di noi può dire di aver fatto l’esperienza della creazione, del venire all’essere dal nulla. Ciascuno di noi, però, può sperimentare nell’amicizia la creazione che continua: Dio seguita a plasmarmi grazie all’amore dell’amico, ed io, in questo travaso di sguardi, di parole, di gesti, posso conoscere Dio. Credo proprio che l’inferno sia l’assenza di amici, la solitudine estrema in cui uno può trovarsi quando gli manca l’amore gratuito di un altro, l’amore ricambiato e che può ricambiare. Abbiamo bisogno di amare, nel senso che desideriamo dare amore e riceverlo. Se al nostro fianco quest’anno sono rimasti gli amici, almeno uno, se siamo stati l’amico per qualcuno, allora dobbiamo ringraziare.

Ringraziamo, infine, per il dono di tutti coloro che in questo anno hanno percorso il nostro cuore. Magari con la dolcezza di una carezza, accendendo il nostro entusiasmo. Oppure con la forza di un aratro, svegliando la durezza della nostra coscienza, pungendo la suscettibilità del nostro io, scavando quei solchi in cui poi qualcun altro si incaricherà di deporre nuovi semi. Talvolta gli altri, venendo, hanno preso qualcosa di noi e se ne sono andati felici, e a noi sembra di essere diventati poveri. Talvolta sono riusciti pure a ferirci e ci hanno dato la sensazione di essersi dimenticati di noi. Ecco, noi stasera, se abbiamo fatto questa esperienza di umanità, talvolta aspra e non sempre rispondente alle nostre attese, siamo invece più ricchi e perciò troviamo il coraggio di ringraziare.

 

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