Il Natale che continua…

BATTESIMO DEL SIGNORE – Anno A

La festa del Battesimo di Gesù chiude il ciclo natalizio (ci resterà da celebrare il 2 febbraio la festa della Presentazione al tempio) e la cosa a noi sembra un po’ strana, perché Gesù ha più di trent’anni quando riceve il battesimo da Giovanni nel fiume Giordano. È bene, allora, chiarire il senso di questa festa a partire dal senso del battesimo di Gesù. Ovviamente il battesimo che Gesù riceve è diverso dal battesimo che abbiamo ricevuto tutti noi. Il nostro battesimo è una partecipazione alla morte e risurrezione di Gesù. Una partecipazione reale, anche se il gesto è solo un’imitazione della vicenda che invece Gesù visse realmente. È bello ascoltare le parole con cui il vescovo Giovanni di Gerusalemme istruiva coloro che erano appena stati battezzati nella notte pasquale: «Che avvenimento strano e paradossale! Non morimmo veramente né fummo veramente sepolti, né veramente crocifissi e risuscitati; ma, mentre l’imitazione avviene in immagine, la salvezza avviene in realtà. Cristo fu realmente crocifisso, realmente sepolto ed è realmente e veramente risuscitato. E tutto ciò ci è stato donato gratuitamente affinché, partecipando per imitazione alle sue sofferenze, guadagnassimo in realtà la salvezza. O amore smisurato per gli uomini! Cristo ricevette in queste sue mani immacolate i chiodi e soffrì, e a me, senza sofferenza e senza fatica, viene donata per grazia la salvezza attraverso questa partecipazione».

Il battesimo amministrato da Giovanni era un battesimo di penitenza, e Gesù non aveva certo bisogno – lui solo – di alcun battesimo di penitenza, essendo egli senza peccato. Giovanni lo sa, e infatti s’oppone alla scelta di Gesù di farsi battezzare da lui: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù insiste: la sua strada è quella di condividere totalmente la natura umana, per questo si mette in fila con i peccatori, per mostrare che in lui «Dio si è fatto come noi», veramente, sino al gesto estremo di caricarsi i nostri peccati. È chiaro, dunque, il senso di quel battesimo e il senso di questa festa natalizia, che viene a confermare, trent’anni dopo, la scena della natività: Dio raggiunge l’uomo nella sua concretezza per salvarlo. Questa è la missione di Gesù. E il Padre, dal cielo, conferma: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Questa espressione ce ne ricorda un’altra che fra poco ripeteremo, rinnovando le promesse del nostro battesimo, quelle promesse che i nostri genitori, il padrino e la madrina hanno fatto per noi nel giorno del Battesimo e che noi abbiamo fatto di persona nel giorno della Cresima. Ecco perché oggi potremmo dire che festeggiamo la memoria del battesimo di Gesù e della nostra Cresima. L’espressione è: «Questa è la nostra fede. Questa è la fede della Chiesa. E noi ci gloriamo di professarla in Cristo Gesù nostro Signore». Non dirò solo io, fra poco, queste parole, ma le diremo insieme. Attenti a non dire il falso: noi ci gloriamo di professare questa fede, non ce ne vergogniamo, non ne abbiamo paura, non la teniamo nel cassetto, tirandola fuori solo quando ci fa comodo e tenendola chiusa a chiave quando ci costa il farla vedere stampata sul nostro volto e presente sulle nostre labbra e attiva nelle nostre mani.

Questa domenica è una sorta di esame di coscienza delle vacanze di Natale, ed è un trampolino di lancio nella vita che torna ad essere quotidiana e feriale. È il momento di vedere se è stato Natale e se è ancora Natale. Tutti gli anni capita così. Abbiamo vissuto l’Avvento in attesa di Gesù, e Gesù non è mancato all’appuntamento. Ora è Lui in attesa di ciascuno di noi, perché s’aspetta che noi continuiamo la strada che egli ha iniziato a Betlemme, ha confermato nel Giordano e ha suggellato sulla croce. Ho visto nei giorni scorsi un presepe in cui era collocato uno specchio. Guardando dentro ciascuno vedeva riflessa la sua faccia. Vuol dire che Natale è Gesù che ha preso il mio volto, ma sono anche io, che mi glorio di avere preso il volto di Gesù.

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