Il tamarisco e l’albero

SESTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

La pagina evangelica è assai famosa: si tratta delle beatitudini nella versione offertaci da Luca (che è ancora più forte di quella classica che si trova nel vangelo di Matteo, anche perché non si limita al «beati voi» ma aggiunge il «guai a voi»). La lettura che viene fatta delle beatitudini è spesso tutta sbilanciata su un versante sociale e si ferma alla prima di esse, il «beati voi poveri», dando alla povertà un significato esclusivamente economico. È una lettura senza fondamento, che, tra l’altro, ci fa perdere di vista l’autentico messaggio che Gesù vuole trasmettere. Gesù non è interessato a fare un’analisi sociologica sulla povertà e sulla ricchezza, a Lui stanno a cuore le persone nel loro avvicinarsi a Dio e gli ostacoli che possono incontrare. Ecco perché sulla sua bocca troviamo il «beati voi» e il «guai a voi»: vuole indirizzarci e vuole metterci in guardia.

Per capire meglio la pagina evangelica è opportuno partire dalla prima lettura, che dice qualcosa di simile usando però una doppia immagine che si sottrae al rischio di letture sociologiche o economiche. Il profeta Geremia, infatti, non divide gli uomini in ricchi e poveri, ma li pone in due gruppi che sono contrassegnati ciascuno dal «luogo» in cui è posta la loro sicurezza: da una parte c’è l’uomo che confida nell’uomo e che pone il suo sostegno in valori puramente terreni; dall’altra parte c’è l’uomo che confida nel Signore e che nel Signore pone la sua fiducia. Sono molto significative le immagini usate dal profeta. L’uomo maledetto è paragonato al tamarisco, una pianta quasi senza foglie che cresce nella steppa o nel deserto vicino a quei torrenti che solo per poco tempo si riempiono di acque impetuose ma per il resto dell’anno sono aridi. L’uomo benedetto è, invece, simile ad un albero che è piantato lungo l’acqua di qualche fiume che non va mai in secca e che, quindi, garantisce nutrimento anche nei momenti di siccità e permette alla pianta di avere foglie e di produrre fiori e frutti.

Ciò che differenzia il tamarisco dall’albero è la «scelta» del luogo in cui mettere le radici: l’acqua corrente del fiume salva la pianta dall’aridità che, invece, colpisce inesorabilmente il tamarisco, il quale si trova a secco, proprio nel momento in cui avrebbe bisogno di una piccola riserva d’acqua. Applicato a noi, significa che tutti ci troviamo ad affrontare nella vita problemi e difficoltà, ma la scelta di confidare nel Signore si dimostra l’unica in grado di garantire la linfa che permette all’uomo di continuare a vivere producendo frutti.

Mi direte: certo che un ricco è in grado di affrontare meglio di un povero i problemi della vita! Da un punto di vista economico è così, ma l’economia non è tutto. Capita di incontrare persone certamente meno fortunate di altre in fatto di soldi, ma piene di una forza che manca a chi magari ha… il portafogli pieno. Capita che queste persone siano in grado di affrontare i sacrifici con serenità e che sappiano, nonostante tutto, sorridere. Mentre basta un nonnulla a far tremare ed intristire chi è abituato ad avere tutto a disposizione. Potremmo constatare questo anche nella duplice immagine del profeta Geremia. Se noi fotografassimo la situazione nel momento in cui i torrenti della steppa sono gonfi d’acqua, scopriremmo un tamarisco florido, con foglie e fiori rossi, e saremmo anche disposti a confessare che sta meglio dell’albero: acqua fresca in abbondanza! Ma quella piena passa presto ed è una quantità d’acqua così impetuosa che le radici del tamarisco non possono assorbirne nemmeno un po’. L’acqua del fiume, invece, che lungo le rive scorre lentamente quasi stagnando, garantisce un approvvigionamento continuo, non appariscente ma efficace a lungo.

Questa è la beatitudine a cui si riferisce Gesù. Il povero evangelico è colui che sa confidare in Dio, che sa assorbirlo nella sua vita e farne il nutrimento per i momenti di fatica, quando l’acqua in superficie sembra mancare. È guardando persone così, attraversate dalla prova eppure capaci di una forza umanamente inimmaginabile, che Gesù dice: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio». Ci dovrebbe venire il desiderio di essere così, di appartenere a questo gruppo beato!

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One thought on “Il tamarisco e l’albero

  1. Chi si abbassa sarà innalzato.
    Sarà per questo che il Signore mi ha fatto sedere su un “trono” con ruote 23 anni fa?
    No, io credo di essere seduta sulle sue gambe!
    Grazie per il tuo post.
    Vicky
    🙂

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