Colpo di testa 17 / Il vituperato Trump mantiene le promesse

Corriere di Como, 31 gennaio 2017

Donald TrumpCi siamo abituati all’incoerenza dei politici. O meglio, come cittadini che stanno sempre più perdendo la fiducia in coloro che ci governano, ci aspettiamo ormai con disillusa naturalezza che i politici eletti non facciano quello che avevano promesso in campagna elettorale. È dunque più che comprensibile la meraviglia per quanto sta accadendo negli Stati Uniti. Il nuovo presidente americano Donald Trump nei primi dieci giorni del suo mandato ha iniziato a fare esattamente quello che aveva promesso nell’acerrima campagna che nel 2016 lo ha visto contrapposto all’altra candidata, Hillary Clinton. Trump ha ripreso il progetto del muro sul confine con il Messico, che a molti era sembrata una facile trovata elettorale. Ha congelato il programma per i rifugiati varato a suo tempo da Barack Obama e ha sospeso per tre mesi l’Ingresso negli Stati Uniti per i cittadini di sette Paesi musulmani: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen.

Sulla opportunità e validità di questi provvedimenti si può naturalmente discutere. Sta di fatto che le barriere sul confine messicano non sono affatto una bizzarra novità di Trump, e in questi giorni circola la notizia che gli stessi senatori Hillary Clinton e Barack Obama nel 2006 votarono a favore di una risoluzione che prevedeva la costruzione di un muro per mille degli oltre tremila chilometri del confine tra Stati Uniti e Messico. Le limitazioni all’immigrazione da alcuni Paesi islamici suscita qualche interrogativo. Perché non includere anche Paesi come l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi e l’Egitto, da cui provenivano ad esempio gli attentatori delle Torri Gemelle? Gli analisti suggeriscono che questi sono Paesi con cui gli Stati Uniti intrattengono fiorenti relazioni economiche. Come mai in questo elenco manca la Turchia, teatro negli ultimi mesi di sanguinosi attentati terroristici di matrice islamica? I maligni suggeriscono che proprio in Turchia il magnate Trump – che è l’inevitabile alter ego del presidente Trump – ha qualche interesse economico.

Insomma, se qualcuno nutriva perplessità sul programma del candidato repubblicano, ha il sacrosanto diritto di criticare le prime decisioni del nuovo presidente americano. Ma può farlo perché fino ad ora c’è una coerenza tra quanto promesso e quanto attuato. In fondo, questo è l’unico vero potere che resta nelle mani del cittadino in un regime democratico: votare e valutare se quanto promesso è stato realizzato, ed eventualmente, alle successive elezioni, rivotare oppure cambiare. Mi rendo conto che non è molto, e che tutto resta tragicamente affidato ad una questione di numeri e di maggioranze, in cui la dimensione qualitativa e squisitamente valoriale dell’agire politico è totalmente in ombra. Ma sapere che un governante eletto dal popolo non fa quello che vuole, ma fa quello che ha promesso prima di essere eletto, costituisce già un principio ordinato, che aiuta la democrazia a salvarsi come metodo, se non come valore.

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