Il «portale» della vita

QUARTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno A

Chiesa di MognoTutti quelli che navigano su internet sanno che cosa significa «portale». Ogni sito ne ha uno e ve ne sono alcuni che permettono in pochi secondi di trovare un mucchio di informazioni. Nel Medioevo, quando si edificava una chiesa, si era molto attenti al «portale»: esso doveva indicare il passaggio dalla dispersione al raccoglimento, ma aveva anche lo scopo di mostrare in tutta la sua bellezza i contenuti essenziali della fede. Anche la nostra piccola chiesa ha un «portale»: è molto semplice, ed è composto solo da una vecchia porta. Anzi, è una porta antica, che mostra i segni del tempo. Ed è comunque preziosa la nostra porta: quante persone sono entrate e uscite in questa chiesa, passando attraverso di essa!

Anche il vangelo ha un suo «portale», una sorta di pagina programmatica che permette di comprendere il suo mistero e di entrare consapevolmente in esso. L’abbiamo appena ascoltata e va sotto il nome di «Beatitudini evangeliche». Queste parole di Gesù rappresentano il suo tentativo di rassicurare gli uomini e le donne di tutti i tempi circa il loro più grande desiderio, che è quello di essere felici. Chi non vuole essere felice? Chi non si sveglia ogni mattina avendo di mira, in mezzo alle mille fatiche quotidiane, questo grande desiderio? Chi non è deluso di fronte alle tante ricette preconfezionate di felicità che oggi vanno per la maggiore e che sono diffuse dai mezzi di comunicazione? Chi non ha mai fatto l’esperienza di essere infelice o non ha mai avuto la consapevolezza di essere stato fonte della infelicità altrui? Insomma, Gesù, usando questa parola – «beati» – mostra di voler andare al cuore del desiderio umano. Ma poi il suo elenco di «beatitudini» è paradossalmente segnato da situazioni che sembrano contraddire la nozione comune di felicità: la povertà, il pianto, la fame e la sete, la persecuzione. Oppure da comportamenti, che il mondo predica essere fonte di insuccesso e, quindi, di mancata realizzazione: la mitezza, la misericordia, la purezza. E, in aggiunta, la felicità sembra quasi ributtata nel futuro: i poveri saranno consolati (ma adesso non lo sono!), gli affamati saranno saziati, i misericordiosi troveranno misericordia, ecc. Il messaggio di Gesù, quindi, parte sì dal cuore del desiderio umano, che è la felicità, ma poi indica delle strade che vanno controcorrente rispetto alla segnaletica comune. Bisogna fidarsi di Lui, prendere la sua strada, provare ad essere felici adesso (non in un futuro indefinito) accettando di scegliere la povertà di spirito, la mitezza, il pianto, la fame e la sete della giustizia, la misericordia, la purezza di cuore, la pace, l’essere perseguitato. È come se Gesù dicesse a ciascuno di noi: «Se accetti liberamente di seguire i criteri di felicità che io ti annuncio, un pezzetto della beatitudine che sarà piena solo nell’eternità comincia ad essere presente anche adesso!». Che è come dire che la felicità non consiste affatto – quaggiù, perché le Beatitudini sono un «portale» per navigare nei siti di questa terra – nella ricchezza, nel divertimento fine a se stesso, nella forza della ragione o nelle ragioni della forza, nella corsa al benessere e al successo, nell’assenza di regole che fa sentire totalmente liberi, nella spregiudicatezza e nella sfrontatezza con cui si affronta la vita, tutte dimensioni che fanno parte dell’immagine dell’«uomo che si fa da solo» che oggi va per la maggiore e che tanta infelicità continua a generare. Le Beatitudini sono un sentiero di alta montagna proposto ancora oggi ad una umanità che cerca autostrade per raggiungere in fretta e bene il suo scopo. Ha scritto Benedetto XVI nel suo libro su Gesù: «Sì, le Beatitudini si contrappongono al nostro gusto spontaneo per la vita, alla nostra fame e sete di vita. Esigono “conversione” – un’inversione di marcia interiore rispetto alla direzione che prenderemmo spontaneamente. Ma questa conversione fa venire alla luce ciò che è puro, ciò che è più elevato, la nostra esistenza si dispone nel modo giusto».

Da questo punto di vista, le Beatitudini non sono il manifesto della vita scritto per i cristiani, ma sono il «portale» della vita. Rappresentano, cioè, la pagina in cui ogni uomo può decidere liberamente di trovare la via che conduce a sperimentare già quaggiù il sapore della felicità.

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