Colpo di testa 02 / Non basta procreare per essere genitori

Corriere di Como, 11 ottobre 2016

Il Tribunale per i minorenni di Milano alla fine ha preso una decisione: Martina Levato e Alexander Boettcher – noti come la coppia dell’acido – non potranno avere d’ora in poi alcun rapporto con il loro figlio naturale (nato nell’agosto 2015), che verrà dato in adozione, visto che ai due – in carcere dal dicembre 2014 per le micidiali aggressioni con l’acido – è stata sospesa la responsabilità genitoriale.

Che dire di questa decisione? Se in primo piano deve esserci il bene del bambino, mi pare che essa vada nella giusta direzione. Le lunghe condanne (non ancora definitive) impediscono a Martina e Alexander – che comunque dovrebbero stare separati – di svolgere la responsabilità educativa nella fase più importante della crescita del loro figlio.

Del resto, sarebbe stato ben strano che il Tribunale si dichiarasse a favore della potestà genitoriale di Boettcher, dopo che nel processo era stato definito come un «sadico psicopatico».  Martina Levato, poi, aveva di fatto subordinato il progetto procreativo al suo programma criminoso, sostenendo che avrebbe potuto diventare madre solo dopo essersi  purificata dai rapporti sessuali intrattenuti con soggetti diversi da Alexander, e che tale purificazione si otteneva sfregiandoli con l’acido.  Anche non dovessero stare in carcere, come possono questi due soggetti garantire ad un bambino il ruolo di padre e madre? Ora, questo lo si sapeva già nell’agosto 2015, quando il piccolo è venuto alla luce.

La domanda è: perché la decisione definitiva della sua adottabilità è giunta solo pochi giorni fa, con quattordici mesi di ritardo? Perché, nel frattempo, contatti tra Martina, Alexander e il figlio ve ne sono stati più di uno? Non sarebbe stato meglio prendere subito una decisione, certo dolorosa ma pienamente consapevole del bene primario da salvaguardare? So bene che queste mie domande finiscono diluite nella oggettività di un percorso giuridico, che prevede necessariamente perizie e lunghe procedure e che, anche adesso, deve aspettare i tempi tecnici per i ricorsi che i legali hanno già annunciato.

Forse è giusto così. A patto però di non dimenticarsi chi sono le vere vittime di questa assurda vicenda, di non trasformare i due condannati in poveri genitori a cui è stato sottratto il figlio. E di ribadire che non basta mettere al mondo un figlio per pretendere di esserne i genitori.

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