Le virtù del Siracide

VENTIDUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Grigne dai Piani d'ErnaOggi vorrei soffermarmi sulle parole della prima lettura (tratta dal libro del Siracide), perché esse trasudano una saggezza che non siamo più abituati ad ascoltare e che troverà in Gesù un’incarnazione perfetta. In una parola, il sapiente Siracide consiglia l’atteggiamento della modestia, una virtù dimenticata e non più insegnata. Anzi, si ha l’impressione che talvolta l’educazione vada nella direzione opposta. Frasi tipo «Cerca di emergere, fatti strada, non guardare in faccia a nessuno, non farti calpestare, ecc.» non sono rare sulla bocca dei genitori e non sono proprio improntate alla modestia. Il mondo patinato dei vip e delle star del cinema e dello sport non sa nemmeno che cosa sia la modestia e veicola stili di vita che i nostri ragazzi inseguono, e non solo loro: anche tanti adulti vivono al di sopra delle loro possibilità… Ecco, allora, che le parole del Siracide sembrano inattuali, fuori dal mondo. Il rischio è di non ascoltarle nemmeno, di trattarle come un rimasuglio dei tempi che furono. Invece esse hanno ritrovato forza nelle parole e nella vita di Gesù, che si ispira a questa saggezza antica e sempre nuova per insegnare l’umiltà e la gratuità. Dice il Siracide: «Figlio, compi le tue opere con mitezza, e sarai amato più di un uomo generoso». Il modesto è mite nel suo lavoro, perché vi mette tutta la sua onestà e professionalità e insieme è convinto di svolgere il suo dovere con semplicità, senza fare nulla di eccezionale, e per questo suscita amore e rispetto. L’esatto contrario di quella malattia mortale del nostro mondo che è quella di apparire a tutti i costi, di far vedere, di falsare la propria immagine, di rincorrere traguardi. La mitezza nel compiere il proprio dovere, lavorando nel nascondimento e senza clamori è una ricetta che va controcorrente, e naturalmente la si insegna vivendola.

Aggiunge il Siracide: «Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore». Questo oggi sembra proprio un consiglio per… perdenti. Nel nostro mondo, se hai ottenuto un posto in alto, devi tenerlo stretto con i denti e devi esercitare sino in fondo il potere a cui ti abilita, senza pietà per nessuno, altrimenti gli altri ti schiacciano! Il farsi umile viene considerato come uno strumento di appiattimento sociale. Sia chiaro: umiltà non è sinonimo di pressappochismo, non vuole dire mancanza di responsabilità, e nemmeno buttar là le cose tanto per farle, e nemmeno nascondere in un cassetto le proprie qualità e i talenti che il Signore ha donato in misura diversa a ciascuno. L’umile non è un rinunciatario che non ha qualità da mettere in campo, anzi è una persona attiva, vivace, presente, responsabile, intraprendente. Ma non superba, non arrogante, non orgogliosa, non supponente. Quando c’è una persona umile in un ufficio, si vede subito il suo lavoro ma non appare la sua persona. Se regna l’umiltà, il valore di una persona si misura dalla sua capacità di sottrarsi alle luci della ribalta e la grandezza non si confonde più con l’immagine. È davanti al Signore – e non necessariamente davanti agli uomini – che trova grazia colui che si fa umile.

Conclude il Siracide: «Il cuore sapiente medita le parabole, un orecchio attento è quanto desidera il saggio». Anche questi sono atteggiamenti inusuali: la meditazione e l’ascolto. La meditazione è l’esatto contrario dell’improvvisazione e della avventatezza con cui oggi si compiono le scelte. Meditare sembra diventato sinonimo di perder tempo. Meditare è diventato difficile perché – si dice – la vita moderna ti mette di fronte alle scelte e non ti lascia il tempo per riflettere: prendere o lasciare! Non è vero: siamo noi i signori delle nostre scelte, possiamo interrompere questo ritmo disumano, basta volerlo, basta fermarsi a riflettere e a meditare. E per farlo, dobbiamo ritrovare il giusto tempo della concentrazione.

La capacità di mettersi in ascolto è il contrario della chiacchiera vana che imperversa oggi. Tutti hanno qualcosa da dire, nessuno vuole più ascoltare. Penso che oggi sia determinante imparare e insegnare l’arte del silenzio. La televisione sempre accesa in casa è l’ostacolo più grande alla pratica dell’ascolto. Bisogna avere il coraggio di spegnerla e di ascoltarsi in famiglia, il marito con la moglie, i genitori con i figli.

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