Società «Pescatori di uomini»

QUINTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Faraglioni con barcaNel 1986 sul fondo del lago di Genesaret – dove si svolse la scena che ci ha narrato il vangelo di oggi – fu rinvenuta una barca, che risalirebbe ad un periodo che va dal 40 a.C. al 70 d.C. Molto probabilmente è lo stesso tipo di barca citata nel vangelo, usata dalla società di pesca costituita dai fratelli Simone e Andrea e dai soci Giacomo e Giovanni. La barca era lunga 8 metri, larga poco più di 2 metri e poteva contenere un equipaggio di cinque persone e dieci passeggeri. Ebbene, una di queste barche non bastò a contenere il pesce pescato quel giorno; Simone chiamò gli amici dell’altra barca e – ci dice il racconto – «essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare». Un’immagine di grande abbondanza. Con Gesù la pesca, prima deludente, diventa addirittura esagerata. Di solito si pesca di notte, mentre Gesù riempie le barche… con il sole! Pesca abbondante grazie a Gesù, eppure non succede quello che ci aspetteremmo, ma esattamente il contrario.

Proviamo ad immaginare la scena, cambiando magari l’attività. Azienda in crisi, qualche operazione finanziaria sbagliata, poca fortuna, congiuntura monetaria non favorevole. Ad un certo punto arriva un tale che dimostra di saperci fare. Come? Non si sa, però i risultati si vedono subito e sono ottimi, tanto da invertire la tendenza. Conclusione: quel tale diventerebbe subito socio o amministratore dell’azienda. Con questa nostra logica la pagina evangelica ascoltata avrebbe dovuto concludersi così: «Subito la società di pesca di Simone e Andrea, figli di Giona, e Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, stipulò un contratto con Gesù, perché diventasse loro socio. E vissero ricchi e contenti sulle rive del lago di Genesaret». Non andò così. I quattro pescatori tirano a riva le barche finalmente piene, ma per abbandonare tutto: sono loro a diventare soci dell’impresa di Gesù: cooperativa «Pescatori di uomini», società a responsabilità totale di chi partecipa, con capitale umano interamente versato! I quattro comprendono che l’abbondanza di pesci è semplicemente un segnale, che vuole indicare altro, ed è questo Altro – una persona – a costituire il vero motivo del cambiamento di vita. Capiscono che resteranno pescatori, non più di pesci però, ma di uomini. In fondo, «pescare un pesce» significa farlo morire, mentre «pescare un uomo» (nel senso inteso da Gesù) significa farlo vivere. E la barca della nuova società in cui si imbarcano sarà sempre piena come quel giorno? No, anch’essa assomiglia molto alla barca che lasciano, perché si riempie e si svuota in un batter d’occhio: i quattro vedranno folle indescrivibili, come quella che spinge Gesù a chiedere l’aiuto a Simone per potersi scostare da riva con la sua barca e così insegnare; ma i quattro proveranno anche la solitudine finale, anzi saranno essi stessi uomini in fuga nei giorni della morte di Gesù, e poi di nuovo continuatori fedeli della stessa pesca iniziata da Gesù, con la stessa alternanza di successi e sconfitte. Barche piene e barche vuote. Piene, magari, quando meno te lo aspetti, perché le reti le hai gettate sulla parola di Cristo e non in base ai tuoi calcoli. E vuote quando le risorse umane investite in piani faraonici lasciavano prevedere un esito favorevole. Ma la società di Gesù – la Chiesa – funziona così. Da due millenni, senza mai fallire, con i suoi alti e bassi.

Resta un quesito importante a cui dare risposta. Perché quella barca piena di pesci? Perché riempircela, se poi dobbiamo lasciarla sulla riva? Qual è il significato di quella pesca miracolosa? Gesù non vuole che a seguirlo sia gente delusa rispetto alla vita che conduce, non accetta di essere la ruota di scorta; quando chiama, vuole che sia forte il legame con ciò che chiede di lasciare, vuole che il gesto di lasciare costi, vuole che uno prenda coscienza che lascia tutto solo per seguire Colui che gli ha dato tutto. Per questo ti riempie la barca, affinché tu possa lasciare un tutto per seguire Lui. Quando la barca è vuota, è facile lasciare tutto, perché quel tutto in fondo equivale a niente… Ma se la barca è piena, costa lasciarla lì, si fa fatica a lasciare tutto, perché quel tutto è davvero sentito come tanto! È proprio così, seguire Gesù rispondendo ad una chiamata non può essere un ripiego.

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