Il bacio al Crocifisso…

Questa mattina, martedì 9 febbraio 2016, ho presieduto la solenne celebrazione eucaristica in occasione del Triduo del Crocifisso, che da secoli segna la vita della parrocchia di Rovellasca. Riporto di seguito il testo dell’omelia.

crocifisso_02Le parole di Gesù nel vangelo che la Chiesa ci propone oggi, ascoltate nel contesto di questa festa, con davanti agli occhi il nostro Crocifisso e una scala per raggiungerlo e baciarlo, un brivido ce lo provocano! «Di cose simili ne fate molte», dice Gesù a scribi e farisei, esecutori scrupolosi di tanti gesti tradizionali. Tra le lavature di bicchieri e di stoviglie, non finirà mica anche il nostro bacio al Crocifisso, anch’esso relegato tra le tradizioni degli antichi e ripetuto distrattamente, quasi che il Crocifisso sia un amuleto, una sorta di dazio annuale da pagare per mettere a posto la coscienza? Sia chiaro, Gesù non ce l’ha con le tradizioni degli uomini, se non quando la loro osservanza diventa un modo per trascurare il comandamento di Dio. Come nell’esempio fatto da Gesù: una tradizione vincolava con un giuramento i soldi come offerta al tempio e non permetteva così di usarli per aiutare i genitori; ora, “onorare il padre e la madre” è un comandamento di Dio!

Come possiamo osservare la tradizione del bacio al Crocifisso che i nostri padri ci hanno trasmesso, senza trascurare il comandamento di Dio? E qual è questo comandamento che il Crocifisso rappresenta per noi?

Guardiamolo, il Crocifisso. Egli rappresenta Qualcuno che si è messo in mezzo tra la terra e il cielo. Non aveva un Crocifisso da guardare il re Salomone che, per pregare, «si pose davanti all’altare del Signore… e stese le mani verso il cielo». La domanda profonda che egli rivolge nella preghiera non è più la nostra: «Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra?». Noi partiamo dalla certezza che Dio abita sulla terra, anche se qualche volta ci fa comodo ributtarlo in cielo, sulla nuvoletta. Ecco perché il Crocifisso rappresenta davvero il comandamento di Dio: è Lui che protende le mani tra cielo e terra. Le sue mani, per noi che guardiamo dal basso, sono stese come per abbracciarci, sono mani stese verso la terra. Il Crocifisso è la forma di Dio per noi, è il suo modo di parlarci, tanto che san Paolo può ben definirla «la parola della croce». Una parola non solo detta, promessa, ma fatta, compiuta. La croce inchioda Dio alla sua natura, l’amore, la realizza e in un certo senso la rende stabile. Sulla croce Dio continua a ripetere: «È compiuto». Vuoi vedere chi è Dio, com’è Dio? Guarda qui, qui si vede. Infatti, fu lo spettacolo della croce che fece dire al centurione romano: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

Che cosa vede il centurione con i suoi occhi, pagani eppure così profondamente umani? Vede due realtà che noi tendiamo a separare. Vede il dono. Vede il sacrificio. Il dono ci richiama qualcosa di bello e gratificante, mentre il sacrificio porta con sé l’idea della fatica e della costrizione. Donare non può avere nulla a che fare con il sacrificio, così pensiamo noi. E sbagliamo, perché donare comporta sempre un sacrificio di sé in vista del bene dell’altro. La forma della croce di Cristo tiene insieme la libertà gioiosa del dono e la necessità dolorosa del sacrificio. Il Crocifisso è dono e sacrificio insieme, e perciò il suo è amore perfetto: non è né una retorica del dono né tanto meno un’esaltazione della sofferenza. Gesù sulla croce non soffre perché ama, né ama perché soffre. Gesù sulla croce salva perché, mentre soffre, ama; mentre offre il sacrificio di sé, si dona. Questo vede il centurione e non può che concludere che lì davanti ai suoi occhi c’è Dio, che lì c’è l’Amore.

Questo continuiamo a vedere noi, guardando il nostro Crocifisso, elevato da terra perché tutti possa attirarci. Il messaggio perenne che ce ne viene è proprio questa strategia dell’amore. Tieni insieme il dono e il sacrificio. Se credi di donare senza sacrificarti, se vuoi tutto senza perdere nulla, il tuo amore resterà imperfetto. Dai questa forma, la forma della croce, anche ai tuoi amori e anche tu diventerai un piccolo ostensorio di Dio, una traccia del suo amore, un frammento di perfezione.

Carissimi, la croce non si può spiegare. Non è un assioma logico, né un teorema matematico. La croce è una strategia di vita. Ha ragione il filosofo francese Jacques Maritain: «Non si accetta la croce, la si prende, si adora la croce». Adorare, proprio questo è il gesto con cui anche qui nella nostra chiesa vogliamo accogliere la parola della croce. Ad-orare, cioè: portare vicino alla bocca. Il bacio è il gesto con cui esprimiamo l’adorazione. Anticamente l’adorazione era un gesto di riverenza che si faceva nei confronti di una persona o di una cosa (una statua della divinità, ad esempio) degna di grande rispetto. Ci si inchinava leggermente e con la mano destra si sfiorava appena la persona o la cosa, mentre si portava la mano sinistra alla bocca e la si baciava agitandola poi in direzione della persona o della cosa oggetto di adorazione: in segno di rispetto, quindi, non si voleva toccarla con le labbra e si impediva che il proprio fiato le giungesse vicino. Il gesto è rimasto nel nostro mandare un bacio da lontano portando la mano alla bocca. Ma noi oggi non adoriamo così il Crocifisso. Non portiamo la mano alla bocca, ma portiamo la bocca sino a sfiorare, a toccare, a baciare il Crocifisso. Non cerchiamo di capire la croce, ma ci avviciniamo sino al punto di adorare Qualcuno, di voler entrare nella sua dinamica di amore. È un gesto bellissimo e altamente impegnativo. Significa voler entrare nella forma della croce, nel dono e insieme nel sacrificio. Significa voler assumere quella forma che, come dice il profeta Isaia, «non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi».

Ora, questo gesto che ci viene dalla tradizione – metterci in fila, salire la scala e stampare ciascuno il suo bacio sul Crocifisso – non deve essere in contraddizione con il comandamento di Dio che la croce di Cristo perpetua nel tempo. Dio nel Crocifisso si lascia avvicinare, si lascia addirittura portare alla mia bocca, ma poi la mia bocca e tutta la mia vita deve impegnarsi ad avvicinare il Crocifisso ed il suo amore sconfinato agli uomini e alle donne che incontro.

Molto concretamente, andando al bacio del Crocifisso mi disporrò a mettere in secondo piano le mie sofferenze e i miei problemi, a puntare lo sguardo unicamente sulla croce di Gesù, vedendovi inchiodate le ansie e le angosce degli altri, di coloro che mi vivono accanto, di quelli che amo e di quelli che non mi amano. Ecco: oggi, ciascuno nel suo bacio porti il dolore di un altro, così da entrare insieme nella forma della croce ed esserne misteriosamente risanati.

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One thought on “Il bacio al Crocifisso…

  1. Ho trovato toccante il suo scritto e subito mi è venuta in mente LA PREGHIERA AL CROCIFISSO che dice così : ” Chinato il capo, spiro’….
    O Dio, così uomo….
    O uomo, così Dio….
    Cristo,
    vero Dio e vero uomo,
    Insegnaci la vita ! Amen ”
    Buona Quaresima.

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