La sapienza, innanzitutto!

VENTOTTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

DSC_0704Le letture di questa domenica fanno riflettere. La prima soprattutto, in cui è riportata una preghiera stranissima, lontana mille miglia dalla mentalità del nostro tempo. La frase più comune e banale che ci si dice – quando non si sa che cosa dire – è: «L’importante è la salute, poi viene tutto il resto!». L’altra parola che ritorna spesso nel nostro parlare è «bellezza», nella sua accezione più esteriore: la bellezza fisica è forse il valore più ricercato, soprattutto dalle generazioni più giovani (ma sembra che anche gli anziani inseguano il mito di una bellezza che non sfiorisce, come se la vita coincidesse con un corpo bello secondo i canoni della giovinezza). Ebbene, la confessione del re Salomone – è lui che parla nel brano che abbiamo ascoltato come prima lettura – è disarmante: «Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza… L’ho amata più della salute e della bellezza». E aggiunge anche una rivelazione importante: «Insieme a lei – la sapienza – mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile».

A onor del vero, bisogna dire che Salomone ha poi smentito con alcune scelte di vita questa sua confessione, o meglio, non sempre è stato prudente e saggio. La prudenza, infatti, è proprio la capacità di operare scelte giuste nelle varie circostanze della vita. Ma, semmai, questo aspetto contribuisce a rendere più a misura dell’uomo comune la sua preghiera, facendola uscire da una sorta di epica irreale. Comunque le parole di Salomone a noi sembrano frutto di un idealismo disincarnato, parole campate per aria. Dubito che siamo disposti ad insegnarle ai nostri figli, perché li farebbero sentire fuori dal mondo e noi invece vogliamo che non siano diversi dagli altri e che si sentano accolti nella società in cui viviamo, senza dover fare troppi salti mortali. La salute e la bellezza vengono prima di questa cosa strana, che è la prudenza o la sapienza, che non si mangia e che non si vede nello specchio.

Così come c’è una terza realtà – che a braccetto con la salute e la bellezza ci va quasi sempre – ed è la ricchezza. In questo caso siamo supportati nella nostra perplessità dai discepoli stessi di Gesù, che rimangono sconcertati dalle parole di Gesù, dopo che quel tale che «possedeva molti beni» se ne era andato rattristato, rifiutandosi di fare quel che Gesù gli aveva consigliato. Gesù dice: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio… È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». In queste parole hanno cercato una conferma quelle false ideologie classiste, che hanno diviso il mondo in due: ricchi (da impoverire, con la violenza se necessario) e poveri (con la voglia matta di diventare a loro volta ricchi, ad ogni costo). Ma Gesù non ha mai inteso dividere il mondo in classi, a lui interessavano le singole persone, come quel tale che gli si era gettato in ginocchio e che aveva fatto una domanda perfetta.

Vorrei che ci soffermassimo su quella domanda, perché essa, in quanto a stranezza, assomiglia alla preghiera di Salomone: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Domanda inusuale, fuori dal mondo anche questa. Oggi le uniche domande che contano riguardano la vita terrena. Che cosa devo fare per raggiungere il successo in questa vita? È la domanda che insegniamo ai nostri bambini, sin da piccoli, attrezzandoli subito con ogni accorgimento atto a primeggiare, a stare a galla, a non sfigurare sulla scena di questo mondo. Io mi inquieto sempre molto quando vedo bambini che si comportano già come piccoli adulti, che sanno già fare tutto prima ancora di andare a scuola, ma forse non sanno fare i bambini. Peccato! Comunque la domanda di quel tale è giusta, ed è una domanda che non rivolgiamo più. Forse è il caso che, prima di dare risposte, ci impegniamo a suscitare le domande, perché senza di esse, nessuna risposta ha un senso.

E con la ricchezza come la mettiamo? Credo che dobbiamo un po’ tutti accontentarci, diventare più sobri e meno accaparratori. Diamoci una calmata nelle nostre scalate inarrestabili e dedichiamo più tempo a vivere. La prudenza e la sapienza valgono davvero più della ricchezza, della salute e della bellezza.

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