Natale senza Gesù: è solo ignoranza storica…

Alcuni genitori della scuola elementare di Tavernerio – il comune della provincia di cui fa parte la mia parrocchia – si sono rivolti a me perché una insegnante di prima elementare avrebbe manifestato l’intenzione di fare una recita in occasione del Natale, evitando però di nominare Gesù, per rispetto di due alunni musulmani. La cosa mi ha sorpreso, anche se non si tratta di una novità. Ho invitato i genitori cattolici a documentarsi e a protestare con l’insegnante, indicando chiaramente l’equivoco di questa falsa motivazione di rispetto religioso.

Tre puntualizzazioni vanno fatte. La prima. Non ha alcun senso decidere di fare una recita di Natale, espungendo il fatto della natività di Gesù, che è all’origine della festa cristiana che, a sua volta, è all’origine della vacanza scolastica. E’ vero che molto probabilmente i cristiani nel quarto secolo hanno inserito la festa del Natale di Gesù in un giorno festivo dell’impero romano, quello del Sol invictus, ovvero nel giorno in cui il culto pagano celebrava il sole che comincia a crescere mentre le notti si accorciano (solstizio invernale). Ma, oggi, a Natale non si celebra il solstizio invernale, né tantomeno il sole. Si fa festa a partire dalla nascita di Gesù Cristo. Fare una recita di Natale senza nominare Gesù è un falso storico prima ancora che religioso, ed è quindi una cattiva scelta didattica che un insegnante non dovrebbe fare.

La seconda puntualizzazione riguarda il presunto oltraggio della sensibilità musulmana. I fedeli dell’Islam non hanno alcun problema a pronunciare il nome di Maria e di Gesù, perché nel Corano sono dedicate a Gesù e a Maria tre delle sure più lunghe e i nomi di Gesù e di Maria sono menzionati rispettivamente 183 e 85 volte. I canti natalizi e le recite di Natale, quindi, non danno alcun fastidio ai bambini di religione musulmana, anche se essi non credono che Gesù sia il Figlio di Dio fatto carne, ma semplicemente un profeta. Questa posizione è sostenuta da autorevoli esponenti dell’islam in Italia. Basti accennare alle affermazioni di Yahya Sergio Yahe Pallavicini, vice-presidente della CO.RE.IS. (Comunità Religiosa Islamica) Italiana, il quale contesta scelte già attuate in passato (come quella di sostituire la parola “Gesù” con “virtù” nelle canzoni natalizie o quella di inventare una nuova versione di “Cappuccetto Rosso” come alternativa alla recita di Natale tradizionale): «Tutto questo esprime quanto di più diseducativo si possa concepire, per “non turbare la suscettibilità infantile” degli studenti non cristiani in Italia, con un abuso dell’autonomia scolastica che rischia di essere un’autonomia dall’uso sensato dell’intelligenza. Diventa quindi necessario ricordare che la laicità della scuola pubblica non presuppone una connotazione confessionale ma nemmeno anticonfessionale». Esatto: è un problema di ragione, di giusta laicità della scuola, e di rispetto della tradizione religiosa di un popolo, in cui anche i musulmani venuti in Italia vivono. Questo l’insegnante lo dovrebbe sapere e dovrebbe rispettare non soltanto gli alunni cristiani, ma la ragione storica del fondamento di una festa scolastica. Nessuno la obbliga a fare una recita natalizia, ma non ha senso – prima di tutto nella sua funzione informativa e didattica – che essa dimentichi l’origine del Natale.

Una terza puntualizzazione non riguarda tanto questa vicenda, ma un tema più generale di libertà religiosa nel mondo. L’attenzione al rispetto delle minoranze religiose che vivono nel nostro Paese è sacrosanta, ma forse sarebbe auspicabile che i cristiani si interessassero anche delle vessazioni che devono subire alcune comunità cristiane che vivono in Paesi islamici. In Arabia Saudita, ad esempio, è proibito ai cristiani celebrare la festa del Natale, e qualcuno negli anni scorsi è stato incarcerato anche solo perché aveva fatto gli auguri per telefono! La reciprocità in fatto di libertà religiosa non va brandita come un ricatto politico, ma comunque bisogna prendersi carico, anche politicamente e diplomaticamente, del problema, facendo evolvere l’Islam verso posizioni di autentica libertà religiosa anche nei Paesi islamici. Intanto, qui da noi, è bene procedere nella via di una integrazione intelligente e di un reciproco rispetto. E la prima cosa da evitare, soprattutto da parte di chi è chiamato ad educare, è l’ignoranza.

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One thought on “Natale senza Gesù: è solo ignoranza storica…

  1. Voglio precisare l’antefatto di questo post.
    Uno. I genitori di Tavernerio non sono da ritenersi per nulla responsabili di quanto io scrivo qui ed ho scritto altrove. Essi hanno solo riferito o confermato a me un contenuto di una riunione tra l’insegnante e i genitori.
    Due. Ho avuto modo di incontrare la dirigente scolastica (vicepreside), la quale mi ha assicurato che il laboratorio teatrale deciso per le classi di prima elementare non prevede alcuna sostituzione del personaggio o del nome di Gesù, anzi vuole aiutare i bambini a cogliere il significato autentico del Natale (il contenuto del testo teatrale che mi è stato riassunto lo conferma).
    Terzo. Vi è stato sicuramente un equivoco, dovuto probabilmente ad un difetto di comunicazione della insegnante nella riunione di cui sopra, che è stato all’origine di una informazione errata da parte mia circa l’intendimento della stessa per quanto riguarda la recita di Natale.
    Per cui: quanto qui io scrivo è valido nel suo contenuto e nelle motivazioni che vengono addotte, ma evidentemente non va riferito al caso specifico della scuola elementare di Tavernerio.

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