Ventinovesima Domenica del Tempo Ordinario. La cera e la fiamma…

La domanda finale di questo vangelo – una delle domande che Gesù fa e a cui non risponde – atterrisce sempre un poco. Che cosa avrà voluto dire? Che il cristianesimo è destinato a sparire dalla terra e che, quando non ci sarà più, in quel momento il Cristo tornerà? Non credo. A Gesù non sono mai interessati i vaticini sul futuro, e non è mai stato incline ai catastrofismi pessimistici anche se ha usato talvolta il linguaggio apocalittico.Io credo semplicemente che quella domanda che non a caso si apre con un “ma” – «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» – intenda mettere in gioco la nostra capacità a mantenere viva la fede che abbiamo ricevuto in dono. È come se Gesù domandasse, dopo aver raccontato la parabola del giudice iniquo: «Avete visto che forza ha avuto quella vedova? Ve ne sono tante di donne e uomini così, capaci di testimoniare la propria fede a costo di essere importuni?». Che cosa rispondiamo? Bisogna riconoscere che la nostra tensione cristiana è assai molle in fatto di fede. Per usare il vocabolario di san Paolo, facciamo fatica ad annunciare la Parola di Dio quando il momento è opportuno, figurarsi quando c’è il rischio di importunare qualcuno e magari qualcuno che conta e sta in alto. Insomma, dipende da noi tenere acceso il fuoco della fede dentro il camino della storia. La parabola parla della «necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai». Ora, nelle nostre famiglie la preghiera è perlopiù assente o ridotta al lumicino. Si dialoga poco e si prega ancora di meno, e la fede è fumigante. Succede come qui all’altare, quando nei lumini finisce la cera: la fiamma si spegne. Si viene qui ad accendere la candela, ma essa brucia finché lo stoppino trova la cera, poi si spegne. Così è anche della fede: la fiamma si spegne se non trova la cera della preghiera. La preghiera è un po’ come la legna nel camino: fa scoppiettare il fuoco, riscalda, illumina. Ecco perché è necessario pregare sempre senza stancarsi, perché solo così la fede resta accesa e il Cristo, quando verrà, la troverà sulla terra. La preghiera, quindi, è al servizio della fede. Certo che ci vuole fede per pregare, e noi questa fede iniziale l’abbiamo ricevuta, ma ci vuole anche la preghiera per mantenere accesa la fede. Lo so che talvolta si brontola in casa, quando qualcuno invita a dire le preghiere, ma quel momento – che può sembrare monotono e noioso – equivale ad accendere un lumino e, dopo che si è pregato insieme per qualche momento, la casa è tutta illuminata perché brucia la cera delle nostre preghiere ed il lume della fede resta acceso. Bisogna crederci a questa cosa, altrimenti si finisce tutti inebetiti davanti al televisore e si diventa più stupidi di prima. Oppure, ciascuno ha fretta di fare le cose che ritiene più urgenti e non si mette legna nel camino della fede, e la casa poco alla volta si raffredda. Una volta un bambino mi ha confessato: «Papà ha sempre tante cose da fare e la mamma è nervosa, così preferisco starmene buono buono davanti alla tv!». E un altro ragazzino una volta mi ha stupito, dicendomi: «Sai, don, che ho proposto a mamma e papà di pregare insieme, ma mi è sembrato che avessero quasi vergogna di farlo!». Gli ho detto che «no, non è così», ma dentro di me mi sono vergognato e ho pensato «sì, è proprio così».

Oggi è la Giornata Missionaria Mondiale. Che cos’è la missione? È l’impianto di illuminazione e di riscaldamento della Chiesa. Di luce e di caldo non c’è bisogno solo in Africa o in America, ma anche qui. La missione è l’unico modo in cui ciascuno di noi può pensare di possedere quel tesoro immenso che è Dio: è una ricchezza che ha bisogno di essere donata, altrimenti poco alla volta svanisce nel nulla. Talvolta sento dire: «Io ho la fortuna di avere la fede». Vero. Ma tu la fede ce l’hai solo nell’atto di donarla e, per averla, hai bisogno sempre di uno al quale donarla. Questa è la missione. È come la fiamma, che c’è solo mentre brucia. Se dovesse improvvisamente decidere di non bruciare più per conservarsi, non sarebbe più una fiamma e non servirebbe più a niente. Ora, la nostra fede, carissimi, assomiglia talvolta proprio ad una fiamma così: non serve a nulla perché non brucia, non fa luce e non riscalda perché non si comunica nella missione.

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One thought on “Ventinovesima Domenica del Tempo Ordinario. La cera e la fiamma…

  1. Tutto sta nell’apprendere come pregare ma ci vuole Qualcuno che insegni a pregare, soprattutto quando si è grandi. Io sono andata a scuola e ho appreso delle nozioni. La mia mamma mi aveva insegnato a fare il segno della croce e poi le preghiere elementari ma poi un giorno ho preso il largo…….e ho scoperto il calore del sole della fede, lo splendore della fede, la sicurezza che la fede infonde nella mia anima. Come è bella la nostra Fede Cattolica!risolve ogni ansia, colma il cuore di speranza.

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