Un’omelia funebre per Erich Priebke

Di fronte ad una richiesta dei familiari e appurato che Erich Priebke sia battezzato e che al momento della morte non rientri nella condizione che, secondo il canone 1184 del Codice di diritto canonico, impedisce le esequie, e seguendo l’eventuale giudizio dell’Ordinario, avrei presieduto il funerale del noto criminale nazista. Lo avrei fatto, perché il mio ministero di prete mi mette nella condizione di avere uno sguardo su ogni uomo come amato da Dio, sempre, anche se ignobilmente peccatore. A Lui spetta la misericordia in un modo che a me sfugge. A me, però, compete quella misericordia che Gesù mi ha insegnato e che devo esercitare maggiormente proprio nei confronti di peccatori pubblici che sembrano tenacemente impermeabili al messaggio del Vangelo. Talvolta provo imbarazzo quando vedo prelati della Chiesa accorrere a celebrare i funerali di personaggi famosi del mondo dello spettacolo o della politica che non hanno certo offerto in vita una testimonianza evangelica esemplare, eppure godono di discorsi e applausi dentro le mura di una chiesa o addirittura di una basilica. Provo imbarazzo, ma cerco di comprendere, alla luce di quello che non posso sapere. Ad esempio, non so mai che cosa è avvenuto alla fine di una vita, e se non vi è stato quell’incontro breve e decisivo che ha portato in paradiso anche il ladrone, quello che ci ostiniamo a definire “buono”, ma che in verità era notoriamente “cattivo” come l’altro. Sant’Agostino, in una sua omelia, dice addirittura: «Vieni, ladrone, e dà una lezione ai discepoli!». Ecco, vieni a darla anche a noi, oggi, una bella lezione…

Certo, Priebke è un pluri-assassino, che – dicono – non si è mai pentito del male fatto e anzi ha ostentato la difesa dei principi folli del nazismo che hanno nutrito la sua vita. Ha creduto sino all’ultimo di aver fatto il bene? Forse sì, ed ha continuato dunque a seguire una coscienza gravemente e colpevolmente erronea, provocando così tanta sofferenza e innescando una spirale di giustizia e di vendetta. Il peccato è sempre così: produce male e genera nuovo peccato. Queste cose le direi in modo chiaro e senza timore nell’omelia del funerale, pur senza poter ostentare quella sicurezza che il defunto Erich Priebke non si sia pentito del male fatto, sinceramente davanti a Dio, prima di morire. E invece noto che tanti, quasi tutti, hanno questa certezza.

Aggiungerei – se me ne lasciassero il tempo – tutti i 335 nomi dei trucidati alle Fosse Ardeatine. Se invece dovessi essere breve, non dimenticherei comunque di dire che sulla soglia dell’eternità Erich Priebke ha trovato proprio loro, che forse lo hanno – ahimé, se così fosse, in ritardo – convinto del tremendo errore su cui ha costruito la sua vita terrena. L’inferno non sarebbe proprio questo incontro rifiutato per tutta la vita? Ma forse l’incontro c’è stato ed è stato di altro tenore. Chi lo può dire? Chi sono io per giudicare? Aggiungerei in quella omelia una condanna chiara di ogni ideologia di morte, che corrompe il cuore dell’uomo, facendogli credere che la vita si realizza in una volontà di potenza sull’altro. No, la vita è un dono che domanda responsabilità. Richiede amore e sacrificio.

Ho sentito in queste ore parlare di prudenza, che sarebbe all’origine della scelta di non celebrare il funerale dentro le mura di una chiesa cattolica. Forse che la prudenza viene prima della misericordia? Il Vangelo mi insegna il contrario e io seguirei il Vangelo e non l’onda mediatica o il comprensibile sdegno popolare o addirittura il fiume di odio che Priebke ha inevitabilmente attirato su di sé con il suo comportamento pertinace anche negli ultimi anni di vita. Al funerale leggerei la pagina evangelica della crocifissione, magari nella versione di Luca in cui c’è la scena del ladrone. In quello spettacolo non manca il perdono che un certo Gesù – condannato e crocifisso iniquamente – ha manifestato nei confronti non di uno ma di molti pluri-assassini.

Parlerei del tempo che ancora il Signore ci concede, per la nostra conversione, per il pentimento dei peccati, anche quelli più gravi, anche quelli pubblici. Esistono forse peccati che non sono perdonabili, se confessati? No, l’unico peccato non perdonabile è quello di credere che ne esista qualcuno, pur grave, per cui non sia possibile ottenere la misericordia di Dio. Insomma, Dio questa misericordia la esercita nei modi che a noi sfuggono. Ma anche alla Chiesa – che è il suo corpo qui in terra – spetta il ministero della misericordia, che va esercitato anche contro il senso comune o la pubblica opinione di massa. Il Vangelo non accetta accomodamenti, soprattutto in fatto di misericordia.

Certo, lo so anch’io che non è il funerale a sancire la misericordia. Può esserci, anche senza funerale. Così come rischia di non esserci, a fronte di un rito celebrato con le labbra o per pura convenienza. Ma guai se il motivo per non celebrarlo fosse la pura convenienza alle urla della folla. La gente del «crucifige» è sempre in piazza ed è la stessa dell’«osanna»: se è possibile, non bisogna diventarne gli esecutori insipienti.

Ecco, io credo che un funerale darebbe a me, ministro della Chiesa, la possibilità di annunciare il Vangelo della carità e della verità. Dovrei dire le cose come stanno, e forse per qualcuno che lì mi ascolta non sarebbe piacevole. Ma avrei la possibilità di annunciare anche una cosa che oggi non dice più nessuno, e che il Vangelo continua a considerare essenziale: la scandalosa misericordia del perdono, che si dà anche a chi non ha chiesto perdono. Un certo Gesù lo ha fatto dalla croce. A noi spetta farlo, con tutti, almeno dall’altare.

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12 thoughts on “Un’omelia funebre per Erich Priebke

  1. Ovvio. La chiesa..anzi mi correggo, il Vaticano prima lo ha aiutato a scappare in Argentina . Insieme a tanti altri “macellai” … adesso mi sembra giusto che si finisca l’opera di “misericordia” e gli si celebri i funerali con rito cristiano. Povero peccatore.
    dopo tutto ha solo massacrato centinaia di persone, che sarà mai… perdoniamolo.
    “DEUS LO VOLT” (Dio lo vuole). E lei che è uno storico conoscerà sicuramente a cosa mi riferisco.
    Anche questa volta ha perso una occasione per starsene zitto, mi sorge il sospetto che sia fatto, questo post, esclusivamente per farsi un po’ di pubblicità.
    Invece di scrivere fiumi di parole… doveva andare a parlare con qualche sopravvissuto! e capire (ma lo ritengo difficile leggendo le sue righe) che cosa ha fatto, sostenendo le proprie ragioni fino all’ultimo, quella bestia di uomo!.
    Fortuna che è un giornalista..

    • siete solo un fiume che travolge tutte le sporcizie della terra, senza mai fermarsi e contemplare sulla realtà…. il Presidente americano che fece sganciare la bomba atomica su Hiroshima ebbe tutti gli onori di Stato e di Chiesa durante la sua morte, passando nella storia, non furono 350 morti, ma oltre 100.000 innocenti… e la guerra in Iraq? e le altre guerre? tutti eroi sono stati? quanti Priebke ci sono e ci sono stati? solo perchè è successo in Italia? e tutti quelli che l’attuale governo italiano ha costretto ad ammazzarsi, per la crisi, non sono delitti di Stato? non sono 335 ma molto di più…. sono tutti da condannare dalle leggi umane, non lo metto in dubbio… ma la morte è un mistero che appartiene ad ognuno di noi…. poi, il pentimento non viene obbligatoriamente reso pubblico, nessuno potrà mai sapere quando l’anima si è pentita in segreto e quante volte quell’uomo, nella sua personale dignità, abbia battuto il petto recitando il “mea culpa”… l’anima, è un soffio che nessuno conosce, prigioniera della carcassa umana, e che la giudica solo Dio!

  2. Non Le sembra di divorziare l’AT dal NT?
    Ricordiamoci per favore che la GIUSTIZIA di Dio è l’attributo che ricorre con maggior frequenza nella Sacra Scrittura. Oppure alla base del Suo articolo vi è la dottrina dell’apocatastasi?
    Paolo de Petris

  3. E’ da qualche mese che mi chiedo se aver rinunciato ad un sigillo incorruttibile, per adottarne uno tale solo in superficie, possa non corrispondere al pensiero di chi ne ha fatto esibizione.
    Del cilicio di Paolo si seppe solo fuori da ogni arroganza e dalla sua stessa volonta’.
    Ho la mente confusa, vi echeggiano brandelli di parole non umane. Mia e’ la vendetta.
    Giuda e’ tra i santi.
    Ho sempre ascoltato attonito le parole di chi, ospite all’altare di Dio, pronunciava parole di perdono all’assassino di un suo congiunto, rendendomi conto della mia infinitesima piccolezza nel non riuscire non solo ad identificarmi, ma neppure a penetrare la loro mostruosa e terribile grandezza.
    Un Dio dalla croce, prima ancora di lasciarsi andare alla sua Umanita’ ” Eli lama asabthani”, aveva usato l’ultimo respiro per presentare al Padre il peccatore.
    Perdoniamo quindi anche noi oggi chi, con piu’ forte umanita’, forse non ha udito il Divino insegnamento.
    Chi siamo noi per condannare ?

    Ingemisco, ma non all’uomo.

  4. L’amore e il perdono sono la base della cristianità, il Signore perdonò i suoi aguzzini prima di morire sulla croce. Se tutti noi non accettiamo questo , non possiamo dire di essere dei buoni cristiani . Non so se ne sarei capace nel trovarmi in una situazione grave , mi auguro di no e non lo auguro a nessuno , ma le cose sono cosi per noi credenti.

  5. A me pare, leggendo qua’ e la’, che di Misericordia, ne abbiamo bisogno quasi piu’ noi che il sig. Priebke.
    Grazie dell’articolo.
    un saluto

  6. Sbagliato e miope: la misericordia, come la democrazia, diventano valori assoluti solo e proprio nel momento in cui se ne porgono i contenuti a chi li disprezza.

    Delle tre grandi eredi di Abramo, solo il Cristianesimo offre il perdono, ponendosi ad altezze siderali al di sopra di ogni microtomo bizantinismo interpretativo biblico o coranico,
    Il solo ragionarne ne frantuma la chiave di volta, il Figlio stesso non pone e non pose quei limiti che qualcuno ha ripescato, frugando le pagine di trascorsi “regolamenti” trirignicoli.

    Se avessi incontrato l’assassino Priebke, non avrei esitato fermarlo sparandogli in fronte, l’anima la consegno al suo Dio; l’ insulto al morto, lo lascio a coloro che sono cosi’ pronti a dividere con lui la identica mancanza di misericordia.

  7. Forse per la prima volta nella storia un governo ha proibito di dare sepoltura ad un criminale. Accade nella Roma caput mundi e la proibizione, verosimilmente basata o almeno compatibile con le leggi democratiche della Repubblica, e’stata estesa all’intera provincia del capoluogo che ieri “ospitava” nelle sue strade il recluso Priebke.
    Capisco perfettamente il timore di creare un polo di richiamo per non qualificabili nostalgie, non mi chiedo quindi dove e come la salma potra’ essere’ tumulata, stanti le premesse, si tratta di un problema la cui soluzione e’ fuori da ogni mia possibile posizione.

    Il mio interrogativo e’ un altro.
    Senza scomodare coloro che non possiedono altro che il cercare un punto d’onore nel rivangare gli errori degli uomini, pezzenti o meno, per addossarne le colpe alla religione, ma nel trasparente intento di estenderle a Colui che ne fu il Motore, ……la mia domanda, tanto semplice quanto grave, al punto da averne angoscia e da chiedere una risposta e’ questa :
    Johannes Bernardonis, quello vero, -cosi’ ci facciamo capire anche dagli esclusivi e colti detrattori in S.P.E. -dicevo il poverello, avrebbe rifiutato di dividere la nuda terra col peccatore?
    Personalmente temo la risposta.

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