Ventiduesima Domenica del Tempo Ordinario. Famiglia e custodia del creato

In questa domenica celebriamo la Giornata del Creato, una occasione per riflettere sul grande bene della creazione che Dio ci ha affidato affinché lo custodissimo. Quest’anno il tema recita: «La famiglia educa alla custodia del creato». Una riflessione importante che prende spunto da un versetto del libro dei Proverbi: «La donna saggia costruisce la sua casa, quella stolta la demolisce con le proprie mani» (Pr 14,1). La Bibbia parla della donna perché vi vede giustamente il perno di una casa, ma la massima della Scrittura vale anche per l’uomo saggio. Dio ha creato una grande varietà di piante ed animali, ha creato le rocce e l’acqua, ma solo all’uomo e alla donna ha dato la possibilità e la capacità di custodire. Purtroppo, anche quella di distruggere. Dipende dalla nostra saggezza scegliere la strada giusta. E la prima regola di sapienza in questo compito di custodia del creato consiste nell’accorgersi con stupore della sua bellezza, nell’imparare a percepire e ad essere attenti ai molti messaggi che sono contenuti nel creato. La prima forma di distruzione della natura è la distrazione, la noncuranza, la disattenzione, la superficialità con cui viviamo le occasioni di stare in mezzo alle meraviglie della natura. Ebbene, la famiglia è il luogo in cui si impara l’attenzione e si corregge la distrazione. Sulla bocca di Gesù troviamo spesso riferimenti ad una contemplazione della natura che egli ha certamente imparata nella sua famiglia, da Maria e Giuseppe. Da loro apprese a guardare con stupore ai gigli del campo e agli uccelli del cielo, ad ammirare quel sole che il Padre fa sorgere sui buoni e sui cattivi o la pioggia che scende sui giusti e sugli ingiusti. Naturalmente solo genitori ed educatori che non siano anch’essi divenuti distratti possono educare allo stupore. La famiglia che vive insieme nel creato è la migliore cellula educativa della custodia e della salvaguardia del creato.

Attenti, però, a non ridurre l’ecologia – così citata ad ogni angolo – con una questione di semplice rapporto tra uomo e ambiente. Come ci ha ricordato anche papa Francesco, «il custodire non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani». Vi è, cioè, una ecologia umana che precede e fonda ogni altra ecologia ambientale: è difficile pensare di custodire il creato e di educare a custodirlo, se non si impara a custodire la vita umana e la persona come valore primario da rispettare e tutelare, specie se è povera o disabile, se non serve ancora – come il nascituro –, o non serve più – come l’anziano (anche queste sono parole di papa Francesco). Viviamo in una «cultura dello scarto» che non produce solo rifiuti ambientali ma genera l’abitudine a rimanere insensibili nei confronti di chi viene di fatto scartato dal nostro mondo, e la crisi economica ha fatto aumentare il numero di queste persone, anche qui vicino a noi. La famiglia deve accollarsi il compito educativo anche nei confronti di questa ecologia umana.

Il messaggio di questa Giornata del Creato segnala alcuni atteggiamenti da imparare in famiglia (e nella comunità parrocchiale). Intanto bisogna «cambiare lo sguardo sulle cose» così che «tutto diventa intessuto di stupore»: invece, siamo sempre più distratti e come presi dalla cultura del «tutto dovuto» (e gratis) invece che del «tutto gratuito» (e a prezzo di una responsabilità). Poi, dobbiamo imparare «il rispetto della diversità» e mi sento di dire che la prima differenza da comprendere e da accettare è la differenza sessuale di uomo e donna, che oggi invece la cultura dominante tende ad annullare con danni gravissimi proprio a quella ecologia umana che sola può fondare una ecologia ambientale. Non per nulla la famiglia, che è il luogo per eccellenza della differenza sessuale, è il primo bersaglio di questa cultura del mondo. Infine, «in famiglia si impara anche a riparare il male compiuto da noi stessi e dagli altri, attraverso il perdono, la conversione, il dono di sé». Si parla tanto di ferite inferte alla terra, ma le prime ferite al creato e le più profonde sono quelle che ledono la fraternità umana – ben più gravi dell’incivile abbandono dei cani di cui si occupano le cronache estive… – e bisogna imparare a curare quelle, se vogliamo davvero educare a custodire il creato.

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