Ventunesima Domenica del Tempo Ordinario. Primi o ultimi, oltre la porta stretta…

Vi sarete accorti che ci sono domande a cui Dio non risponde. E sono le domande che vorrebbero nutrire la nostra curiosità. Come quella del tale di cui ci parla la pagina evangelica odierna: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Non si sa bene come interpretarla. Forse quel tale – magari un fariseo – si aspettava che Gesù confermasse quel «pochi», mettendoci dentro lui naturalmente. Noi, invece, speriamo che la risposta di Gesù corregga quel «pochi» in un più misericordioso «molti» o addirittura in un rassicurante «tutti». Dio non risponde né con «pochi», né con «molti», né con «tutti». Il Signore non risponde alla nostra curiosità, ma nemmeno elude ciò che sta dietro la domanda, ovvero il problema serio della salvezza. E la via che Gesù indica ribalta i nostri criteri: in un certo senso Gesù allarga a dismisura la possibilità della salvezza offerta agli uomini, perché «verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio»; ma aggiunge anche che «molti cercheranno di entrare ma non ci riusciranno» e scombussola quel criterio meritocratico e di precedenza che a noi piace molto – chi arriva primo viene servito per primo, gli altri si mettono in coda… – sentenziando che «vi sono ultimi che saranno primi e vi sono primi che saranno ultimi». Quindi, il Signore non ci offre alcuna facile ed automatica certezza circa la salvezza, ma chiarisce il campo di movimento entro il quale il cammino della salvezza si svolge.

La salvezza è solo questione di grazia che viene dall’alto? No, c’è uno «sforzatevi» a garantire che ci deve essere il nostro impegno, la nostra responsabilità, la nostra fatica. La porta è stretta e dobbiamo sforzarci di entrare per quella porta stretta, perché non ce n’è un’altra. Magari non sono «pochi» quelli che si salvano, ma sono «molti» quelli che non riusciranno a passare per la porta stretta. È stretta la porta, e non sarà sempre aperta: ad un certo punto «il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta» – e non sappiamo quando questo avverrà – e a quel punto sarà impossibile varcare la soglia della salvezza e non varrà nemmeno il vantarsi di aver mangiato e bevuto in presenza del Signore e aver ascoltato il suo insegnamento. La partecipazione a questa Messa – mensa della parola di Dio e dell’eucaristia – non sarà sufficiente, se non ci saremo continuamente sforzati di passare oltre la porta stretta. L’autore della lettera agli Ebrei suggerisce che questo passaggio può comportare anche la via della correzione, che è uno strumento dell’amore, «perché il Signore corregge colui che egli ama».

Su questo aspetto proprio non ci siamo, e non solo su un piano strettamente pedagogico. Abbiamo immaginato la vita come un percorso, lastricato con bisogni sempre da esaudire e in cui i sacrifici sono sempre e solo finalizzati all’arrivare primi in una corsa frenetica ed egoistica. Una vita così è, appunto, immaginata e, quindi, alla prova dei fatti non funziona, e alla lunga infiacchisce le ginocchia e devia il cammino. La correzione del Signore è dunque salutare, vuole rimetterci in carreggiata, «sul momento non sembra causa di gioia, dopo però arreca un frutto di pace». A me viene sempre in mente il sentiero di montagna che sale verso la vetta: talvolta taglia i prati come un itinerario rassicurante e ti dà la gioia di scorgere i fiori, ma poi, quando incrocia le rocce, risale il ghiaione con tante serpentine (ma anche lì i fiori non mancano!) e, ogni tanto, ti chiede qualche salto o di aiutarti con le mani. Salendo, trovi sempre qualcuno che pare preso dalla smania di correre e di arrivare in fretta in vetta: quelle serpentine le taglia in verticale, e, uscendo dal sentiero, perde di vista la sapienza del tracciato. In vetta – come nella vita – non conta arrivare primi, perché – come ci ha detto Gesù – «vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi»: la gioia della vetta è identica, magari è ancora più grande per chi ha fatto fatica ed è arrivato ultimo… Questa regola, che ribalta la nostra mania delle classifiche, non riusciamo proprio a digerirla! Eppure, essa rivela la promessa di una grande universalità della salvezza: primi od ultimi conta poco, se potremo essere seduti alla mensa del regno di Dio, dopo aver attraversato con fatica e gioia la porta stretta.

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