Quinta Domenica del tempo ordinario. Una fede, due movimenti…

La pagina evangelica che, nel vangelo di Luca, incrocia la chiamata dei primi discepoli con la pesca miracolosa è segnata da due movimenti, uno di continuità ed uno di discontinuità. Il primo movimento prende avvio dalla Parola, la parola di Dio che viene proclamata da Gesù e che richiama un numero ingente di persone. Luca dice di Gesù che «la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio». Il motivo della ressa è l’ascolto della sua parola. Fame di parola di Dio è quella che attanaglia la gente. Questo movimento di folla porta Gesù a scostarsi un poco dalla riva e a salire su una barca di pescatori. La Parola ha bisogno di questa distanza per essere proclamata ed ascoltata, ha bisogno che l’uomo la ponga davanti a sé e si lasci prendere dalla sua autorità, dalla sua forza, mettendosi nell’atteggiamento dell’ascolto. Ma, poi, ecco che il movimento partito con la Parola continua e diventa movimento di pesci: le orecchie hanno ascoltato la Parola, le barche accolgono una quantità enorme di pesci. C’è una continuità tra le due azioni, come a dire che quell’abbondanza spropositata che ora colma le barche di pescatori increduli, prima aveva colmato le orecchie attente di una folla di persone. La Parola ha dentro di sé questa forza di colmare al punto che le reti quasi si rompono, le reti delle barche ma anche le reti dell’ascolto e dell’accoglienza della Parola: essa ha l’energia di rompere gli schemi umani, di sovrabbondare al punto di generare una nuova visione della vita. La fede è questo nuovo modo di guardare che la Parola di Dio, quasi rompendo le reti del senso comune, sa creare in chi l’ascolta. Ma è pur vero che l’abbondanza dei pesci, dopo la ricchezza della Parola, significa anche la fecondità della Parola stessa: essa non è sterile esercizio fatto con la bocca, ma diventa la fatica delle mani e s’unisce al lavoro, alla professione che rende nobile e insieme pesante ogni giornata di vita. Simone ascolta la parola di Gesù in preda alla frustrazione per una notte di lavoro che non ha colmato le attese, e non sa come obbedire ad uno che, dopo aver parlato tanto, proprio lì dalla sua barca, gli domanda di poter fare il suo lavoro, in pieno giorno, quando normalmente i pesci non entrano nelle reti dei pescatori. È già fede nella Parola di Dio quella di Simone, pescatore esperto che esce a pescare con il sole, solo – dice a Gesù – «sulla tua parola». La fede assomiglia ad una scommessa, fondata però su una forza e su un fascino, la forza di una parola, il fascino di una persona. La fede coincide così non solo con la speranza, ma anche e soprattutto con la carità. La dinamica della fede e quella dell’amore coincidono. Fin qui il movimento di continuità.

Ma c’è pure un movimento di discontinuità, che rompe proprio il filo del buon senso, nel momento stesso in cui i pesci quasi rompono le reti delle barche. Ci aspetteremmo che Simone faccia la sua proposta a Gesù, che lo inviti ad entrare nella sua azienda – magari come amministratore delegato – perché uno che pesca così bene di giorno, di notte potrebbe addirittura svuotare il mare e riempire le tasche di un profitto insperato, in un momento di crisi. Oggi si ragiona sempre così, e vediamo attorno a noi i danni enormi prodotti da questa mentalità finanziaria che invade ogni trama sociale. Assistiamo a continui scandali, ad indebiti accaparramenti, a scalate finanziarie con tangenti a carico, ma il rischio più atroce è che la nostra vita di piccoli azionisti in proprio, ciascuno dell’impresa costituita dalla sua esistenza e dalla sua famiglia, corra sul medesimo binario, quello del guadagno facile e del profitto immediato, che scavalca ogni volto e che fa delle persone semplici mezzi per arricchirsi. A Simone, impresario di pesca, uomo agiato per i suoi tempi, capita la fortuna di trovarsi sulla barca uno bravo a fare il suo lavoro – pescatore di pesci – e finisce, invece, con l’accettare di cambiare questo lavoro e di mettersi lui, anima e corpo, nell’impresa di quel Gesù, diventando «pescatore di uomini». Ecco il movimento di discontinuità prodotto dalla fede: Gesù sale sulla barca di Simone e Simone sale sulla barca di Gesù. «Lasciarono tutto e lo seguirono». È una scommessa che vale ancora oggi, per chiunque voglia prendere il largo, tirate a terra le sue barche, sulla barca di Gesù.

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