Il Papa è diventato un bersaglio su twitter: e se si facesse un passo indietro?

Sono passati due mesi da quando il Papa è sceso su twitter. I suoi cinguettii sono state piccole gemme di evangelizzazione. Ma qualche utente del social network – non sono pochi, tutt’altro che uccellini… – ha preso di mira il profilo @pontifex e lo ha riempito di dileggi, improperi, insulti da trivio o anche banali prese in giro, dirette alla persona di Benedetto XVI. Contro la maleducazione, purtroppo, non si può nulla, ed i social network – che di regole ne hanno poche e anche quelle poche facilmente aggirabili – sono più esposti di altri mezzi di comunicazione al rischio dovuto all’assenza di filtri contro le parolacce, le volgarità e i doppi sensi. Basta andare sul profilo del Papa in un giorno qualsiasi e vedere come, accanto a messaggi seri, ve ne siano molti oltraggiosi.

Ovviamente, se io ho un profilo su un social network e mi accorgo di essere preso di mira da una campagna denigratoria, posso anche decidere di accettare gli insulti e di andare avanti lo stesso per lo scopo che mi sono prefisso. Io, però, posso prendere questa decisione di non abbandonare il campo, perché sono io a gestire il mio profilo, mentre, nel caso di @pontifex,  il Papa non twitta direttamente e non legge i tweet che arrivano al suo profilo e, molto probabilmente, nemmeno sa che cosa scrivono su di lui, perché il profilo è gestito da alcuni collaboratori. Inoltre, bisogna considerare che io sono soltanto io, mentre il Papa rappresenta la Chiesa intera e, quindi, non è giusto esporre la Chiesa e il Papa al dileggio, con la motivazione che Egli e la Chiesa devono dare prova di saper abitare il mondo digitale!

In un precedente post avevo anch’io salutato (pure con quale riserva) la discesa in campo del Pontefice su twitter, vedendovi un simbolo di presenza nei nuovi media, ma ravvisando la problematicità di questa scelta. Ora, però, mi pare difficile non accorgersi e non prendere atto che tale profilo – pur con tutti i benefici che gli entusiasti digitali, nativi o meno, possano vedere per l’opera della evangelizzazione – pone la persona del Papa – con tutto il significato aggiunto che essa ha per la cristianità – letteralmente alla berlina e ne fa talvolta solo l’occasione per un inutile “tiro al piccione”.

Mi domando: è possibile che chi sta vicino al Papa e ne gestisce il profilo su twitter non se ne sia accorto? Bisogna fare qualcosa. Forse sarebbe meglio chiudere quel profilo e stigmatizzare la grande maleducazione che ha provocato il passo indietro del Papa. E come l’ebbe il primo tweet, anche l’ultimo tweet del Papa avrebbe una risonanza mondiale. E non certo il sapore di una sconfitta.

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