Corsivo. «Alto, lesbica, rosso. E non c’è niente da dire». No, no, c’è qualcosa da dire…

E invece c’è da dire! Verrebbe da rispondere così, d’istinto, alla nuova “pubblicità-progresso” pagata con i nostri soldi e ideata dal Dipartimento delle Pari opportunità e dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali (quello della signora Elsa Fornero). La si trova ovunque, persino su “Famiglia Cristiana“. La pagina presenta in alto tre volti di sconosciuti, con tre didascalie che li contraddistinguono: uno è “alto” (dobbiamo crederci perché non si vede), l’altra è “lesbica”, Il terzo è effettivamente “rosso” di capelli. In mezzo ecco la scritta: «E non c’è niente da dire». E sotto, ecco lo scopo di tutta la messinscena: «Sì alle differenze, no all’omofobia».

Io qualcosa da dire ce l’ho. E non tanto sulla differenza tra uno alto e uno basso, tra uno biondo ed uno castano, e nemmeno tra una lesbica e una che non lo è. Ho da dire sul fatto che si faccia credere che essere omosessuale oppure no sia la stessa cosa che essere rosso di capelli e alto di statura oppure biondo e basso. La questione, si badi bene, non è ancora sul piano morale, ma sul piano del tanto invocato buon senso, della ragione. Non ha senso, da un punto di vista antropologico e pedagogico, mettere sullo stesso piano una banale differenza del colore dei capelli (che si può risolvere con una tinta dal parrucchiere…) con un comportamento che riguarda la sfera sessuale della persona e che, quindi, va a toccare l’essenza della persona stessa e non un aspetto marginale come l’altezza o il colore dei capelli. Non è la stessa cosa, anche se questo, naturalmente, non dà affatto una licenza di persecuzione nei confronti di chi è omosessuale, così come sarebbe sciocco mettere all’indice quelli con i capelli rossi o quelli alti di statura. Ma i piani sono oggettivamente diversi, per cui questa pubblicità è fuorviante. Insomma, c’è proprio qualcosa da dire…

Naturalmente chi la pensa come me deve prepararsi ad essere, lui sì, perseguitato e messo magari nell’elenco degli omofobi da questa assurda campagna che paradossalmente vuole annullare proprio la più originaria delle differenze: maschio e femmina, marito e moglie, padre e madre, figlio e figlia. Il nuovo epiteto coniato per individuare il nemico sociale da abbattere e da isolare è “omofobo”. Se ti permetti di avere qualcosa da dire sulla omosessualità – pur rispettando le persone omosessuali – sei irrimediabilmente bollato come “omofobo” e sono già pronti i moderni “lager” e le sempre oliate gogne mediatiche per confinare i sostenitori della differenza sessuale come i nuovi oscurantisti, i nuovi fascisti, i nuovi reazionari.

Stamattina ho letto sul quotidiano “La Repubblica” l’articolo di Vito Mancuso che si congratula con Mons. Vincenzo Paglia, nuovo presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, per le parole pronunciate nella sua conferenza stampa, le quali sarebbero la prima apertura della Chiesa alle coppie gay. Come accade spesso, Mancuso ha preso un abbaglio, perché la linea sostenuta da mons. Paglia non si discosta da quanto già affermato in passato, e che cioè una regolazione giuridica di unioni affettive tra persone dello stesso sesso non spetta al diritto pubblico ma al diritto privato. Nessuna equiparazione o confusione, dunque, con la famiglia tradizionale fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, che non è – come Mancuso ha inteso nelle parole di mons. Paglia – una delle forme possibili di famiglia, ma è l’unica. Il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia ha detto che il matrimonio non è giustificato solo dall’affetto, dall’autosufficienza del sentimento, perché in esso c’è molto di più, come l’accoglienza del Mistero, del dono di un figlio e dei diritti dei bambini. Quindi, «il problema è evitare la Babele tra famiglia e unioni», per cui «il rispetto per la verità non richiede l’abolizione delle differenze, tutt’altro, ma non richiede nemmeno una sorta di egualitarismo malato che, per essere tale, abolisce ogni differenza». Quindi, qualcosa da dire su quella pubblicità c’è, eccome…

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