Vignette blasfeme: libertà, rispetto e prudenza

Le proteste e le violenze che agitano i paesi musulmani a motivo del filmato e delle vignette oltraggiose nei confronti di Maometto si prestano a tre riflessioni. Intanto si deve sottolineare come il mondo islamico sia infiammabile (e suscettibile) e come sia facilmente manipolabile dalla fasce fondamentaliste e dai gruppi terroristici. Talvolta queste proteste sono ad orologeria e nascono parecchio tempo dopo la pubblicazione di quanto ne è all’origine. Bisogna riconoscere che ci troviamo di fronte ad una grande fragilità sociale, che riguarda però milioni di persone in un mondo che è sempre di più un villaggio globale. E’ vero, ci sono prese di posizione moderate da parte di esponenti islamici, che invitano a superare questa suscettibilità eccessiva, ma sono ancora voci minoritarie in un mondo che, almeno su questo versante, lamenta un grave ritardo sul terreno della difesa dei diritti personali e delle libertà individuali.

Una seconda riflessione riguarda la libertà di espressione (e anche di satira, dunque), che deve essere garantita ed è un traguardo comunque raggiunto in una larga parte del mondo. Non è possibile accettare il ricatto psicologico che è connaturale a queste forme di protesta e di violenza. L’Occidente non deve assolutamente fare marcia indietro, anzi deve difendere strenuamente le sue prerogative di libertà e chiedere che il riconoscimento della Carta dei Diritti umani – in cui la libertà di espressione va a braccetto con la libertà religiosa – sia un punto fondamentale per valutare l’idoneità di una nazione a far parte del consesso dei Paesi civilizzati. Purtroppo la stessa violenza che si genera per le vignette viene perpetrata anche contro soggetti (addirittura bambini come nel recente caso pakistano) accusati di blasfemia e giudicati per questo degni di carcere o di morte. Il problema è lo stesso ed il terreno di coltura della violenza (sia essa di piazza o di Stato) è l’intolleranza ed il mancato riconoscimento di un basilare principio di rispetto dei diritti personali. Su questo terreno la strada da percorrere in alcune parti del mondo è ancora lunga, ma non devono essere fatti sconti. Ed il primo passo è quello, ad esempio, di aiutare a distinguere tra la legittima protesta e l’inaccettabile violenza.

Semmai – e questa è la terza riflessione – è necessario introdurre nel dibattito e nella prassi altre parole, oltre a “libertà”. Ad esempio, “rispetto” e “prudenza”. Lo so che il mondo occidentale, quando dice “libertà” la pensa in modo quasi assoluto e inderogabile, e qui sbaglia. Ogni libertà è sempre in situazione, e allora la mia libertà deve essere autentica ma anche rispettosa e prudente. Se so che una persona ha paura dei serpenti, non le regalerò certo un libro di erpetologia né la porterò in visita ad un rettilario. Avrò rispetto della sua paura e la educherò semmai a superarla, senza per questo accettare l’idea che tutti i rettili debbano essere eliminati dai libri, dalla pubblicità, dai film, ecc… Ovvio: la virtù della prudenza (che è cardinale per i cristiani) abbisogna del riconoscimento e della conoscenza di principi e valori. Se il problema della cultura islamica è la (mancata) tutela dei diritti della persona, quello dell’Occidente ex-cristiano è la difesa (ad oltranza) di un relativismo esistenziale ed etico che non tutela ormai più nemmeno l’individuo.

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