Venticinquesima Domenica del tempo ordinario. La sapienza che viene dall’alto…

L’apostolo Giacomo è convinto che esistano due sapienze e non una sola. Ve n’è una terrena, il cui segno distintivo sono la gelosia e lo spirito di contesa ed il cui esito è il disordine con ogni sorta di cattive azioni. Ma la sapienza che egli propone al discepolo di Gesù è «la sapienza che viene dall’alto», la quale, quindi, è un dono di Dio e deve essere domandata nella preghiera. Quali sono le sue caratteristiche? Giacomo le elenca con alcuni aggettivi che meritano la nostra attenzione.

«Anzitutto è pura»: il vero sapiente è dotato di grande schiettezza e trasparenza, cerca di raggiungere lo scopo prefisso senza troppi raggiri e tortuosità; esattamente il contrario di un modo abbastanza comune di procedere della cosiddetta sapienza mondana che, invece, cerca solo ciò che è utile e spesso imbocca vie tortuose per evitare di dover riconoscere un vero ed un giusto che sarebbero d’ostacolo e imbarazzanti al proprio cammino.

«Poi pacifica»: il desiderio perseguito dal sapiente è la tranquillità, la serenità, la concordia come condizioni ideali per la crescita della comunità cristiana; tutto il contrario della litigiosità e del fanatismo, che invece minano la vita comune ed avvelenano il clima. L’essere pacifici – che richiama le Beatitudini di Gesù – non è affatto sinonimo di scarsa attenzione ai valori e alla verità, dice soltanto il modo in cui il saggio persegue la verità, con la necessaria fermezza ma anche con la dovuta attenzione alle persone che sono in gioco.

«Mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera». Questi aggettivi dicono un atteggiamento che è insieme cordiale e stabile: la bontà e la mitezza del saggio potrebbero far pensare ad una sua arrendevolezza, debolezza e manipolabilità; invece egli è fermo e costante nel suo modo di trattare con le persone e non attua comportamenti discriminanti o parziali; è indulgente e tollerante, ma in lui è assente ogni forma di compromesso sleale e di simulazione. La qualità opposta a questa sapienza che viene dall’alto è l’ipocrisia che già Gesù vede realizzata nei farisei, cioè in persone niente affatto irreligiose, anzi molto religiose, ma che esprimono una rigidità che è esattamente il contrario della vera dirittura morale.

Il discorso di Giacomo è rivolto non al mondo ma alla comunità cristiana. «Le guerre e le liti» di cui egli parla sono «in mezzo a voi». Come a dire che lo spirito di contesa della sapienza terrena serpeggia dentro la Chiesa e coinvolge i cristiani stessi. La descrizione che l’apostolo fa non è molto edificante, eppure non fatichiamo a credere che sia reale: essa fotografa l’universo delle passioni umane in un consesso comunitario, quando ciascuno si muove animato da criteri umani che non sono né la schiettezza, né la mitezza, né la lealtà della sapienza che invece è donata dall’alto. Le «passioni» fanno parte integrante dell’umanità di ciascuno di noi e non vanno né rimosse come una cosa cattiva né lasciate a briglia sciolta come una cosa naturale, bensì vanno educate entro un percorso virtuoso che richiede tempo e qualche sacrificio. Giacomo è colpito da un fatto sconcertante: le passioni umane sembrano potenti e vincenti, in realtà non ottengono il risultato che esse stesse promettevano. Scrive Giacomo, usando un “voi” che ci fa sentire chiamati in causa: «Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere… siete invidiosi e non riuscite ad ottenere». Com’è vera questa notazione! Le icone più patinate e gettonate del nostro mondo, piene di bellezza, di successo e di danaro mostrano presto il volto dell’insoddisfazione e della disperazione. La felicità è altrove, in un’altra sapienza. Eppure, magari in tono minore, la stessa spirale rischia di inghiottire amaramente anche i membri della comunità cristiana e lacera l’armonia della stessa comunione ecclesiale. Dobbiamo stare in guardia soprattutto dall’invidia, vera e propria radice nascosta delle divisioni che possono minare il nostro stare insieme. Chi ha la responsabilità più grande nelle comunità cristiane deve vigilare e agire coraggiosamente perché l’invidia di pochi non laceri il bene della comunione per tutti. E tutti debbono pregare perché il Signore doni la sua sapienza dall’alto.

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