Sedicesima Domenica del tempo ordinario. Pastori che sanno commuoversi…

Quello che ci ha raccontato Marco sembra la fotografia del nostro mondo così frenetico, caratterizzato proprio dalla folla che va e viene. Certo, oggi, al centro di questo andare e venire, non c’è Gesù, ma altre cose, altre persone. Ma questo non ci deve preoccupare più di tanto: la folla che assillava Gesù, sino al punto di non lasciargli più il tempo neanche per mangiare, non fu poi una folla di credenti, di discepoli. Ma, come accade anche oggi, una folla di curiosi che poi, nel momento della decisione, sparisce con la stessa velocità con cui è apparsa.

Eppure Gesù «ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore!». Come a dire: non è che quell’andare e venire così frenetico nasconde il bisogno di luce e di verità che il mondo, pur con le sue immense possibilità, non sa soddisfare?

A dire il vero, la prima lettura tratta dal libro di Geremia, insinua anche una causa meno mondana e più religiosa di questa dispersione della folla. I pastori del popolo di Dio – alcuni di loro – sono i veri responsabili della dispersione del gregge: non si sono preoccupati come dovevano e, come dirà il profeta Ezechiele, hanno preferito fare il loro interesse e non quello del gregge loro affidato. È un monito soltanto, ma da ascoltare: tante volte siamo abili a dare la colpa al mondo e alle sue seduzioni; forse è anche colpa nostra se gli uomini si allontanano da Dio.

«Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo». Minaccia che riguarda in primo luogo coloro che sono responsabili delle comunità. Ma che può essere estesa a chiunque abbia, nel suo piccolo, compiti di responsabilità. S. Agostino, parlando dei genitori, diceva che essi svolgono nella loro famiglia la stessa funzione che nella Chiesa è affidata al vescovo. Quindi il «guai» di Geremia vale un poco anche per loro. La causa di tante devianze e di tanti allontanamenti dai valori più profondi umani e cristiani, è certo da ricercarsi nei mali che affliggono la società, nell’influsso negativo della televisione… ma forse anche nella sfascio di tante famiglie in cui padri e madri hanno dato le dimissioni da genitori, credendo di essere diventati gli amici dei loro figli.

Non è questo l’unico messaggio della Parola di Dio. La pagina del profeta Geremia è carica di consolazione: Dio continua a costituire pastori che fanno pascolare e che custodiscono il suo gregge. Il pastore per eccellenza è Gesù, uno che sa commuoversi per questa folla che lo insegue dappertutto. In Lui, prima del giudizio c’è la condivisione. Egli partecipa profondamente alle ansie della gente; cerca di dare risposta, attraverso l’insegnamento, alle loro domande. La disponibilità è il suo primo bastone.

È anche questo un monito a tutti quanti hanno responsabilità nelle comunità: lo stile del pastore è quello inaugurato da Gesù. La capacità e il ministero di decidere e di giudicare non deve andare a scapito della disponibilità, della cordialità, della capacità di commuoversi di fronte ai problemi della gente. Se un padre sapesse commuoversi di fronte al figlio e ai suoi problemi prima di prendere una decisione, la sua paternità, pur nella severità, sarebbe colta in altissimo grado.

Come recuperare questa dimensione profondamente pastorale? La frenesia e lo stress del fare, sono i primi nemici. Lo sapeva anche Gesù, preoccupato che i suoi discepoli fossero autentici pastori. Per questo dice loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Silenzio, preghiera, riflessione, meditazione: parole sconosciute nel vocabolario del mondo che va e viene con l’occhio all’orologio.

Anche il tempo delle ferie, pensato come riposo, è spesso confuso, con una frenesia del divertimento. Se le vivremo così, torneremo più nervosi di prima. Invece, il tempo delle ferie è tempo di rigenerazione nel corpo e nello spirito. E se lo spirito non riposa, statene certi, la vacanza non sarà salutare nemmeno per il corpo!

A ciascuno di noi, soprattutto in questo tempo, il Signore Gesù dice: «Vieni in disparte e riposati un poco con me». È un invito che faremo bene ad accogliere per vivere meglio il tempo dell’impegno che seguirà a quello delle ferie.

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