Corsivo. E la Cina sancisce per legge… il quarto comandamento!

«Onora il padre e la madre». Ce lo hanno insegnato al catechismo sin da piccoli, e mi ricordo che la suora traduceva così: «Dovete obbedire al papà e alla mamma». Giusta attualizzazione per dei bambini. Ma ho poi scoperto che nella Bibbia questo comandamento ha un altro significato: chiede di prendersi cura dei genitori sino all’ultimo, senza abbandonarli a se stessi nella loro vecchiaia. Non v’è chi non veda che si tratta di cosa attualissima, visto ormai il protrarsi dell’età media della popolazione nei Paesi sviluppati.

Se ne sono accorti anche in Cina. Proprio in questi giorni è allo studio tra le autorità di Pechino una legge, che sta suscitando non poco malumore tra i membri stessi del Congresso nazionale del popolo, massima autorità legislativa. La legge che sta provocando accese discussioni riguarda i benefici e i diritti degli anziani. Il loro numero è in costante aumento: nel 2011 le persone sopra i 60 anni erano 185 milioni, il 13,7% della popolazione. Ma si prevede che nel 2020 saranno il 17,1% e saliranno oltre il 30% entro il 2050. Quando si è in tanti, i problemi diventano esponenziali, e le autorità del Partito unico, il Partito Comunista cinese, sono preoccupate di porre un freno ad un fenomeno che è stato accelerato dall’urbanizzazione delle giovani generazioni in cerca di impiego: l’abbandono e la conseguente povertà degli anziani rimasti nell’immensa realtà rurale della Cina. Ecco, allora, farsi avanti l’idea di una legge che recita così: «Chiunque viva separato dai suoi genitori anziani, deve andare a fare loro visita frequentemente». L’avverbio di tempo è generico? Ebbene, c’è chi vorrebbe correggerlo con un più preciso «almeno una volta all’anno».

Mi stupisce trovare in questo obbligo del comunismo cinese una duplice assonanza con la dottrina di matrice biblico-cristiana. «Onora il padre e la madre» è un comandamento divino che sancisce uno dei paletti, oltrepassando i quali si esce dal terreno di una autentica umanità. Laddove Dio non c’è per definizione e dove la stessa umanità è talvolta calpestata, ci pensa per fortuna l’illuminato Partito a sancire l’obbligo, quasi ex cathedra. E che sia «frequentemente», o meglio «almeno una volta all’anno», un po’ come la confessione nel secondo precetto della Chiesa (ribadito nel Catechismo del 1992). Ovvio, si tratta di una visione minimalista, perché, così come è meglio confessarsi frequentemente, così è bene andare a trovare i propri genitori più di una volta all’anno…

La nuova legge cinese mi convince una volta di più che la logica ebraico-cristiana (condensata nella Bibbia) è un patrimonio della nostra cultura e anche un poco della nostra civiltà giuridica. Da noi non c’è bisogno di una legge dello Stato per sancire qualcosa che bene o male è scritto sulle tavole del cuore e che, magari, non tutti rispettano, ma che è comunque una preoccupazione sentita dalla stragrande maggioranza dei cittadini. In Cina, invece, dove ci si vanta di essere affrancati da ogni dogmatismo religioso (e dove buddismo, taoismo o confucianesimo non hanno evidentemente plasmato il sentire comune almeno su certi argomenti) c’è bisogno di un dogma del partito comunista per obbligare i giovani figli a onorare il padre e la madre. Sempre che il Congresso nazionale del popolo, come di solito accade, obbedisca prontamente all’ennesimo proclama del celeste ed illuminato Partito… Del resto, ognuno ha la Bibbia che si merita!

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One thought on “Corsivo. E la Cina sancisce per legge… il quarto comandamento!

  1. Commento volutamente ironico (che, non avendone assolutamente l’intenzione, io spero non offenda alcuno) :
    sei assolutamente certo che nell’imponente apparato normativo italiano non esista già un piccolo cavillo, imboscato in qualche comma, che si riferisca al codice Rocco, ripreso da apposite modificazioni etc., etc. che, invece, già preveda e regoli la casistica ?
    Qualora fosse vero (la mancanza di norme) spero assai che, anche dalla lettura del tuo articolo, qualche politico non possa trarre l’idea di regolamentare la faccenda (dopo aver sentito più volte nelle ultime settimane che, per aumentare il pil del paese sarebbe ‘necessario’ lavorare una settimana in più all’anno, non mi stupirei se fosse presentato un apposito ‘disegno’ di legge in merito). Ah, se la nostra capacità di sfornare leggi (in molti casi inutili o cattive), incidesse direttamente sull’aumento del pil …..
    Mi fermo qui e chiedo nuovamente scusa per il commento un po’ o.t.

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