Il povero Franco e la lentezza dei soccorsi…

Sulla vicenda del piccolo Franco Lori, 11 anni, morto sul monte Calvana durante una gita di un Centro estivo gestito da una parrocchia toscana, è stato detto di tutto. Soprattutto qualcuno ha cercato di colpevolizzare i preti come inaffidabili. Come si fa a portare i bambini senza cappellino e senz’acqua in montagna con questo caldo? Ora, prima falsità: i bambini avevano tutti il cappellino e non erano affatto disidradati e senz’acqua. Erano 74 e soltanto uno si è sentito male. L’idea del malore di massa – trasmessa frettolosamente da qualche servizio giornalistico – è pura fantasia!
Ma c’è pure un’altra grossolana disinformazione, che assomiglia a quello che io definirei un “pregiudizio di informazione”. Ovvero, si scelgono una serie di brandelli di notizie e se ne nascondono altri. In questo caso, si è caricato il contesto entro cui il fatto si è verificato, puntando il dito su chi aveva organizzato l’escursione, dimenticando di toccare l’aspetto forse più decisivo, quello dei soccorsi. Ebbene, su questo versante ci sono i numeri che parlano, e naturalmente lo scrivo senza voler esprimere alcun giudizio, ma offrendo tutta la notizia e non solo ciò che fa ideologicamente comodo ad una tesi precostituita. Uso le parole di un articolo del quotidiano Il Tirreno che mi sembrano utili per capire meglio che cosa è veramente successo.
«Gli ultimi attimi di vita di Franco li racconta Alessandra Foddi, un’accompagnatrice trentenne. Ieri era con il piccolo. «Stava camminando. Poi ha farfugliato cose senza senso, come “C’è una buca” o “Questo gioco non mi piace”. Ci siamo fermati e dopo un pò, all’improvviso, si è accasciato». Erano le 13.08. Alessandra, che ha qualche esperienza come soccorritrice, dice di aver chiamato il 118 e di aver chiesto l’invio dell’elisoccorso. Le viene consigliato di seguire le pratiche contro il colpo di sole, spiega: acqua addosso e qualche pizzicotto per veder la reazione. Lei lo fa. Quando il piccolo sviene, gli pratica il massaggio cardiaco. Anche don Gestri, che aveva proseguito il cammino con gli altri bambini, torna e dà una mano. Franco non ha mai «detto o mostrato di sentirsi male in altri tratti del percorso» spiega la Diocesi: «La gita prevedeva un cammino di poche ore. Tutti erano equipaggiati con acqua, pranzo al sacco e berretto». Si parla di quattro telefonate: 13.08, 13.16, 13.33, 13.46. «Nel giro di pochi minuti – spiega il 118 – abbiamo mandato un’ambulanza e una jeep. Le prime richieste di soccorso parlavano di ‘colpo di calore’, e come localizzazione davano Casa Bastoni. Quando i mezzi sono arrivati, i soccorritori si sono resi conto che il gruppo era invece quasi in cima alla Calvana, dove si può arrivare solo a piedi». Alle 14.08 la centrale chiede l’invio dell’elisoccorso e l’intervento del Soccorso alpino e dei Vigili del fuoco. I soccorsi a piedi arrivano alle 14.28: i medici cominciano il massaggio cardiaco. L’elicottero arriva alle 14.33. Il Pegaso arriva all’ospedale di Careggi alle 15.26. Ma Franco non ce l’ha fatta».
Quindi, chi aveva organizzato la gita ha fatto tutto quanto era necessario per affrontare l’emergenza. Purtroppo, dall’allarme, dato con tempestività, all’arrivo dei soccorsi è passata quasi un’ora e mezza! Forse in questo tempo troppo lungo è da ricercare la vera causa del decesso del povero Franco.
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