Ancora su Maccio: un «campo di libertà» per dialogare!

Il dibattito che si è aperto su questo blog in merito all’ultimo “aggiornamento” sulla vicenda del santuario di Maccio – ripreso questa mattina dal quotidiano Corriere di Como – mi stimola a fare alcune precisazioni in vista di ulteriori approfondimenti. Segnalo intanto anche la trasmissione Il Dariosauro di  giovedì 29 marzo, in cui sono stato ospite di Dario Campione sull’emittente lariana Espansione Tv.

Una frase attribuita a sant’Agostino (una delle tante che non si riescono a trovare nei suoi scritti, anche se poi rispecchiano il suo pensiero ed il suo modo di agire) suona così: In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas. Traduco: nelle cose che sono essenziali ci deve essere unità, in quelle che invece sono dubbie si deve lasciare libertà, ma in ogni caso si deve agire in spirito di carità. Ebbene, mi pare ovvio che tutto quanto concerne le rivelazioni private, le apparizioni, le visioni e quanto attiene a fenomeni che esulano dalla sfera ordinaria della fede stessa, ricade nel bacino delle cose dubbie e non in quelle essenziali (su cui invece è auspicabile una profonda unità).

La libertà non è aprire la bocca e dire quello che passa per la testa, evidentemente. Ma io credo che, a maggior ragione, la libertà dei fedeli in particolare – e degli uomini più in generale – debba essere nutrita attraverso una corretta informazione, il dialogo ed il confronto. E’ giusto che su tali questioni ci sia un dibattito, un ascolto reciproco, una possibilità di approfondimento. Ho la sensazione che questo spazio, dentro la Chiesa, spesso manchi e talvolta se ne abbia addirittura paura. Si risponde con silenzi a domande legittime. Ci si paluda in stringati comunicati che assomigliano a quelli della Pravda di cremliniana memoria. Si ordisce la congiura del silenzio contro chi ha il coraggio di parlare o di offrire spazi affinché la gente possa confrontarsi liberamente. E si perde così l’occasione per dire qualche parola chiara, di spiegare, accettando di entrare anche nel complesso circo mediatico, con i mezzi di cui la comunicazione gode oggi, perfettibili ed insidiosi certo, ma sicuramente praticabili.

Ho l’intenzione di tornare con alcuni articoli su tematiche connesse a questa vicenda (il rapporto tra fede e superstizione, i criteri della Chiesa nella valutazione di fenomeni del soprannaturale, la differenza tra rivelazione pubblica e rivelazioni private – a tal proposito invito a leggere le pagine lucidissime del commento teologico dell’allora card. Ratzinger nell’ambito del documento relativo al messaggio di Fatima del 26 giugno 2000) e lo farò magari nei prossimi giorni, dopo che avremo celebrato e vissuto i giorni della Settimana Santa e del Triduo Pasquale (che sono l’essenziale, in cui vivere una profonda unità nella carità). E’ evidente che si tratta di argomenti di non poca importanza e che vanno ben oltre e vengono addirittura prima del santuario di Maccio…

Intanto, però, ringrazio chi ha scelto di commentare il mio articolo, e invito ad utilizzare il mio blog come un campo di libertà, in cui – sempre nel rispetto delle persone – si possano seminare i propri pensieri e coltivare le proprie domande. Lo faccio con umiltà, convinto di offrire in questo modo un servizio anche alla Chiesa di Como, in un momento non certo facile a motivo della inquietante vicenda di mons. Marco Mangiacasale che ha scosso nel profondo tante persone semplici.

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4 thoughts on “Ancora su Maccio: un «campo di libertà» per dialogare!

  1. Grande Don Agostino, l’anello di congiunzione tra fede e ragione! Da non credente apprezzo molto la tua posizione e il coraggio con cui esponi le critiche alla Chiesa che ha un grande bisogno di persone come te. I fatti però dimostrano che ancora nel terzo millennio ci sia necessità di miracoli e superstizione, e quindi anche di predicatori reazionari, ma spero di sbagliarmi. Apprezzabile il tuo intervento al “Dariosauro”, ma sarebbe stato utile avere un antagonista.

  2. Sarò onesto: gli eventi come quelli di Maccio mi mettono un po’ in difficoltà.
    La mia prima reazione è sempre quella della cautela … ma forse è meglio chiamarla diffidenza soprattutto laddove questi eventi assumono il carattere di onda popolare!
    Così è per Maccio e così era anche per la venerazione in San Padre Pio che, prima di essere proclamato Beato e poi Santo, sembrava, a me, una specie di para-religione collaterale e antagonista portata avanti con una certa rancorosa superbia dai relativi fedeli nei confronti della Chiesa Cattolica.
    Questo è quello che, in generale, penso!
    Tuttavia, ogni tanto, si insiunua il dubbio: non sarà che la mia fede un po’ “sterilizzata” e “asettica” fa sì che io creda ai miracoli antichi, alla Resurrezione, al Vangelo … ma, alla stregua dei Farisei delle letture di questi giorni, non riesca a vedere quanto succede sotto i miei occhi?
    Insomma … ho paura che quelli che oggi io valuto un po’ creduloni … vedano meglio di me!
    Non sarebbe male se in queste occasioni, come sul fiume Giordano, si aprissero le nuvole e una voce ti desse delle indicazioni chiare su cosa credere o meno …. ma forse questo è chiedere troppo!

  3. Ho letto con attenzione tutti i commenti di questo e del precedente post su Maccio, e ringrazio per questo dialogo. Voglio solo indirizzare la riflessione sull’evento della Passione di Gesù che è al centro di questa Settimana Santa. La Parola di Dio in questi giorni è ricchissima. Il vangelo di ieri – Giovanni 12,1-11, un brano bellissimo – ha qualcosa da suggerire al nostro tema. Questo Gesù, cosparso di profumo da Maria di Betania, è lì invitato ad una cena di festeggiamento per Lazzaro, risuscitato. Quale miracolo è più grande di questo? Morto da quattro giorni che esce dal sepolcro ancora bendato! Il miracolo richiamò molta gente a Betania che «accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti». Un fenomeno da baraccone? Difficile dirlo. Qualcuno crede. Ma l’evangelista Giovanni ci ha già narrato prima che quei molti che credevano, in realtà non credevano… Sta di fatto che tutta quella gente non capisce, si direbbe che è distratta dal miracolo invece che aiutata dal miracolo. L’unica che capisce è Maria, che sa vedere oltre, che sa intus legere, che sa concentrarsi sulla persona di Gesù. E’ il miracolo dell’amore e dell’amicizia! Meno appariscente ma più autentico. Addirittura «i capi dei sacerdoti decisero di uccidere anche Lazzaro». Vogliono far fuori anche il miracolato insieme al miracolante… Io credo che Gesù anche oggi desidera da noi il profumo abbondante e prezioso con cui Maria gli cosparse i piedi.
    don Agostino

  4. Ricevo oggi una breve lettera – datata 6 aprile 2012 – di una persona di Villa Guardia – che si firma con nome e cognome – che dice di non essere in grado di scrivere sul blog. Ringraziandola, mi sembra opportuno riportare qui quanto mi scrive:

    «Egr. don Agostino Clerici, ho letto sul “Corriere di Como” il suo pensiero sui fatti di Maccio. Non lo condivido pienamente perché non vorrei che Lei sia il “Padre Gemelli” della situazione. Rifletta e sia più umile specialmente sulla stampa in mano a molti che non approvano queste rivelazioni e come sono condotte, in quanto, secondo loro, vengono esposte quando l’attenzione va scemando. Non sono in grado di scrivere sul suo blog, ma volevo esprimerle il mio parere, ben consapevole che non conta niente. Con molta stima la saluto. (firma)».

    Io ho espresso il mio parere – umilmente, tanto che può non essere condiviso – su un giornale che mi ha dato uno spazio che altrove, invece, non c’è. Io non sono contro nessuno, ma in questa vicenda vorrei vedere in azione quella prudenza che viene continuamente richiesta dall’Autorità Ecclesiastica. Se ci fosse, forse sarebbe più facile credere che le “rivelazioni” non vengono fatte “quando l’attenzione va scemando”. don Agostino.

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