La maglietta della signora Paola ed il poco onorevole Diliberto…

Lei si chiama Paola, è romana, ha 57 anni e fa la casalinga: non sa darsi pace per la famosa maglietta che augurava il cimitero alla Fornero, da lei indossata ad una manifestazione e finita giustamente nell’occhio del ciclone. Lui si chiama Oliviero, è di Cagliari, ha 55 anni e ha fatto anche il ministro della giustizia (dal 1998 al 2000): ha visto la maglietta, ha fatto finta di niente e, quando l’hanno beccato, invece di presentare le scuse, le ha chieste per sé.

Che cosa unisce la Paola all’Oliviero? Forse niente, se non quell’esame universitario che la figlia dell’una ha sostenuto con l’altro (che è pure professore di Diritto Romano), e che è stata l’occasione di un fortuito incontro. La casalinga piange sconsolata nella sua casa, distesa sul letto (dicono le cronache). Il professore si pavoneggia davanti alle telecamere nell’insperato siparietto che questa vicenda ha concesso al segretario di un partito che si chiama “Comunisti Italiani” e che alle ultime elezioni, pur in coalizione, è arrivato al 3%. La signora Francioni, tra le lacrime, vorrebbe chiedere scusa alla ministra e non sa capacitarsi di come abbia fatto a partorire quella scritta così offensiva. Il signor Diliberto – si fa per dire – si barcamena tra un “c’ero, ma non ho visto”, un “ho visto, ma non ho letto” e un “ho letto, ma non ho capito”, insomma non era connesso ed era lì solo per cortesia, per una fotografia.

La differenza tra i due personaggi – che non hanno proprio nulla in comune – è presto detta: lei rappresenta l’insensatezza sprovveduta di una certa moda piazzaiola che non bada più alle parole e cerca solo la frase ad effetto, tra l’ironico e l’offensivo; lui, invece, è l’esempio della politica decrepita – pure extraparlamentare – che ha bisogno proprio di quella improvvisazione della piazza per sopravvivere, visto che è a corto di idee proprie. Insomma, una storiella meschina, piccola piccola, in cui la politica non c’entra. Purtroppo, una delle tante nel nostro Paese.

Alla casalinga romana – colpevole e pentita, sembra inconsolabile, che si lamenta di essere stata trattata come una criminale – si potrebbe consigliare di imparare un po’ di prudenza e, forse, di fare dai due ai tre passaggi logici prima di prendere una decisione, senza affidarsi al primo istinto. E questo consiglio vale per tanti altri che mostrano un’eccessiva disinvoltura e una scarsa propensione alla meditazione e alla riflessione. Al segretario dei “Comunisti Italiani” è, invece, difficile dare consigli: dato il campionario accumulato negli anni di presenza nelle istituzioni (basti pensare al “Dieci, cento, mille Nassiriya”), si direbbe un incallito recidivo. Del resto, gentiluomini non si nasce e, forse, frequentando certi ambienti, nemmeno si può sperare di diventarlo…

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