Fidel Castro e Hugo Chavez: in ginocchio dal Papa?

Benedetto XVI arriva oggi a Cuba, nazione in cui i cattolici sono sei milioni (il 50% degli abitanti), ma che è ancora il bastione del comunismo latinoamericano. Sembra che domani incontrerà in forma privata anche Fidel Castro, 85 anni come il Papa. Ma pare che fra coloro che ambiscono ad entrare nella processione verso il Vicario di Cristo vi sia anche Hugo Chavez, presidente del Venezuela (nazione sudamericana che vanta il 96% di cristiani).

Proprio una bella coppia, Castro e Chavez! L’uno, vecchio e malato, ma ancora impegnato a gestire le «grandi questioni riguardanti il futuro dell’umanità» e, secondo alcuni, instradato verso una tardiva conversione cristiana. L’altro, non ancora sessantenne, ma colpito da un tumore terminale che non gli lascerebbe molto da vivere, e che negli ultimi tempi ha veicolato di sé l’immagine di un cattolico tutto dedito alla devozione alla Vergine Maria (oltre che agli spiriti della savana). Il portavoce vaticano ha espresso dubbi su questo incontro, ma c’è da giurare che qualche possibilità concreta che avvenga ci sia. Deve essere chiaro che Benedetto XVI è libero di incontrare chi vuole. Anzi, avere davanti a sé Fidel Castro e Hugo Chavez, pur impauriti dalla vecchiaia e dalla malattia, sarebbe un grande risultato sul piano diplomatico. Non temiamo che i temi caldi restino nel cassetto, perché così non è stato nemmeno nel Messico venato di anticlericalismo, ove il Papa ha detto chiaro quello che intendeva dire. Papa Ratzinger non è proprio il tipo che si lascia sfuggire le occasioni propizie per fare alta evangelizzazione.

Il pericolo, semmai, è che ancora una volta, personaggi così famosi e discussi possano usare della udienza papale come un biglietto da visita per addolcire il giudizio storico pesantemente negativo che tanti cattolici a Cuba, in Venezuela e nel resto del mondo hanno su di loro. Come si potrà valutare l’autenticità di un desiderio di incontro con il Papa? Da quanto potrà accadere nei due Paesi americani, nella direzione di una chiara libertà religiosa e politica. Sull’autenticità delle conversioni vigila lo Spirito Santo, e non mettiamo limiti alla Provvidenza, perché il figliol prodigo può tornare a casa anche oltre gli 85 anni, e invece che i morsi della fame possono essere quelli della malattia e della morte a convincere ad una inversione di rotta. Ma noi, che viviamo quaggiù, vogliamo vedere qualche risultato storico, qualche cambiamento sociale. Gli infingimenti di una certa “teologia della liberazione” – che in passato ha flirtato con il Lider màximo e anche con Chavez – non ci interessano. Se questi due vogliono vedere il Papa, noi vogliamo vedere fatti, fatti di Vangelo, fatti di libertà.

 

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