Seconda Domenica di Quaresima. Sul monte…

La seconda tappa della Quaresima è sempre sul monte, un alto monte su cui Gesù conduce in disparte con sé Pietro, Giacomo e Giovanni (gli stessi tre che vorrà più vicini a sé nel giardino del Getsemani). La trasfigurazione è un fenomeno di trasparenza che assomiglia a quanto può accadere sulle vette delle montagne, quando il vento improvvisamente dirada le nubi e si ha per qualche istante la visione della bellezza di un panorama immenso, che era già lì anche prima, ma che i nostri occhi non potevano vedere. Poi le nubi ritornano e allora, da dentro quella coltre soffice, giunge interiore la voce che invita a confidare in ciò che si è visto, a farne un orizzonte di vita anche quando si è scesi nella valle e quell’immensità non è più a portata di occhi. Ai tre discepoli è accaduto questo, ma non con la bellezza di un panorama naturale, ma con la bellezza di Dio nella persona di Gesù: sono stati avvolti dalla luce di Dio, confusi da quelle vesti splendide e bianchissime, spaventati dalla presenza dei grandi profeti Mosé ed Elia accanto a Gesù, raggiunti da una voce che li ha invitati ad ascoltare il Figlio amato. Dio si è reso loro trasparente non nella sua incarnazione ma quasi attraversando con la sua luce l’umanità di Gesù e anticipandone per così dire l’esito glorioso del corpo risorto e vivo per sempre. Sul monte i tre discepoli non vedono un fantasma, non hanno la visione di uno spirito disincarnato. Essi contemplano quel loro maestro umano, Gesù, colui che su quel monte li ha condotti e guidati, ma ne vedono la carne gloriosa, luminosa che ha attraversato la morte. Vedono Gesù come egli è ora in cielo, perché abbiano la forza di seguirlo in quel cammino verso Gerusalemme, dove, come Egli ha preannunciato, lo attende il rifiuto degli uomini e la croce.

Perché questa tappa della trasfigurazione nel nostro itinerario quaresimale? Potremmo rispondere così: perché l’amore immenso di Dio vuole rafforzare la nostra fede. L’esperienza quotidiana offre un quadro desolante di incertezza e di debolezza. Mi riferisco alle fatiche della vita che generano stanchezza. Ma soprattutto all’incertezza e alla debolezza della fede. Ci lasciamo prendere facilmente dallo sconforto e abbiamo la sensazione che l’essere cristiani in questo mondo sia ormai perdente. Il tempo scorre inesorabile da una domenica all’altra, e la fede rischia di essere relegata nel foglio degli avvisi, che resta lì piegato in attesa di essere sostituito da un altro foglio. Nelle tante cose da fare resta stritolata la preghiera, soffocata la meditazione, ridotto al lumicino il dialogo. Il male vero che sconvolge le nostre comunità cristiane è questo: l’assenza, la sufficienza, la dimenticanza, la noia; il lavoro che si mangia tutto il tempo, anche quello della festa; il divertimento e lo svago vissuto come un diritto individuale che si mangia tutto il tempo libero, anche quello della festa. La fatica quotidiana mette fine a tutte le nostre illusioni, spegne magari anche i nostri sogni, intiepidisce il nostro impegno e conserva i propositi nel cassetto. Questa è la valle in cui camminiamo, anzi corriamo, perché siamo sempre di corsa… Da questa valle s’innalza il monte della trasfigurazione, una consolazione ed una certezza insieme. Dio mette in campo tutto il suo amore, un amore che arriva sino a donare il proprio Figlio: ha risparmiato Isacco, il figlio tanto desiderato di Abramo, ma non ha risparmiato il Figlio amato, quel Gesù luminoso come il sole che dovrà comunque passare dal buio atroce della morte di croce, quel Gesù che dobbiamo ascoltare. Quanto egli ci dice con la sua Parola contrasta con la nostra esperienza, è vero, ma convertirsi significa proprio credere che la sua Parola è più forte, più vera, più bella della nostra esperienza.

C’è un monte della trasfigurazione per ciascuno di noi? Sì, si chiama «battesimo» e non è quel momento che sta all’inizio della nostra vita e a cui paradossalmente non abbiamo partecipato. No, il battesimo – ovvero la certezza che Dio non ha risparmiato il suo Figlio per me, proprio per me – è un bagno di sudore, e talvolta di lacrime e di sangue, che si compie camminando nella valle della vita. E si cammina indossando una veste bianca, come quella che Gesù aveva sul monte. Bianca la nostra veste, perché bianchissima è la sua…

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