Corsivo. Protesta no-Tav, una brutta cartolina…

In Val Susa stiamo perdendo tempo, soldi e dignità.

Passi per il tempo. Ne perdiamo talmente tanto, in regime di democrazia, che non sappiamo più distinguere tra quello buttato via e quello speso bene. Sul tema della linea ad alta velocità Torino-Lione le discussioni sono state lunghe ed hanno lasciato i dialoganti su sponde diverse se non opposte. Ma, ai paladini del diritto democratico ad esprimere la propria opinione vorrei dire – prendendo a prestito la saggezza del biblico Qoelet – che c’è un tempo per discutere ed un tempo per decidere. A discutere in eterno saremmo rimasti tutti quanti nella caverna con in mano ciascuno la sua clava. Ora, la democrazia non obbliga affatto ad omologarsi al parere della maggioranza. Questo no, però chiede di adeguarsi alle decisioni prese dalla maggioranza, soprattutto se in gioco ci sono scelte logistiche, amministrative, legate alla contingenza della politica. La Torino-Lione è stata voluta da maggioranze trasversali e criticata da minoranze trasversali: per realizzarla non è necessario che tutti i cittadini che vivono sul territorio interessato siano d’accordo. In democrazia si rispettano le opinioni, ma anche le decisioni!

Che si stiano buttando via soldi è meno facile da accettare. Il nostro Paese sta facendo la cosiddetta “cura Monti” e, piaccia o meno, la medicina qualche effetto positivo lo sta dando. Ma per qualcuno sono lacrime e sangue… Ecco, in un tempo di tagli e sacrifici non è molto bello per il cittadino vedere tutto quel dispendio di energie (dello Stato) ed uomini (delle Forze dell’ordine) per arginare forme di protesta discutibili e non di rado violente. Cassonetti bruciati, macchine distrutte, vetrine infrante, lavori rallentati, autostrade bloccate, stazioni (anche lontane dalla Val Susa) paralizzate. Chi paga tanta intemperanza in un periodo in cui gli enti locali già si lamentano di non poter far fronte alle spese ordinarie? I “no-Tav” che alla stazione di Torino hanno provocato devastazioni (che risarciremo tutti noi con un aumento delle tariffe) perché volevano tornare a Milano senza pagare il biglietto, sono forse degli eroi? Fanno viaggiare gratis anche me sui treni, solo per il fatto che ho qualcosa da manifestare? No di certo, e nemmeno me lo aspetto. Perché dobbiamo sempre accettare che una feccia minoritaria e violenta possa agire impunita con coperture politiche e giudiziarie? Anche questo è un costo inaccettabile.

Ma più grave ancora è la perdita di dignità che la Val Susa ci sta regalando. La provocazione verbale di un no-Tav ai danni di un uomo dello Stato (il quale ha dimostrato di essere migliore di chi lo insultava), la successiva aggressione a giornalisti colpevoli solo di aver raccontato la verità dei fatti, il comportamento ambiguo di chi non condivide la violenza ma non la condanna apertamente e non fa barricate contro gli “infiltrati” ma solo contro le Forze dell’ordine, sono tutti segnali che la vicenda della Val Susa sta fornendo al mondo – soprattutto all’Europa ed ai francesi d’oltralpe, che su quella stessa linea stanno lavorando con meno clamore – l’ennesima cartolina dell’Italia caotica e barricadiera, in cui prevalgono sempre gli interessi particolari e l’anarchia di pochi protestatari d’ufficio è pagata cara dalla massa dei cittadini insofferenti ma anche impotenti e ormai demoralizzati e disillusi che le cose possano cambiare.

Resta il capitolo più annoso, la domanda che continua a rimanermi aperta e a cui non ho trovato risposta. Dato per scontato che la nostra non è una democrazia assembleare ma rappresentativa, si può però sapere che cosa pensano veramente e liberamente gli abitanti della Val Susa? Ebbene, io credo che si possa usare uno strumento di misurazione della volontà popolare che commisuri il “no” detto con qualche conseguenza, perché altrimenti è troppo comodo dire sempre “no”. Si chieda, quindi, ad ogni cittadino dei Comuni interessati di esprimere per iscritto se è favorevole o meno alla linea di alta velocità ferroviaria, precisando che tutti quelli che si pronunceranno per il “no” saranno automaticamente esclusi da ogni beneficio dell’alta velocità: non potranno usare domani la linea che tanto osteggiano, ma già ora non potranno andare da Torino a Milano o da Milano a Napoli con l’alta velocità. Mica vorranno essere corresponsabili con il loro biglietto di aver deturpato il territorio nazionale!

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