Lucio Dalla: i funerali e le solite inutili polemiche…

Quante parole per nulla! Le polemiche inscenate sul funerale di Lucio Dalla non hanno fondamento. Perché non si sono cantate le sue canzoni durante la Messa? Il motivo è semplice: quelle canzoni non sono state scritte e musicate per la Messa e, quindi, pur belle quanto si voglia, non si addicono alla celebrazione di un sacramento cristiano quale è l’Eucaristia. In piazza decide il Comune o la folla, in chiesa valgono giustamente le regole stabilite dalla Chiesa. Il funerale è civile e si svolge in piazza? Si canti e si dica ciò che si vuole. Ma, se si vuole un funerale cristiano cattolico celebrato nella basilica di Bologna, allora, Dalla o non Dalla, si accetta che la Messa e le esequie vengano celebrate secondo il decoro liturgico e le regole di quella precisa celebrazione religiosa. Perbacco, è così difficile capire una cosa così semplice? Non c’è nessuna “ipocrisia” in questa legittima scelta che rispetta la laicità dello Stato e quindi anche la sacralità della Chiesa, ovvero il suo diritto, in nome della libertà di espressione di un credo religioso, di far valere le proprie regole nei luoghi destinati alla manifestazione pubblica del culto cristiano. Chi cristiano non è o non si sente più di esserlo in modo pubblico, ha avuto la possibilità di tributare il suo saluto a Lucio Dalla, passando davanti alla sua bara nelle ore che hanno preceduto il funerale, e in quel contesto si potevano ascoltare anche le sue canzoni. Non è stata lesa la libertà di nessuno, e ciascuno ha potuto esprimere il suo tributo di affetto al cantante bolognese.

L’altra questione su cui si è fatta polemica, anche qui inutilmente, è quella dello stato di vita di Lucio Dalla: era un omosessuale e nonostante questo il funerale è stato fatto in chiesa, ma il suo compagno di vita è stato ipocriticamente fatto passare per un suo collaboratore… E’ bene ricordare che ogni battezzato ha diritto ad avere esequìe religiose, se questo è il suo desiderio o quello dei suoi familiari. Il fatto che sia un “peccatore” o che viva in uno stato “irregolare” non gli toglie affatto tale diritto, anzi lo pone nel numero di coloro a cui Dio (e la Chiesa) vuole mostrare il suo volto misericordioso. Fui tra coloro che rimasero sorpresi quando il Vicariato di Roma decise di negare i funerali religiosi a Piergiorgio Welby la vigilia di Natale del 2006, ed espressi qualche dubbio in merito. Scrissi allora in un articolo che la Chiesa aveva continuato a trattare come un “caso politico” quello che invece era un “caso umano”. Aggiunsi che la Chiesa dovrebbe continuare ad incarnare con la sua presenza quelle braccia di Dio che sono disposte ad accogliere ogni uomo. Deve essere chiaro, però, che celebrare l’Eucaristia in suffragio di un defunto non significa affatto dover trasformare in virtù qualsivoglia suo comportamento, che venga giudicato come oggettivamente disordinato dalla morale cristiana. Qualcuno forse vorrebbe usare la pia pratica del funerale religioso come sdoganamento dei comportamenti sbagliati? C’è chi potrebbe fare questo strano ragionamento: se proprio a quello lì, che viveva in quel modo, sono stati celebrati i funerali in chiesa, vuol dire che la Chiesa ne approva lo stile di vita! Ebbene, chi pensa così si sbaglia di grosso. La misericordia verso ogni persona – e chi non è in stato di peccato, scagli la prima pietra! – non pregiudica affatto la possibilità di mantenere inalterato il proprio quadro etico ed il proprio giudizio nei confronti di atteggiamenti e scelte di vita. E anche in tal caso, è una questione di autentica laicità riconoscere alla Chiesa cattolica di avere un suo legittimo pensiero circa l’esercizio della omosessualità. Si può non condividerlo, ma non per questo bisogna accusare la Chiesa di ipocrisia se la pensa diversamente dal cosiddetto “senso comune” (che, poi, bisognerebbe capire se è proprio così comune…).

Ci vorrebbe un po’ di silenzio e di rispetto ogni volta che una persona umana muore. Chiunque sia, a maggior ragione se esposta pubblicamente e se a darle l’estremo saluto sono migliaia di persone. A me pare che Lucio Dalla – qualunque sia il valore che si intenda dare alla sua opera artistica – è morto come un uomo, dopo aver vissuto nelle stesse miserie di noialtri di quaggiù. Ha bisogno anche lui della misericordia di Dio, perché – non scordiamocelo – era solo un cantante!

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3 thoughts on “Lucio Dalla: i funerali e le solite inutili polemiche…

  1. Appena letto il titolo di questo tuo ultimo articolo mi è subito venuto alla mente il ricordo della ‘vicenda’ Welby, ed ero anche pronto a ‘polemizzare’ confrontando il comportamento della Chiesa nei due eventi. Terminata la lettura (sia di questo che dell’altro scritto ‘..in punta di penna..’), non ho faticato a concordare pienamente con le tue opinioni, che sono anche le mie.
    Non sono un cristiano modello e, sicuramente, non sono nella posizione di dire ad altri quale deve essere il ‘giusto’ comportamento in certe situazioni; mi limito, sommessamente, a suggerire che talvolta potrebbe essere utile chiedersi : se Gesù fosse stato presente, come si sarebbe comportato ?
    Mauro Cifani.

  2. Mi sembra che nel caso di Welby, il cardinal Ruini, allora Vicario di Giovanni Paolo II per la Diocesi di Roma e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, “negò” il funerale religioso ob torto collo, nel senso che fu costretto dato il carattere pubblico che lo stesso Welby aveva voluto dare al suo gesto eutanasiaco. E ciò era una manifesta rinunzia alla vita nella disperazione (peccato che secondo il Vangelo è l’unico che non sarà perdonato.
    Nel caso di Dalla, invece, la sua vita era privata! A dire il vero mi sembrava che fosse dichiaratamente omosessuale, ma da quanto ho letto ciò non corrispondeva al vero.
    Ebbene non c’è un rifiuto diretto o indiretto di Dio, anzi mi sembra che non abbia mai fatto mistero della sua religiosità, anche a proposito della morte stessa, dicendo che con essa sarebbe terminata la prima e più breve parte dell’esistenza per immettersi nella seconda e infinita.
    Inoltre vorrei ricordare che il dilemma che molti vivono, è solo nella pratica dell’omosessualità perchè in essa risiede il peccato (piena consapevolezza e deliberato consenso) o mortale (i primi due + la materia grave). Riguardo alla natura, o all’inclinazione o appetito ad amare persone dello stesso sesso, la Chiesa non la condanna in quanto naturale e incolpevole. La stessa CEI ha scritto un documento che si intitola “Cura pastorale delle persone omosessuali nel quale afferma che occorre porre la massima attenzione alla persona, allontanandola dalla pratica.
    E del resto, l’amore non ha il suo leitmotiv o la sua essenza nella pratica sessuale. E tante altre cose ci sarebbero da dire su cos’è l’amore…

    • In quel documento sulla cura pastorale delle persone omosessuali che tu citi in realtà è scritto che «l’inclinazione stessa dev’essere considerata come oggettivamente disordinata». Ma si afferma, con eguale chiarezza, che «va deplorato con fermezza che le persone omosessuali siano state e siano ancora oggetto di espressioni malevole e di azioni violente. Simili comportamenti meritano la condanna dei pastori della chiesa, ovunque si verifichino».
      Per quanto concerne la questione del funerale religioso a Welby, comprendo le ragioni che spinsero il Vicariato di Roma a non concedere l’autorizzazione. Credo però che con quella scelta si fece un favore ai radicali che avevano fatto di Welby la loro bandiera, trasformando un caso umano in un caso politico. Il funerale in chiesa avrebbe contribuito a farlo ritornare un caso umano, mettendo un uomo che aveva sofferto davanti al giudizio di Dio.

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