Corsivo. Cresce l’obiezione di coscienza all’aborto… e meno male!

Leggo a pagina 57 sul Corriere della Sera di oggi una opinione di Mario Pappagallo sull’applicazione della legge 194 negli ospedali italiani. Nell’articolo si dice che gli obiettori di coscienza sono in crescita. Qualche numero: i ginecologi obiettori sono passati dal 58,7% nel 2005 al 71,5% del 2008 (ultimi dati disponibili) e forse sono cresciuti ancora negli ultimi tre anni; nelle regioni meridionali il dato è ancora più elevato e si arriva in Basilica all’85,2%, in Campania all’83,9% ed in Sicilia all’81,7%. Spieghiamo con parole meno criptiche che cosa significa obiezione di coscienza a quella che la legge 194 eufemisticamente chiama “interruzione della gravidanza”. L’aborto – questo il suo vero nome – è l’omicidio di un essere indifeso mentre ancora si trova nel grembo di sua madre. Chi, come medico, aderisce alla possibilità stabilita dalla legge stessa di fare obiezione di coscienza è un soggetto che ha deciso di indossare il camice bianco in ospedale e di non voler uccidere nessuno, proprio nessuno, né piccolo né grande. La legge – con questi numeri di obiezione – avrà pure un’attuazione parziale e incompleta, come scrive il Pappagallo, ma significa solo che sempre più medici in Italia hanno capito che procurare l’aborto equivale ad uccidere qualcuno. 

Ora, il fatto che sempre più medici abbiano capito una cosa così evidente deve essere salutato con grande soddisfazione e mi sfugge il dispiacere del Pappagallo e la sua preoccupazione che ora in corsia possa arrivare il magistrato. A fare che cosa? A costringere i medici ad andare contro la propria coscienza? A precettarli all’aborto, oggi, e alla dolce morte, domani? “Il rischio illegalità è dietro l’angolo”, leggo, ma io di questa supposta illegalità non sono affatto preoccupato, se a generarla è una legge (o almeno una parte di essa) che difende il bene della coscienza.

Magari adesso qualcuno s’incaricherà di fare una nuova battaglia perché dalla procedura prevista dalla legge 194 sia espunta la possibilità dell’obiezione di coscienza. Ricordo che la propaganda radicale sosteneva che i medici obiettori fossero quelli che volevano fare l’aborto privatamente. Un po’ difficile è sostenere oggi che l’80% dei ginecologi italiani siano abortisti camuffati… La verità è un’altra: anche medici che non avevano all’inizio obiettato si sono accorti che interrompere la gravidanza significa in realtà ammazzare una persona, e che farlo in ossequio alla decisione di una donna – la madre di quella persona – non salvaguardia la coscienza di chi quell’omicidio materialmente deve procurarlo. Insomma, si sono ravveduti e hanno cambiato idea. Probabilmente al Pappagallo questo non va proprio giù ed il Corriere della Sera ha ospitato la sua opinione. Ma la coscienza vale più di una opinione!

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2 thoughts on “Corsivo. Cresce l’obiezione di coscienza all’aborto… e meno male!

  1. Grazie per la Sua chiarezza, per l’uso proprio delle parole, senza eufemismi!
    Guardare la realtà senza pregiudizi ideologici non è da tutti, ma quando si incontra qualcuno che lo sa fare, conviene ascoltare e imparare…
    Mi mancano i suoi articoli sul Settimanale della Diocesi di Como, ma questo mi ha spinto a cercarla sul web e così ho trovato il Suo sito e ne sono diventata lettrice abituale.
    Grazie ancora!
    PINUCCIA

    • Grazie, Pinuccia.
      Le sue parole mi ripagano della fatica e dell’impegno di queste settimane. Alcuni lettori abituali purtroppo non sono utenti del web. Sto studiando una soluzione per raggiungere anche loro…
      don Agostino

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