Corsivo. Intrattenimento? No, mangiasoldi…

La vigilia di Natale arriva una notizia che sembra confortante. In mezzo ad una selva di segni meno – che confermerebbero, quindi, la recessione in atto – ecco qualcosa che funziona nella nostra economia. Agipronews (l’agenzia di stampa giochi a pronostico e scommesse) annuncia che nei primi undici mesi di questo catastrofico 2011 l’aumento del volume d’affari nei giochi è stato di oltre il 26%. La classifica per regioni vede quale indiscussa regina la Lombardia, con 1.298 milioni di euro giocati nel solo mese di novembre. Segue la Campania. Terzo posto per il Lazio. Nella nostra regione quasi 800 milioni di euro in trenta giorni sono stati incassati con gli “apparecchi da intrattenimento”, ovvero le “macchinette mangiasoldi” distribuite in locali e bar: una media di oltre 25 milioni di euro al giorno nella sola Lombardia.
C’è da rabbrividire nel leggere queste notizie, date naturalmente dall’agenzia come un grande traguardo raggiunto. Vien da domandarsi: ma c’è davvero la crisi? Questi soldi buttati nel gioco d’azzardo – come volete chiamarlo sennò? – sono un segnale preoccupante. Si potrebbe pensare: uno s’affida alla fortuna, visto che non può più contare né sulla certezza del posto di lavoro né sulle promesse della politica! Ma non è così. Basta entrare in un bar e accorgersi che davanti a quelle macchinette ci sono persone malate di gioco, che non riescono più a smettere e che, in quella fessura, con gli occhi sbarrati, fanno scivolare monete su monete, fino a giocarsi una fetta considerevole dello stipendio. Si tratta per non poche persone di una vera e propria dipendenza di tipo compulsivo. Sono persone che andrebbero curate. Invece che cosa fa lo Stato? “Gioca il giusto”, consiglia la pubblicità Sisal, ma intanto si diversificano e si moltiplicano le possibilità di giocare, le lotterie e i “gratta e vinci”, perché così si incassa… il 26% in più, proprio da quegli stessi cittadini che protestano perché sempre più tartassati. Ovviamente, lo Stato lucra senza obbligare nessuno a giocare: la libertà individuale è fatta salva, non sia mai! I Monopoli incassano la metà e l’altra metà la concedono generosamente in vincite, che servono ad alimentare la speranza dei giocatori e ad addormentare le già tenui difese dei malati cronici. Il povero barista con i caffè e i bianchini non ce la fa più a sbarcare il lunario, ed ecco le mirabolanti macchinette che aiutano anche lui a raggranellare qualche euro in più. Come le chiamano? Non certo “mangiasoldi”, perché l’unico scopo realmente perseguito sarebbe troppo evidente, ma “apparecchi da intrattenimento”. Quale ipocrisia in questo nome che suona dolce come altre parole usate dalla nostra (in)civiltà – l’omicidio assistito lo chiamano “eutanasia”, l’aborto “interruzione della gravidanza”, e via dicendo – ma che nasconde una realtà tragica e un esito nefasto. Apparecchiare significa mettere in ordine, ma questi “apparecchi” creano un disordine interiore oltre che un ammanco finanziario (per il giocatore, naturalmente). Intrattengono, nel senso che trattengono il danaro, non certo perché fanno compagnia o creano spazi di distensione; anzi, aumentano la tensione e generano solitudine. Quella notizia della vigilia di Natale chiamiamola con l’aggettivo giusto, allora. Sconfortante.

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