Natale del Signore. Ci ha trovati!

Una storiella ebraica rac­conta che un giorno un ragazzo si precipitò piangendo nella camera di suo nonno, il famoso rabbino Baruch. Le lacrime gli scorrevano sulle guance ed egli si lamentava di­cendo: «Il mio amico mi ha piantato in asso. È stato proprio ingiusto e sgarbato con me. Stavamo giocando a nascondino, e mi ero nascosto così bene che il mio amico non riu­sciva a trovarmi. Allora ha smesso di cercarmi e se n’è andato. Che razza di modo di comportar­si!». Il rabbino si commosse e accarezzò il fanciullo sulle guance, dicendogli: «Sì, è davvero un modo di comportarsi che non va. E guarda: con Dio è la stessa cosa. Si è nascosto, e noi non andiamo a cercarlo. Pensa un po’: Dio si nasconde e noi uomini non lo cerchia­mo neppure».

Da cristiano, mentre celebro con voi il mistero del Natale, mi viene da leggere in due modi questa storiella. Nel primo modo mi trovo d’accordo con quel famoso rabbino: Dio si è nascosto, e – aggiungo io – ha scelto un nascondiglio che noi proprio non avremmo immaginato. Lui, l’onnipotente che abita il cielo, si è nascosto in un bambino, avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia! E continua a nascondersi lì, invertendo la direzione della storia, dal più grande al più piccolo. Noi continuiamo a cercarlo dal più piccolo al più grande e non lo troviamo, o meglio continuiamo a trovare la nostra immagine di Dio, ma ci sfugge – ed è duemila anni ormai – la sua vera realtà. Egli resta nel suo nascondiglio e noi ce ne andiamo per la nostra strada. «Che razza di modo di comportarsi!», potrebbe dire Lui. Invece, continua a ripeterci: «Cercatemi!», e continua ad usare il medesimo nascondiglio. Ormai dovremmo conoscerlo. Dovremmo cercarlo lì, nel più piccolo, nel più povero, nel neonato che ha bisogno di tutto, e che vuole ci si prenda cura di lui. Questa scelta di Dio di non abbagliarci con lo splendore della sua grandezza, ci sorprende: in fondo, come ogni neonato, Gesù vivrà solo se cercato, trovato, amato da noi. Quale impotenza d’amore ha voluto assumere l’Onnipotente con la sua incarnazione! Non solo è accaduto l’impossibile e Dio è venuto sulla terra, ma questo fatto è accaduto nel modo più impensato: Egli è bambino come i nostri bambini, si è fatto carne, la mia carne. Siamo noi che dobbiamo convertirci al gioco di Dio, siamo noi che dobbiamo cercarlo nel suo nascondiglio. Siamo noi che – siccome Lui si è fatto noi – siamo invitati a farci Lui. Non solo, l’uomo è il nascondiglio di Dio, ma da quel nascondiglio, egli cambia l’uomo: se Dio è in me, io sono un altro!

Ho detto che c’è un secondo modo di leggere quella storiella. Lungo tutto l’Avvento abbiamo riflettuto su come vorremmo essere trovati da Dio che viene a noi. Abbiamo detto: che non ci trovi addormentati, che ci trovi in pace, nella gioia, nella disponibilità. Ma allora è Lui che ci cerca e vuole stringerci nell’abbraccio che salva. È Lui che gioca a nascondino con noi e viene a scovarci nei nostri nascondigli e ci trae fuori dalle nostre ombre. Non si comporta come quel ragazzo che, siccome l’amico si era nascosto così bene, ha smesso di cercarlo. Per fortuna, Dio non smette mai di cercarci. E possiamo dire che ci ha trovati. Nel Natale di Gesù ha trovato proprio me, avvolto nelle mie fasce, adagiato nella mia mangiatoia. La bella notizia, quella che dà grande gioia a tutto il popolo, è che, nascendo in Gesù, Dio ci ha trovati. Forse non ci ha trovati come avrebbe voluto. Forse ci ha trovati come non avremmo desiderato essere trovati.

Forse ci ha trovati con qualche residuo di torpore, addormentati in quella nostra malsana e persistente voglia di essere al centro del mondo, di far ruotare tutto attorno a noi. L’egoismo che ci fa credere di essere importanti, di divenire grandi, in realtà toglie potenza alla nostra umanità, ci rende più miseri e anche più soli.

Forse ci ha trovati non proprio in pace, chiusi nei nostri pensieri, avvolti nei dubbi e nelle titubanze di una vita che scorre in mezzo a tante cose inutili e vane, stritolata da un ritmo che annega la pace in un vortice di convenienze, di ritualità senza senso, di chiacchiere, di propositi inevasi.

Forse ci ha trovati nella mestizia delle nostre delusioni, dei dolori, dei lutti, delle mille sofferenze che ci affliggono e con le quali sappiamo continuamente ferirci. Qualcuno che era tra noi nei mesi di quest’anno ci ha lasciati, e la sua assenza ha la forza di una presenza che tortura l’anima con i ricordi dell’amore. C’è la malattia, l’imprevisto, la perdita del lavoro, la fatica di un’occupazione che non è più sicura come prima e che diventa improvvisamente preoccupazione per la serenità della famiglia. C’è tutto questo, e noi non sappiamo più scorgere dove è la vera gioia, dove s’annida l’essenziale della vita, dove si radica la fede che un giorno ha dato la luce alla nostra vita terrena. Dovremmo pregare di più, e dimentichiamo di farlo, invece, perché lo consideriamo un tempo perso. Dovremmo riflettere di più, meditare nel cuore, e invece ci riduciamo ad agire istintivamente, facendo quello che fanno tutti, inseguendo gli ordini del giorno dettati dalla comunicazione di massa. Ecco perché siamo tristi, sempre scontenti, sempre alla ricerca di qualcosa, mai paghi del molto che abbiamo.

Così forse ci ha trovati il Bambino Gesù nel Natale di quest’anno, non proprio disponibili al suo Vangelo. Ingessati a Gerusalemme e poco propensi – come i pastori – a percorrere la via verso Betlemme, la «casa del pane» di vita. Impermeabili alle parole, che pure abbiamo sentito nel tempo benedetto che ha preparato questo Natale. Chiusi sulle nostre certezze – ma ne abbiamo davvero ancora qualcuna che vada oltre la circonferenza della nostra pancia e la garanzia del nostro divertimento? – e incapaci di aprire l’uscio del cuore alla perenne novità di parole diverse dalle nostre e da quelle che la televisione sputa nelle nostre case.

Forse ci ha trovati così, nei nostri nascondigli non sempre decorosi, il Bambino Gesù, venendo quest’anno a cercarci. Ma ci ha trovati. La bella notizia è questa. Ci eravamo nascosti. Non avremmo mai pensato che Dio accettasse di discendere dal cielo e di mischiarsi alla nostra terra, di impantanarsi nei meandri del nostro errare, di infilarsi in quelle immense golene a cui abbiamo costretto lo scorrere lento del fiume dell’esistenza terrena. Diciamocelo: non speravamo più di intravedere il volto di Dio, i suoi occhi che venivano a scovarci tra le fenditure delle rocce in cui siamo andati a cacciarci. Invece, eccolo, come innamorato, mai stanco della sua passione e travolto dal fuoco dell’amore, ci ha trovati e allarga le sue braccia, come bimbo inerme che ha bisogno di tutto. È lui che ci salva dal suo nascondiglio umano, eppure vuol far credere che siamo noi ad accoglierlo, ad amarlo, a cercarlo, a trovarlo. I bambini sono così: ci amano dell’amore di cui hanno bisogno, ci riempiono con le grazie che ricevono, accendono nei nostri cuori quella luce che dipingiamo noi sul loro volto facendoli sorridere. I bambini sono così. Anche Gesù Bambino è così.

È Natale. Dio si è nascosto in Lui. Dio si è nascosto in noi.

 

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