Quarta Domenica di Avvento. Che ci trovi nella disponibilità!

Quando il Natale si fa vicino, c’è un brivido che attraversa la nostra coscienza cristiana. Abbiamo fatto tante cose in questi giorni – alcune utili e proficue, altre del tutto inutili e magari anche dannose – ma ci stiamo preparando all’unica cosa che conta? Ben venga questo brivido della quarta domenica di Avvento che, per nostra fortuna, quest’anno ci lascia ancora una intera settimana di tempo per convertire la nostra aspettativa del Natale in una attesa operosa. Il re Davide – come ci ha raccontato la prima lettura – aveva voglia di fare qualcosa per Dio: si sentiva in colpa dall’abitare in una bella casa di legno, mentre la presenza di Dio era custodita sotto una tenda. Davide voleva costruire una casa a Dio, e confida il suo progetto al profeta Natan, il quale gli dà il suo appoggio, utilizzando una espressione molto forte: «Il Signore è con te» (è la stessa con cui l’angelo saluterà Maria, annunciandole la nascita di Gesù). In effetti, il proposito del re è animato da una buona intenzione, eppure sia Natan che Davide sono costretti a fare marcia indietro, perché Dio in persona costruirà una «casa», prendendo lui l’iniziativa. Si gioca sul duplice significato di questa parola: casa è la costruzione solida, ma è pure la discendenza che permette continuità nel tempo ad un popolo. Davide vorrebbe costruire una casa per Dio, ma sarà Dio a dare una casa a Davide. Noi sappiamo chi sarà quel discendente che renderà stabile per sempre il trono di Davide: è una storia lunga, che dura ancora ai nostri tempi. Noi abbiamo voglia di fare qualcosa per Dio? Una bella cena? Una festa con la nostra famiglia, con i nostri bambini? Un comitato di accoglienza per il Bambino Gesù? Qualcosa di meglio di una stalla per farlo nascere? Talvolta ci diciamo che non avremmo permesso che nascesse in tanta povertà e abbandono, invece forse non ci saremmo nemmeno accorti di quella donna con gravidanza a termine e magari avremmo continuato a vivere le nostre già poche certezze senza complicarci troppo la vita. O meglio, noi la vita ce la complichiamo in questi giorni che precedono il Natale, con un mucchio di cose vane, e dimentichiamo l’essen-ziale. Maria riprende la scena – sempre la stessa, quella della annunciazione – e ci aiuta a metterci in una disponibilità umile ed insieme attiva. Dentro di lei Dio va preparando proprio quella «casa» promessa al re Davide tanti anni prima, una casa di carne, una casa viva. È bello quanto scrive san Paolo: c’è un «mistero avvolto nel silenzio per secoli eterni, ma ora manifestato». Queste parole descrivono perfettamente il concepimento di Gesù nel grembo di Maria: mistero avvolto nel silenzio che inizia la sua manifestazione nella carne di un uomo. In ogni nascita l’essenziale è proprio questo misterioso momento iniziale, avvolto nel silenzio, mentre noi siamo affaccendati in mille altre cose: ad ogni donna che concepisce accade questo, e quell’istante così sacrale avviene nel momento più banale della sua giornata, mentre dorme o mentre prepara da mangiare o quando è in ufficio. Ad una settimana dal Natale di quest’anno, anche noi dobbiamo non tanto imitare il re Davide nella sua voglia di fare qualcosa per Dio – che poi si finisce sempre per fare cose che servono a noi più che a Lui! – quanto imitare Maria nel suo essere disponibile a che Dio faccia qualcosa dentro di lei, anzi faccia addirittura crescere Qualcuno nel suo grembo verginale. È radicalmente diverso: non tu fai una casa a Dio, ma Dio trasforma te nella sua casa, nel luogo in cui gli piace dimorare, nei passi che gli piace compiere con i tuoi piedi, nelle parole che vuole dire con le tue labbra, nelle opere che vuole agire con le tue mani. Se tu ti prepari così al Natale, come Maria, allora ogni momento sarà abitato dall’attesa, e la tua vita in questi giorni scorrerà come quella di una mamma che si porta dentro il suo tesoro e tutto compie nella luce di questa presenza interiore. Concretamente, significa che in queste ore benedette dobbiamo purificare il nostro calendario dalla frenesia delle feste e fare spazio alle tenerezze della famiglia, alla preghiera, all’ascolto della Parola, a conversazioni che abbiamo al centro la persona di Gesù, magari ad una confessione preparata bene e alle Messe della Novena. Le occasioni non mancano, occorre essere disponibili.

 

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