Terza Domenica di Avvento. Che ci trovi nella gioia!

«Siate sempre lieti». Questo invito di san Paolo risuona non poco strano. Stride quel «sempre», che proprio non si intona con l’essere lieti, con la gioia. Ci capita qualche volta di essere contenti, ma il velo delle preoccupazioni è l’unica cosa che c’è… sempre, nella vita. Evidentemente san Paolo intende un’altra situazione, che non ha a che fare con condizioni particolarmente piacevoli o con occasioni di sprigionare l’allegria. Soprattutto egli non dimentica di dire che questo stato di perpetua letizia è un dono del Signore, il quale è degno di fiducia. Per comprendere, è importante scorrere l’elenco delle esortazioni che l’Apostolo fa seguire al suo invito alla gioia.

«Pregate ininterrottamente». Ovviamente, dobbiamo andare oltre la preghiera con le formule, che non può essere senza interruzione, e comprendere, invece, che la preghiera è il modo di respirare del cristiano, è la sintonia della vita – comprese le preoccupazioni – con Dio. Per capire questo legame, possiamo far riferimento alle nuove tecnologie che ci permettono di stare sempre connessi: il telefonino, il tablet, il GPS si muovono con noi e ci permettono di stare connessi con le persone, con il nostro indirizzo di posta elettronica; ci indicano dove siamo e ci aiutano a trovare la strada verso il punto ove desideriamo andare. La preghiera svolge la stessa funzione: reindirizza tutto a Dio, cerca in Lui la spiegazione del perché ci troviamo in un determinato posto o viviamo una particolare esperienza, riceve da Lui segnali – messaggi o persone in carne ed ossa – che ci aiutano a ricostruire ogni volta il quadro unitario della nostra vita. Uno se ne sta chiuso nelle sue preoccupazioni, è annoiato oppure adirato oppure semplicemente stanco; ecco un incontro, una telefonata, una notizia; scopri che qualcuno ha bisogno di te, vieni a conoscere una situazione di disagio, cerchi di fare qualcosa, comunque preghi. Ecco, la preghiera è un modo di vivere, non chiusi in se stessi, ma aperti sul mondo e su Dio, sempre connessi.

«In ogni cosa rendete grazie». Ci sembra esagerato dire sempre grazie. Ma non è affatto, questo, un invito ad accettare qualunque cosa senza poter esprimere un giudizio, non significa annullare sentimenti come la sofferenza di fronte ad un’offesa, la delusione, lo sconforto. Sarebbe impossibile. Si vuol dire che colui il quale ha reindirizzato la propria vita sulla frequenza di Dio riconosce che ogni cosa contiene un significato, fosse anche soltanto lo stimolo a cambiare, l’occasione di conoscere, il prendere coscienza di un fatto nuovo, il pentirsi di un atteggiamento sbagliato. San Paolo non invita a rendere grazie di ogni cosa, ma a rendere grazie in ogni cosa: il primo monito sarebbe umanamente impossibile e fors’anche disumano, questo, invece, è un principio di vera saggezza.

«Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono». È un altro consiglio di cui tenere conto. Ci siamo abituati a due estremi, che sono entrambi sbagliati: o prendere tutto a scatola chiusa, senza più applicare una valutazione alla realtà; oppure vedere solo ciò che vogliamo vedere, in una sorta di pregiudizio che cancella metà della realtà come già sicuramente da evitare. Ora, in quella scatola chiusa c’è tanto di superfluo e di dannoso, mentre in quella metà pregiudizialmente scartata c’è tanto di buono. Occorre imparare a vagliare tutto, con una apertura di umanità a 360 gradi che deve essere tipica del cristiano; ma occorre anche saper valutare con il setaccio del «ciò che è buono». Non solo, quindi, «astenetevi da ogni specie di male», ma «tenete ciò che è buono», riconoscendolo ovunque sia, come una impronta sicura della bontà di Dio.

La gioia, quindi, è la risultante di una somma di atteggiamenti. La letizia – che il cristiano conserva anche nelle tribolazioni – è data dalla vicinanza, dalla presenza del Signore nella nostra carne, in tutta la nostra persona, «spirito, anima e corpo».

Un’ultima cosa va ricordata, forse la più importante. Il cristiano è sempre lieto, perché confida nel Signore. Talvolta, guardando la realtà ci pare di non vedere alcun motivo per essere davvero nella gioia e di non dover prevedere nulla di buono anche per il futuro. Ecco, occorre riguardare la medesima realtà nella certezza che è Dio a dirigerla. Una luce si accenderà.

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