Corsivo. E bravo Monti, tassa la prima casa!

Un lettore di vecchia data de Il settimanale della diocesi di Como – il quale ancora non conosceva l’esistenza di questo blog, come nuovo spazio di confronto – mi ha telefonato poco fa, segnalandomi la prima pagina del numero 46 del foglio diocesano con, in grande evidenza, il “faccione” del premier Mario Monti. Il lettore si meravigliava per questa scelta editoriale. In effetti, negli anni in cui sono stato direttore responsabile di quel giornale e fino a pochi giorni fa, ho sempre evitato di dare la prima pagina a gigantografie di uomini politici, specialmente se potevano apparire come adesione al «culto dell’uomo della provvidenza» (capitò con Prodi e con Berlusconi). Il mondo cattolico è purtroppo incline a tale ritualità bipolare (non di rado strabica). Meglio evitare tentazioni. Noto che il banchiere Mario Monti gode di grande stima anche negli ambienti ecclesiastici, e credo che qualche motivo valido per suffragarla vi sia. Eppure, nessuno mi toglie dalla testa che il suo non è un governo tecnico – che non esiste, dato che ogni governo ha bisogno dell’approvazione del Parlamento, ovvero di un consenso prettamente politico – e che è stata affidata la soluzione della crisi a rappresentanti di quella categoria che la crisi finanziaria l’hanno creata! Certo, il debito dello Stato non è colpa di Monti, semmai delle classi politiche che abbiamo avuto nell’ultimo mezzo secolo. Classe politica che gode ancora oggi di notevoli privilegi, che nemmeno il presente governo vorrà e riuscirà a scalfire (se vuole avere i voti dei parlamentari). Eppure, il «governo dei banchieri» – come qualcuno l’ha definito – non piace a tanti italiani, che non finiscono mai nei sondaggi, chissà perché. L’ultimo sondaggio di Mannheimer sul Corriere della Sera di mercoledì 7 dicembre dice che la fiducia di Monti è scesa dal 73 al 64 per cento in poche ore, ma si tratta di numeri, a mio parere, già troppo generosi… Non è questo il punto, però. Quanto il governo ha proposto nella manovra di risanamento, con la reintroduzione dell’odiosa tassa sulla prima casa ed il contemporaneo aumento considerevole degli estimi catastali degli immobili, non è per nulla accettabile. Se la casa è un diritto che si mira a garantire ad ogni cittadino, in questo modo si punisce proprio chi, con tanti sacrifici, è riuscito a goderne. Si facciano pagare gli oneri di urbanizzazione sulla costruzione della casa – prima, seconda o terza che sia – ma non si tassi l’abitazione principale di una famiglia con un balzello davvero irritante. La questione della famiglia, poi, meriterebbe un’ulteriore considerazione. La tassazione sulla casa viene calcolata – se non ho letto male – con il numero dei vani: 8 vani è «signorile», 5 vani è «economica», 4 vani è «popolare». A parte il problema della metratura dei vani, ancora una volta nella politica italiana – anche di un governo che si presenta come tecnico – manca la considerazione sui membri della famiglia. I figli sono un optional che non entra mai in gioco nei calcoli fiscali. Le famiglie numerose sono sempre punite nel modo peggiore, cioè nemmeno considerate. Da un giornale cattolico e diocesano, al di là del mettere il «faccione» dell’«uomo dei sacrifici» in prima pagina – che potrebbe anche essere la disperata scelta dell’ultimo minuto, perché non si sapeva che cosa altro mettere in quello spazio – mi sarei aspettato che difendesse a spada tratta la giusta considerazione della famiglia e della famiglia con figli. Non lo fanno più nemmeno i partiti che una volta erano detti «proletari» e che dovrebbero difendere i cittadini con prole, e invece si perdono anch’essi nella demagogia. Al lettore che poco fa mi ha telefonato, ho detto di aspettare fiducioso il numero 47 del foglio diocesano. Troverà sicuramente qualcosa. Io spero, nel mio piccolo, di aver contribuito a svegliare da una clamorosa disattenzione.

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