Immacolata Concezione. Che ci renda santi e immacolati!

La festa dell’Immacolata costituisce una sosta meravigliosa nella serie delle quattro domeniche di Avvento che ci conducono al Natale. È come quando, lungo il sentiero che sale verso la vetta, si raggiunge un pianoro da cui si gode già lo scorcio di quel punto di arrivo tanto agognato. La solennità odierna è il balcone da cui si vede il Natale in tutta la sua bellezza! Maria rappresenta, nella sua realtà di umile donna, la vetta dei nostri desideri, quella che san Paolo descrive con una espressione che tutti li comprende: «essere santi e immacolati». Maria è tutta santa e immacolata sin dal suo concepimento nel grembo materno, sin dal primo istante di vita. Questo è il mistero che la festa odierna ci ricorda: l’immacolata concezione non è quella di Gesù nel grembo di Maria, ma quella di Maria nel grembo della sua mamma (che la tradizione ci tramanda con il nome di Anna, dal significato anch’esso simbolico, «la graziosa»). Maria è stata preservata da ogni macchia di peccato in previsione della morte di quel Figlio Gesù, che avrebbe trovato in lei una degna dimora. La preservazione dal peccato originale è un privilegio in previsione di un sacrificio. Maria è la «piena di grazia» – come la chiama l’angelo – ma tale pienezza non è fine a se stessa, è per una disponibilità piena al progetto di Dio, per un «eccomi» che la fa essere, non senza sacrificio, «la serva del Signore». Se non comprendiamo questo legame profondo tra l’immacolata concezione di Maria e la croce del suo Figlio Gesù, allora continueremo a mettere Maria su di un piedistallo che ce l’allontana invece di avvicinarla. Ella è una creatura come noi e anche noi siamo stati «scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati». Scelti in Cristo per essere santi e immacolati di fronte a Cristo. Il riferimento è sempre Lui, ed ecco perché questa giornata luminosa è anticipo del Natale di Gesù.

Guardando a Maria, allora, diventa chiaro anche il nostro percorso sulla via dell’essere santi e immacolati di fronte a Gesù Cristo. La prima lettura, andando all’origine della nostra stessa vita, ci ha presentato il modello di uomo e di donna da non seguire. È il modello in cui Dio ci cerca e noi ci nascondiamo. È il modello in cui Dio interpella la mia libertà e la mia responsabilità ed io la eludo, facendola rimbalzare via da me: l’uomo sulla donna, la donna sul serpente. Quante volte si ripete questo dialogo primordiale: prima cerchiamo di incolpare qualcun altro, poi tiriamo in scena il male quasi volendo scusare la nostra adesione ad esso. Perdiamo così l’occasione di metterci, nudi, davanti a Dio che ci cerca e intraprendere quell’altro dialogo – quello della pagina evangelica – che vede protagonista una donna che non si nasconde, non palleggia ad altri la sua responsabilità, e sceglie liberamente di offrire se stessa per un cammino che Dio ha pensato su misura per lei. Maria è grande per la sua umiltà, per la sua arrendevolezza consapevole al progetto di Dio. A me piace sempre sottolineare che la «piena di grazia», Maria, la figlia di Anna «la graziosa», fu «molto turbata» all’annuncio dell’angelo. È un particolare importante, che non disturba affatto questo dialogo. Il turbamento di Maria è indice di una umanità profonda, è il segno che ella nutriva dei sogni e aveva dei progetti per la sua vita di donna. Eppure non si nasconde, non tace, fa domande, chiede spiegazioni. Maria è viva nella sua umanità e Dio ci vuole così, per farci santi e immacolati, ci vuole vivi, capaci di stare in piedi davanti a lui, in piedi nell’atteggiamento di un ascolto vigile e frontale. Dio ha bisogno della nostra passione, del nostro entusiasmo, dei nostri dubbi per costruire anche con noi il capolavoro della santità. Egli non s’arrende ai nostri nascondimenti alla Adamo ed Eva. Egli sa edificare il suo bene anche sul nostro male.

Ogni volta che, sulla strada dell’Avvento, arriva questa grande festa, io contemplo la mia fragilità e dico con san Francesco di Sales: «Che meraviglia c’è se la debolezza è debole?». Eppure contemplo anche in Maria, la donna umile e immacolata, la reale possibilità di un’amicizia con Dio che è più forte del peccato. Ecco, la fragilità della mia umanità ferita dal peccato originale incontra un’esistenza nuova e ne rimane affascinata. E questa bellezza mi mette nuovamente in cammino.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...