Gesù, il segno che compie l’attesa

TERZA DOMENICA DI AVVENTO – Anno A

Lago Crespeina – Foto AC

Giovanni Battista è in carcere e ha sentito parlare delle opere di Gesù. Sarà lui il Messia atteso? «O dobbiamo aspettare un altro?». La risposta di Gesù è altrettanto perentoria: «Riferite ciò che udite e vedete».

Giovanni parla ancora come un profeta in attesa del compimento, Gesù lo rimanda alla realtà di ciò che si può udire e vedere. Attenti, però, a non capire male. C’è il rischio di aspettarsi segni prodigiosi e miracoli, come del resto sono le azioni previste dal profeta Isaia per i tempi del Messia, e che Gesù cita. Ora, Gesù ha sicuramente guarito qualche cieco, sordo, zoppo o lebbroso, ma qualcun altro è rimasto con le sue infermità, eppure è vero che non dobbiamo aspettare un altro, è vero che Gesù compie l’attesa non solo di un popolo ma dell’umanità intera.

Il segno che udiamo e vediamo è la vicinanza di Dio all’uomo, sino a renderlo presente nell’uomo stesso, nella sua povertà e nelle sue fragilità. È Gesù nella sua persona il grande miracolo di Dio che noi siamo chiamati a vedere e a testimoniare. È questo il compito dei piccoli del Regno: essere segnali viventi della presenza del Signore nella storia degli uomini. E la Chiesa, nell’approssimarsi del Natale, ci invita a svolgere questo compito nella gioia – è questa la domenica «Gaudete» – cioè a rallegrarsi per l’unico motivo che il Signore si è fatto vicino.

Perché questo appello non sia astratto, ma possa concretizzarsi in atteggiamenti che si vedono, distilliamo alcuni consigli dalla Parola che abbiamo ascoltato. Isaia ci dice: «Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti». Perché la gioia nasce solo dal rischiare la propria vita con coraggio dentro la rete delle relazioni della comunità. E bisogna continuare a farlo oltre ogni possibile delusione. «Siate costanti», dice Giacomo, portandoci ad esempio la pazienza dell’agricoltore, che non si fa prendere dall’improvvisazione e dalla fretta. E aggiunge: «Non lamentatevi gli uni degli altri». Perché gli altri sono il modo concreto con cui il Signore si avvicina a noi, dandoci occasione di crescere. E, se ci lamentiamo, perdiamo di vista anche il Signore!

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2 thoughts on “Gesù, il segno che compie l’attesa

  1. Gioiosamente, con costanza, con pazienza avviamoci verso il Salvatore. Lo attendiamo, ma anche ci prepariamo al suo arrivo. Operosamente. Il primo dono del Natale è seminato in ogni giorno della nostra vita ed è la disponibilità a riconoscerlo negli incontri e negli accadimenti. Anche il Signore non è mai stanco di incrociare i nostri passi, di bussare alla nostra solitudine. Viene è resta, con costanza e pazienza. Natale può durare tutto l’anno e non ha bisogno di luminarie e di decorazioni plasticose se ogni vita è disposta a divenire presepe.

  2. GESU’, IL SEGNO CHE COMPIE L’ATTESA. Scrive don Agostino a riguardo di quello che siamo chiamati a testimoniare: “È questo il compito dei piccoli del Regno: essere segnali viventi della presenza del Signore nella storia degli uomini”. Come possiamo vivere la nostra vita, con coraggio, dolore, gioia se non nelle nostre quotidiane relazioni della comunità? Gli altri: la moglie, i figli, i parenti, gli amici, i sacerdoti, i parrocchiani, i colleghi di lavoro, i malati, i poveri e persino gli avversari sono il modo concreto con cui il Signore si avvicina a noi. “Il segno che compie l’attesa”, il segno che udiamo e vediamo è la vicinanza di Gesù nella nostra povertà e profonda fragilità…

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