La scaltrezza che Gesù vuole da noi

VENTICINQUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Foto AC – Steviola

Dio contrapposto alla ricchezza in una alternativa secca. Bisogna scegliere il padrone, che può essere uno solo. Si tratta di un linguaggio paradossale, perché sappiamo che il rapporto che possiamo avere con Dio e con la ricchezza è radicalmente diverso: di Dio siamo figli ed egli ci è padre e non padrone, della ricchezza rischiamo di diventare schiavi se perdiamo di vista che i beni terreni sono il mezzo «perché possiamo condurre – direbbe San Paolo (vedi seconda lettura) – una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio».

In fondo l’amministratore della parabola punta a questo traguardo e lo fa raggiungere anche ai debitori del suo padrone, rendendo di fatto sostenibile e pagabile il loro debito. Non hanno smesso di essere debitori, ma lo sono in un modo umano, che permette loro di vivere serenamente. In un certo senso l’amministratore sconvolge l’equilibrio di una ricchezza legalmente iniqua con una azione formalmente disonesta, che però riequilibra la giustizia rendendola a misura d’uomo.

Come ha scritto una mistica contemporanea, Adrienne Von Speyr, l’amministratore «ottiene due cose: regala il denaro altrui alla gente semplice e, nel momento in cui il proprietario gli chiede conto, lo converte addirittura al suo punto di vista». Questa è una lettura che può sembrare strana, anche perché la parabola afferma senza dubbio che l’amministratore agisce egoisticamente per salvare se stesso e non per il bene dei debitori. Ma è una lettura che ha il merito di segnalare qual è la scaltrezza che Gesù si aspetta dai «figli della luce»: l’amore delle persone e non la preoccupazione per la ricchezza. E, per avere cura delle persone che ci sono affidate è possibile usare anche la ricchezza, fosse pure disonesta, come uno strumento di bene.

Il filosofo inglese Francesco Bacone paragonava il denaro al letame: raccolto in un mucchio, dà cattivo odore, ma sparso sul terreno lo rende fertile. La condivisione, dunque, è l’unico modo per non diventare schiavi della ricchezza. Non serve demonizzare il denaro, ma bisogna imparare ad usarlo da servitori di Dio.

One thought on “La scaltrezza che Gesù vuole da noi

  1. Don Agostino descrive la scaltrezza che Dio vuole da noi con lucidità: “Bisogna scegliere il padrone, che può essere uno solo…di Dio siamo figli ed egli ci è padre e non padrone, della ricchezza rischiamo di diventare schiavi” I beni personali non sono però da demonizzare, come ha fatto con insuccesso storico l’ideologia comunista, ma sono il mezzo per condurre una vita dignitosa e dedicata a Dio. La strada non è neppure il pauperismo, che oggi spesso si contrappone (anche in ambito cattolico) al consumismo post-moderno, ma è quella della condivisione! Condividere è la formula che permette, a livello personale, di ristabilire l’armonia originaria della creazione…

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