Il calcolo del discepolo

VENTITREESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

Foto AC

Che succede se, in una stanza completamente buia, chi ti sta di fianco ti allunga un paio di occhiali… per vederci meglio? Succede che servono a poco se non a nulla, così come in questa pagina evangelica sembrano essere fuori tema le due parabole che Gesù racconta, dopo aver enunciato alla folla le regole esigenti, non solo per andare con lui, ma per seguirlo veramente.

Il costruttore della torre calcola prima la spesa e valuta se è in grado di raggranellare la somma, per non lasciare l’opera incompiuta e fare così brutta figura. Il re che vuole fare guerra esamina se ha forze sufficienti per vincere, altrimenti preferisce chiedere la pace. «Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». Ma come? Il costruttore non rinuncia affatto ai suoi averi, anzi li calcola e li usa. Il re, anche lui, non rinuncia affatto a quantificare il suo proposito di guerra.

Ebbene, Gesù vuole dire che anche il discepolo deve riflettere, pianificare e prevedere le possibilità di riuscita. Solo che l’impresa del discepolo – la sua torre, la sua guerra – si calcola sottraendo e non aggiungendo. Si usa il segno meno (-) e non il segno più (+) della calcolatrice! Invece che domandarsi che cosa deve avere per la sua impresa, il discepolo valuterà piuttosto a che cosa deve rinunciare, che cosa deve lasciare per seguire Gesù. Saranno cose e beni materiali, ma Gesù insiste anche sul distacco dai legami affettivi più naturali e più belli, ben sapendo, però, che ogni uomo e ogni donna hanno bisogno di affetto, di amare ed essere amati, per vivere serenamente e non diventare disumani.

Di un discepolo che assomiglia ad un tronco rinsecchito Gesù non sa che farsene: vuole persone ricche nella relazione e cariche di passione umana. Per questo deve esserci Lui nella vita del discepolo, e Lui non è sullo stesso piano degli altri affetti, di quegli affetti a cui il discepolo ha rinunciato non certo per amare di meno, anzi per amare di più. Le parole di Gesù sulla gerarchia degli affetti non sono certo facili. Per questo dobbiamo tenerle così come sono, forti e importune…

4 thoughts on “Il calcolo del discepolo

  1. Nel difficilissimo calcolo del discepolo, scrive, con il suo ammirevole coraggio, don Agostino: “Si usa il segno meno (-) e non il segno più (+) della calcolatrice! Invece che domandarsi che cosa deve avere per la sua impresa, il discepolo valuterà piuttosto a che cosa deve rinunciare, che cosa deve lasciare per seguire Gesù.” Se ho capito bene non è che noi diveniamo persone prive di passione umana e rinunciamo all’amore per i fratelli, ma al primo posto mettiamo Lui, l’amico Gesù! Ci aiuterà così ad amare più profondamente i fratelli, imparando da Lui che l’amore vero richiede un costante sacrificio: la nostra croce quotidiana.

  2. Parole da meditare. Mettere Dio al centro della propria vita non significa eliminare le persone amate: esse non rimangono indietro ma “entrano” in noi, dunque miracolosamente diventano più vicine, intime anche se paiono – a volte – materialmente distaccate. Certo in un primo momento far spazio a Dio spiazza, perché ogni cosa sembra sparire nella gran luce. Ma persone e la natura e gli accadimenti prendono rilievo e trovano il posto giusto nelle giornate. Ed è comprensibile se Dio è l’ origine, la forza, lo splendore di ogni vita. Dio vuole che noi amiamo meglio e di più, non solo i nostri e perché sono i nostri. Ma tutti perché tutti ( come diceva Pascal) sono stati redenti, per tutti è stato versato il sangue di Gesù e tutti dunque sono cari al cuore di Dio padre.

    • Cara Anna, mi piace molto quel che tu hai scritto. Non dobbiamo amare solo i nostri, ma cercare di amare tutti. Io mi sforzo in tale direzione ecumenica, ma non riesco ad amare gli oligarchi russi e tantomeno Putin…

      • Ad essere precisi, ci sono oligarchi anche dalle nostre parti. E brutta gente sparsa in ogni dove: amarli vuol dire sperare che anche loro possano trovare una direzione positiva alla loro vita.

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