Impegno, passione e servizio

VENTICINQUESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

La perplessità che la parabola dell’amministratore astuto provoca in noi si può dire voluta. Gesù presenta ai suoi discepoli – «figli della luce» – una situazione tipica dei «figli di questo mondo» in cui viene lodata non tanto la disonestà, quanto la capacità di compiere una decisione radicale per assicurarsi il futuro.  Questo è il centro della parabola: l’impegno che viene messo in atto dall’amministratore per raggiungere il suo scopo. È ovvio che questo scopo è decisamente disonesto, e non va assolutamente imitato. Ma va imitato l’impegno. E con rincrescimento Gesù fa notare che l’impegno dei cattivi nel perseguire i loro scopi disonesti è spesso più grande dell’impegno dei buoni per i loro scopi onesti; mentre dovrebbe avvenire il contrario. Gesù vuole dirci: «Voi che siete scaltri quando si tratta di denaro, e sapete fare ogni tipo di calcolo quando si tratta di far fruttare i propri soldi, perdete ogni abilità e ogni astuzia quando viene il tempo di occuparvi dei beni eterni, la cui gestione richiede una cura altrettanto avveduta. Ebbene, se lo scopo della vostra vita è un’esistenza secondo il Vangelo, allora impegnatevi allo spasimo per raggiungere questo scopo; prendetevi cura con risolutezza della vostra esistenza nel regno di Dio, come l’amministratore astuto della parabola si è preso cura del futuro della sua esistenza terrena». Guardate quanto impegno mettono gli uomini e le donne del nostro tempo per raggiungere i loro scopi: gli atleti compiono sacrifici immani pur di raggiungere i risultati che si sono ripromessi; gli attori e i cantanti sono disposti a tutto pur di finire sulle copertine e su internet e far parlare di loro; i politici si sottopongono a veri e propri tour de force pur di mantenere il potere acquisito; i manager di grande aziende sono sempre in viaggio pur di conquistare nuove piazze di affari per assicurarsi maggiori guadagni e per garantire i posti di lavoro dei loro dipendenti. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi. E potremmo farne anche di più concreti e che ci possono riguardare da vicino: si è disposti ad alzarsi presto la mattina per andare a spasso e si trova il tempo per la musica, la danza, lo sport, la palestra, la ginnastica, la televisione…

Sant’Agostino diceva acutamente: «Ciò che si ama, lo si fa volentieri, anche se costa sacrificio». Già. Ma chi e che cosa amiamo veramente? La domanda è di quelle importanti, da porsi spesso. Se amiamo Dio, la sua Chiesa, quella porzione di Chiesa che è la nostra comunità parrocchiale, allora dobbiamo metterci tutto il nostro impegno. Con la stessa decisione, prontezza, astuzia, passione e spirito di sacrificio, con cui facciamo le cose che amiamo veramente.

È questo un invito che giunge a proposito all’inizio di un nuovo anno pastorale. Vorrei sottolineare tre dimensioni dell’impegno che ciascuno di noi è chiamato a mettere nella sua testimonianza umana e cristiana:

  • Ciascuno eserciti il suo ruolo e viva la sua vocazione. Due persone sposate che hanno costituito una famiglia sono cristiane innanzitutto vivendo in pieno la vita della loro famiglia, l’unione coniugale e la fatica dell’educazione dei figli. Il primo impegno è assolutamente questo e questa è la più grande testimonianza che essi possono dare, anche se resta in massima parte nascosta tra le mura domestiche.
  • Ciascuno si senta impegnato a portare la sua ricchezza, le sue qualità, con tutta la passione di cui è capace. Senza passione anche le cose più belle possono diventare sciatte. Con la passione anche le cose più piccole possono contribuire a edificare la comunità sul terreno fertile dell’amore.
  • Da ultimo, l’atteggiamento più importante e, ahimè, più raro: ciascuno ci sia per spirito di servizio e non per il sogno della propria autorealizzazione. Io ci sto perché mi è stato chiesto. Io ci sono e mi metto a disposizione anche se qualcuno mi è antipatico e anche se non è esattamente come pensavo io. In fondo, anche l’impegno in parrocchia è una questione di fede. Fede in un Dio non lontano, ma incarnato qui ed ora in una comunità imperfetta. Bella proprio perché umana.
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